DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL 22 NOVEMBRE 2015 N. 183 COSTITUTIVO DELLA “NUOVA BANCA DELLE MARCHE S.P.A.”

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Vista  la  direttiva  2014/59/UE  del  Parlamento  europeo  e   del Consiglio,  del  15  maggio  2014,  che  istituisce  un   quadro   di risanamento e risoluzione degli enti creditizi  e  delle  imprese  di investimento;

Vista la  comunicazione  della  Commissione  europea  2013/C-216/01 concernente l’applicazione dal 1° agosto 2013 delle regole in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle  banche  nel  contesto della crisi finanziaria;

Visto il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, che attua la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del  Consiglio  del  15 maggio 2014;

Visti il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del  22 novembre 2015  di  approvazione  del  provvedimento  di  avvio  della risoluzione  della  Banca  delle  Marche  S.p.A.  in  amministrazione straordinaria, di cui alla  deliberazione  n.  553/2015  in  data  21 novembre  2015  della  Banca  d’Italia;  il  decreto   del   Ministro dell’economia e delle finanze del 22 novembre  2015  di  approvazione del provvedimento di avvio della  risoluzione  della  Banca  popolare dell’Etruria e del Lazio – Societa’  cooperativa  in  amministrazione straordinaria, di cui alla  deliberazione  n.  554/2015  in  data  21 novembre  2015  della  Banca  d’Italia;  il  decreto   del   Ministro

dell’economia e delle finanze del 22 novembre  2015  di  approvazione del provvedimento di avvio della risoluzione della Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A.  in  amministrazione  straordinaria,  di  cui  alla deliberazione n. 555/2015  in  data  21  novembre  2015  della  Banca d’Italia; il decreto del Ministro dell’economia e delle  finanze  del 22 novembre 2015 di approvazione del  provvedimento  di  avvio  della risoluzione della Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A.

in  amministrazione  straordinaria,  di  cui  alla  deliberazione  n. 556/2015 del 21 novembre 2015 della Banca d’Italia (i  “Provvedimenti di avvio della risoluzione”);

Visto il provvedimento n. 1226609/15 del  18  novembre  2015  della Banca d’Italia con il quale e’ stato  istituito  presso  il  medesimo Istituto un fondo  di  risoluzione  ai  sensi  dell’articolo  78  del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180 (di seguito il “Fondo di risoluzione nazionale”);

Considerato che i provvedimenti di avvio  della  risoluzione  sopra menzionati prevedono il ricorso al Fondo nazionale di risoluzione;

Viste la decisione della Commissione europea del 22 novembre  2015, concernente la  risoluzione  della  Banca  delle  Marche  S.p.A.  (SA 39543-2015/N), sulla conformita’ della procedura di risoluzione  alla direttiva 2014/59/UE e sulla compatibilita’ dell’intervento del Fondo nazionale di risoluzione con il quadro normativo dell’Unione  europea in materia di aiuti di Stato; la decisione della Commissione  europea del 22 novembre 2015, concernente la risoluzione della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – Societa’  cooperativa  (SA  41134-2015/N),sulla conformita’  della  procedura  di  risoluzione  alla  direttiva

2014/59/UE e sulla compatibilita’ dell’intervento del Fondo nazionale di risoluzione con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato; la decisione  della  Commissione  europea  del  22 novembre 2015, concernente la risoluzione della Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A. (SA 41925-2015/N), sulla conformita’  della  procedura di risoluzione  alla  direttiva  2014/59/UE  e  sulla  compatibilita’ dell’intervento del Fondo nazionale  di  risoluzione  con  il  quadro normativo dell’Unione europea  in  materia  di  aiuti  di  Stato;  la

decisione della Commissione europea del 22 novembre 2015,  concernente la risoluzione della Cassa di risparmio  della  provincia  di  Chieti S.p.A.  (SA  43547-2015/N),  sulla  conformita’  della  procedura  di risoluzione  alla  direttiva  2014/59/UE   e   sulla   compatibilita’ dell’intervento del Fondo nazionale  di  risoluzione  con  il  quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato.

Considerato  che  i  Provvedimenti  di  avvio   della   risoluzione prevedono la costituzione di enti-ponte ai sensi dell’articolo 42 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180;

Considerata la  straordinaria  necessita’  e  urgenza  di  adottare disposizioni volte  a  garantire  la  tempestiva  costituzione  degli enti-ponte, al fine della migliore tutela  dei  depositanti  e  degli investitori e al fine di evitare effetti  negativi  sulla  stabilita’ finanziaria ed economica, in particolare  nell’area  di  insediamento

delle banche in questione;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 22 novembre 2015;

Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  del Ministro dell’economia e delle finanze;

 

Emana

 

il seguente decreto-legge:

 

Art. 1

 

Costituzione di enti-ponte ai sensi dell’articolo 42 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180

 

  1. Sono costituite, con effetto dalle ore 00,00 del  giorno  della pubblicazione  del  presente  decreto-legge,  quattro  societa’   per azioni, denominate Nuova Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A.,  Nuova Banca delle Marche S.p.A.,  Nuova  Banca  dell’Etruria  e  del  Lazio S.p.A, Nuova Cassa di risparmio di  Chieti  S.p.A,  (di  seguito  “le societa'”) tutte con sede in Roma,  via  Nazionale,  91,  aventi  per oggetto  lo  svolgimento  dell’attivita’  di  ente-ponte   ai   sensi dell’articolo 42 del decreto legislativo 16 novembre  2015,  n.  180, con riguardo rispettivamente  alla  Cassa  di  risparmio  di  Ferrara

S.p.A.,  alla  Banca  delle  Marche  S.p.A.,  alla   Banca   popolare dell’Etruria e del Lazio –  Societa’  cooperativa  e  alla  Cassa  di risparmio  di  Chieti  S.p.A,  in  risoluzione,  con  l’obiettivo  di mantenere la continuita’ delle  funzioni  essenziali  precedentemente svolte dalle medesime banche e, quando le condizioni di mercato  sono adeguate, cedere a terzi le partecipazioni al capitale o  i  diritti, le attivita’ o  le  passivita’  acquistate,  in  conformita’  con  le disposizioni del medesimo decreto legislativo.

  1. Alle societa’ di cui  al  comma  1  possono  essere  trasferiti azioni, partecipazioni, diritti, nonche’ attivita’ e passivita’ delle banche in risoluzione di cui al comma 1, ai  sensi  dell’articolo  43 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180.
  2. Il capitale sociale della Nuova Cassa di risparmio  di  Ferrara S.p.A. e’ stabilito  in  euro  191.000.000  ed  e’  ripartito  in  n. 10.000.000 (dieci milioni) di azioni; il capitale sociale della Nuova Banca delle Marche S.p.A. e’ stabilito in euro  1.041.000.000  ed  e’ ripartito in n. 10.000.000 (dieci milioni)  di  azioni;  il  capitale

sociale  della  Nuova  Banca  dell’Etruria  e  del  Lazio  S.p.A,  e’ stabilito in euro 442.000.000 ed e’ ripartito in n. 10.000.000 (dieci milioni)  di  azioni;  il  capitale  sociale  della  Nuova  Cassa  di risparmio della provincia di  Chieti  S.p.A.  e’  stabilito  in  euro 141.000.000 ed e’ ripartito  in  n.  10.000.000  (dieci  milioni)  di azioni. Le azioni sono interamente sottoscritte dal  Fondo  nazionale di risoluzione; nel rispetto dell’articolo 42, comma 2,  del  decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, il capitale di nuova  emissione

della societa’ potra’ essere sottoscritto anche da  soggetti  diversi dal Fondo nazionale di risoluzione.

  1. La Banca d’Italia con proprio provvedimento adotta lo  statuto, nomina i primi componenti degli organi di amministrazione e controllo e ne determina i compensi. Resta fermo, per la fase  successiva  alla costituzione, quanto stabilito dall’articolo 42, comma 3, del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. Se gia’ adottati al momento  di entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  tali  atti  s’intendono convalidati.
  2. La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente  decreto tiene luogo di tutti  gli  adempimenti  di  legge  richiesti  per  la costituzione delle societa’. Dalla medesima data per le  obbligazioni sociali rispondono soltanto le societa’ con il proprio patrimonio.
  3. Fermo restando quanto disposto  al  comma  5,  gli  adempimenti societari saranno perfezionati dagli  amministratori  delle  società nel più breve tempo possibile dall’atto del loro insediamento.

PRELAZIONE E USUFRUTTO – 1° pubbl. 9/04 – modif. 9/15 – motivato 9/15

È legittima l’applicazione della clausola di prelazione anche alla cessione dell’usufrutto sulle azioni.

È altresì legittima la clausola statutaria che, nello stabilire il diritto di prelazione per il trasferimento della titolarità delle azioni, ne preveda l’estensione alle ipotesi di costituzione del diritto di usufrutto.

Nel caso di costituzione di usufrutto, il diritto offerto agli altri soci dovrà avere le stesse caratteristiche di quello che si intende costituire a favore del terzo. Pertanto, se si tratta di usufrutto vitalizio, ai soci sarà offerto un usufrutto a termine commisurato alla vita di detto terzo.

DIRITTO DI ABITAZIONE: OBBLIGA L’HABITATOR A NON MODIFICARE LA DESTINAZIONE DEL BENE – CASS. 27 GIUGNO 2014, N. 14687

Relativamente al diritto di abitazione, la limitazione indicata nell’art. 1022 cod. civ. per la quale l’habitator ha diritto di abitare la casa “limitatamente” ai bisogni suoi e della sua famiglia, non deve essere interpretata in senso quantitativo (ove sarebbe richiesta la difficile determinazione dei bisogni del beneficiario del diritto), bensì riguarda il divieto di utilizzare la casa gravata dal diritto reale minore in modo diverso rispetto alla destinazione abitativa (volta a far fronte alle necessità dell’habitator e della sua famiglia).

Il caso concreto ha riguardato una successione mortis causa apertasi il 27 aprile 1956 e regolata da un testamento olografo redatto il 20 febbraio 1950.

Il de cuius era il padre di quattro figli (una femmina e tre maschi) e, in vita, aveva disposto delle proprie sostanze nominando eredi universali i tre figli maschi “congiuntamente e con diritto eguale tra loro” e, relativamente alla figlia femmina, stabilendo che “A mia figlia L. voglio sia data soltanto la quota che le potrà spettare per legge. Inoltre dispongo che essa mia figlia L. fino a che resterà nubile avrà sui miei beni ereditari un diritto di usufrutto di valore pari a quello dei miei eredi universali, e avrà anche il diritto di abitazione gratuito nella mia casa paterna sita in (omissis)”.

Il testatore aveva quindi confezionato la scheda testamentaria “preferendo” i figli maschi con una decisione comprensibile nel contesto e secondo la mentalità dell’epoca cui si riferisce il testamento. Il de cuius, tuttavia, aveva rimediato allo “svantaggio” che la figlia femmina avrebbe conseguito dalla successione paterna (rispetto ai fratelli), lasciandole un diritto di usufrutto (di valore pari a quello assegnato ai fratelli) e “anche” il diritto di abitazione sulla casa paterna.

In ragione di quest’ultima disposizione, il godimento sull’immobile [casa paterna] da parte dei fratelli, doveva essere ricondotto a mere ragioni di ospitalità.

Sorta una controversia tra i fratelli e la sorella, in merito alla delimitazione del perimetro del diritto di abitazione assegnato alla figlia femmina, viene considerato il tenore dell’art. 1022 c.c. secondo il quale “[c]hi ha diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia”.

Per la Corte di Cassazione, l’inciso “limitatamente” deve essere inteso nel senso che è fatto divieto di modificare la destinazione d’uso del bene abitativo, con divieto di utilizzazione per altra utilità, e non, invece, come limite all’uso dei locali ricompresi nell’unità immobiliare, come sostenuto dai fratelli, i quali avevano ritenuto che la limitazione fosse riferibile ai dodici vani di cui era formata la casa paterna, posta su tre piani.

Secondo la Corte di Cassazione, «la limitazione dell’abitazione da parte del titolare di tale diritto “ai

bisogni suoi e della sua famiglia”, lungi dal poter essere intesa in senso quantitativo (opzione che,

oltretutto, porrebbe ardui problemi nella determinazione concreta in senso spaziale della parte della casa oggetto del diritto di abitazione necessaria al soddisfacimento delle esigenze abitative dell’- habitator), interpretata anche alla luce delle altre disposizioni sopra richiamate, fa riferimento esclusivamente al divieto di destinare la casa oggetto del diritto in esame ad utilizzazioni diverse da quelle consistenti nell’abitazione diretta da parte dell’habitator e dei suoi familiari; una tale interpretazione, del resto, è suffragata anche dal rilievo, già espresso da questa stessa Corte, secondo cui il diritto di abitazione previsto dall’art. 1022 cod. civ. si estende sia a tutto ciò che concorre ad integrare la casa che ne è oggetto, sotto forma di accessorio o pertinenza (balconi, verande, giardino, rimessa, ecc.), giacché l’abitazione non è costituita soltanto dai vani abitabili, ma anche da tutto quanto ne rappresenta la parte accessoria, sia, in virtù del combinato disposto degli artt. 983 e 1026 cod. civ., alle accessioni (Cass. 17 aprile 1981 n. 2335)».

In base a tali principi è stato rigettato il ricorso proposto dai fratelli.

PREVISIONE DI UN PREMIO DI MAGGIORANZA O DI UNO SCONTO DI MINORANZA NELLA CLAUSOLA STATUTARIA DI VALORIZZAZIONE DELLE AZIONI PER IL CASO DI RECESSO – 1° pubbl. 9/15 – motivato 9/15

Con riferimento alle cause convenzionali e derogabili di recesso, è legittimo che lo statuto di una società per azioni non quotata disponga che, in sede di liquidazione delle azioni del socio recedente, si preveda un “premio di maggioranza”, da attribuirsi nel caso in cui la partecipazione azionaria del socio uscente garantisca una posizione di controllo in seno alla società, oppure uno “sconto di minoranza”, da applicarsi nell’opposta ipotesi in cui il “pacchetto azionario” sia ininfluente ai fini del controllo societario.

ASSICURAZIONE SULLA VITA – IDENTITA’ DEL BENEFICIARIO – L’EREDE NON LA PUO’ SAPERE

(Cass.civ., sezione prima, sentenza dell’8 settembre 2015, n. 17790, in www.cassazione.net)

L’erede non può pretendere di conoscere l’identità del beneficiario dell’assicurazione sulla vita stipulata in vita dal de cuius, e ciò neppure se la successione e la delazione è retta da testamento.

A tal proposito, infatti, «in tema di trattamento dei dati personali, tra i dati concernenti persone decedute, ai quali hanno diritto di accesso gli eredi, a norma dell’art. 9, terzo comma, d.lgs. n. 196/2003, non rientrano quelli identificativi di terze persone, quali sono i beneficiari della polizza sulla vita stipulata dal de cuius, ma soltanto quelli riconducibili alla sfera personale di quest’ultimo».

In base al citato principio è stato accolto il ricorso proposto dal Garante della Privacy, il quale aveva

impugnato la sentenza di merito ove i dati identificativi dei beneficiari della polizza sulla vita erano stati considerati funzionali alla tutela dei diritti ereditari esercitati dal richiedente, erede della persona deceduta.

Il provvedimento impugnato e cassato dalla Suprema Corte aveva ordinato alla compagnia di assicurazione di comunicare al richiedente il nominativo dei beneficiari della polizza (ex art. 1920 c.c.).

Si ricorda sul punto come il beneficiario di un’assicurazione sulla vita ha diritto a beneficiare del premio iure proprio e non iure successionis attraverso lo schema contrattuale di cui all’art. 1920 c.c., da qualificare come contratto a favore di terzo.