CESSIONE DELL’INTERO PATRIMONIO AD UNA SOCIETA’ DI NUOVA COSTITUZIONE – ABUSO DI DIRITTO – APPLICABILITA’ ***

CESSIONE DELL’INTERO PATRIMONIO AD UNA SOCIETA’ DI NUOVA COSTITUZIONE – ABUSO DI DIRITTO – APPLICABILITA’ ***
(Tribunale di Reggio nell’Emilia, sezione seconda, sentenza del 7 luglio 2015, n. 964, in
www.cassazione.net)
Deve ritenersi che la cessione (mediante trasferimento dell’unica azienda) dell’intero patrimonio di una società a favore di un’altra società di nuova costituzione, il cui capitale è partecipato sostanzialmente dagli stessi soci, sia retta non già dalla volontà di procedere ad una trasformazione societaria (nel caso di specie da s.r.l. a s.n.c.), bensì, dalla «volontà di rendere la nuova società, in prosecuzione della precedente,
impermeabile rispetto alla situazione debitoria pregressa» (nel caso concreto un debito non risultante dai libri contabili obbligatori).
Secondo i giudici presso il Tribunale di Reggio nell’Emilia, la fattispecie è riconducibile ad un caso di abuso di diritto, anche in considerazione del fatto che, «in violazione del principio di buona fede, la cessione d’azienda è stata effettuata per un fine diverso da quello tutelato [….] e quindi con violazione della causa concreta del negozio».
A parere del Tribunale di Reggio nell’Emilia, sebbene il codice civile disciplini solo alcuni casi di “abuso del diritto”, riferiti all’esercizio di determinate posizioni soggettive, tuttavia, tale istituto è estensibile a tutti i casi in cui si verifichi un’alterazione della funzione obiettiva dell’atto rispetto al potere di autonomia che lo configura, o perché si registra un’alterazione del fattore causale, o perché si realizza una condotta contraria
alla buona fede o comunque lesiva della buona fede altrui.
In particolare, gli elementi costitutivi dell’abuso sono:
*** la titolarità di un diritto soggettivo, con possibilità di un suo utilizzo secondo una pluralità di modalità non rigidamente predeterminate;
*** l’esercizio concreto del diritto in modo rispettoso della cornice attributiva, ma censurabile rispetto ad un criterio di valutazione giuridico o extragiuridico;
*** la verificazione, a causa di tale modalità di utilizzo, di una sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolare e il sacrificio cui è costretta la controparte.

OPERAZIONI STRAORDINARIE – S.P.A. – RIDUZIONE DI CAPITALE SOCIALE ED EMISSIONE DI PRESTITO OBBLIGAZIONARIO – NON SUSSISTE L’ABUSO DI DIRITTO ***

OPERAZIONI STRAORDINARIE – S.P.A. – RIDUZIONE DI CAPITALE SOCIALE ED EMISSIONE DI PRESTITO OBBLIGAZIONARIO – NON SUSSISTE L’ABUSO DI DIRITTO ***
(Cass.civ., sezione tributaria, sentenza del 15 luglio 2015, n. 14761, in www.cassazione.net)
L’operazione straordinaria posta in essere da una società a responsabilità limitata che deliberi la riduzione del capitale sociale (con distribuzione del capitale ridotto ai soci) e successivamente, la propria trasformazione in S.p.A. e un aumento di capitale a servizio di un prestito obbligazionario riservato ai propri soci, non è elusiva qualora eseguita in assenza di alternative equivalenti.
Affinchè sussista la figura dell’abuso di diritto, infatti, deve sussistere l’intento di ottenere un risparmio fiscale e devono sussistere più vie per raggiungere il medesimo risultato.
È dunque legittima la scelta della società di finanziarsi mediante emissione di obbligazioni riservate ai soci, senza dover ricorrere al credito di terzi, se quest’ultima operazione risulterebbe più gravosa.
In base a tali principi è stato respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate la quale aveva contestato un’operazione posta in essere da una società, a suo avviso elusiva in merito al profilo della detrazione degli interessi passivi del finanziamento.
Ad avviso dell’AE, la società non avrebbe dovuto ridurre il capitale sociale che, una volta distribuito ai soci, era stato nuovamente apportato nel patrimonio netto della società, mediante il prestito obbligazionario, ma beneficiando di un risparmio di imposta derivante dagli oneri correlati al mutuo e portati in detrazione.
Secondo i giudici della Corte di Cassazione (i quali ripercorrono la posizione della Corte di legittimità in tema di abuso del diritto nell’ambito delle ristrutturazioni societarie, richiamano la relativa elaborazione da parte della giurisprudenza comunitaria e fanno persino riferimento alle intenzioni future del legislatore nazionale legge
n. 23 del 11.03.2014 in tema di delega fiscale), invece, una simile operazione deve ritenersi legittima in quanto frutto di «specifiche scelte di politica d’impresa rispetto all’organizzazione produttiva» e, quindi, di «scelte di mercato e conseguenti piani finanziari».
Per di più, la società interessata dalla vicenda aveva fornito la prova di come sarebbe stato maggiormente gravoso ricorrere al credito bancario.

LIQUIDATORE DI SOCIETA’ – RESPONSABILITA’ PER OMESSO VERSAMENTO IVA ***

LIQUIDATORE DI SOCIETA’ – RESPONSABILITA’ PER OMESSO VERSAMENTO IVA ***
(Cass.pen., sezione terza, sentenza del 15 luglio 2015, n. 30492, in  ww.quotidianodiritto.ilsole24ore.com)
«[C]olui che assume la carica di liquidatore [,al pari di chi assume quella di  amministratore,] si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze».
Di conseguenza, il liquidatore di società appena nominato è penalmente responsabile per l’omesso versamento dell’IVA anche qualora abbia assunto la carica pochi giorni prima della scadenza del termine previsto per effettuare il versamento e, quindi, poco prima che si perfezionasse la fattispecie criminosa.
Nel caso concreto, una società posta in liquidazione aveva nominato un liquidatore (in data 18 dicembre 2006) il quale, non essendo riuscito a far fronte (in data 27 dicembre 2015 – data di versamento dell’acconto Iva) ai versamenti di imposta dichiarati prima che questi assumesse la carica di liquidatore, è stato chiamato a rispondere per l’inadempimento per violazione dell’art. 10 ter del D.Lgs. 74/2000.
La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso proposto dal neo liquidatore, il quale aveva evidenziato come fosse stato violato il principio di responsabilità personale dell’imputato ha evidenziato che nelle società di capitali la responsabilità per i reati tributari è attribuita all’amministratore o a coloro che rappresentano l’ente, tra cui i liquidatori i quali, assumendo la carica, si espongono volontariamente a tutte le conseguenze
che possono derivare da pregresse inadempienze.
I giudici sottolineano che ” il nuovo amministratore o il liquidatore … deve chiedere di visionare la documentazione fiscale e ci sono verifiche assai semplici e coincidenti con i minimi riscontri d’obbligo che devono essere eseguiti prima del subentro nella carica, in difetto delle quali egli accetta il rischio che ci possa essere qualcosa che non va di cui è chiamato a rispondere anche penalmente.”

DONANTE SOCIO DI SOCIETA’ DI PERSONA DICHIARATO FALLITO – REVOCATORIA NEI DUE ANNI – ART. 64 L.FALL. ***

DONANTE SOCIO DI SOCIETA’ DI PERSONA DICHIARATO FALLITO – REVOCATORIA NEI DUE ANNI – ART. 64 L.FALL. ***
(Cass.civ., sezione prima, sentenza del 24 giugno 2015, n. 13087, in www.cassazione.net)
L’atto di donazione con il quale viene trasferito un immobile dal marito (socio di società di persone) a favore della moglie, nei due anni anteriori la dichiarazione di fallimento, seppur rientrante nel perimetro degli accordi stipulati in vista della separazione personale fra i coniugi, è soggetto a revocatoria ai sensi dell’art. 64 l.fall. e, quindi, inefficace
nei confronti dei creditori del coniuge poi dichiarato fallito.
Nel caso concreto, prima di addivenire alla separazione il marito aveva compiuto un atto a titolo gratuito a favore della moglie con l’accordo che, una volta divenuti maggiorenni i figli, a questi ultimi sarebbe spettata la nuda proprietà.
Secondo i giudici il trasferimento seppure effettuato in vista della separazione, era comunque contraddistinto da causa gratuita e, dunque, assoggettabile a revocatoria secondo le regole relative a tali tipo di atto.
Per di più, la donna era economicamente autosufficiente, al punto da aver rinunziato all’assegno che, eventualmente, il marito le avrebbe dovuto versare.
Non può essere infine accolta l’eccezione sollevata per la quale il trasferimento immobiliare era da considerare contraddistinto da causa onerosa perché il marito era in
ogni caso tenuto a far fronte alle «esigenze dei minori», subordinatamente a «motivate richieste presentata di volta in volta» dalla moglie