LEGGE DI STABILITÀ 2016. Novità tributarie di interesse notarile

Si segnalano di seguito le norme di maggiore interesse in ambito tributario contenute del DDL Stabilità 2016 approvato dal Senato nel pomeriggio di ieri, 22 dicembre 2015, sulla base dell’ultimo testo pubblicato sul sito del Senato, rinviando per il commento di alcune di esse a successivi approfondimenti.

 

 

Art. 1, comma 6 clausola di salvaguardia con innalzamento IVA
Art. 1, commi 10-16 esenzione IMU e TASI per abitazione principale
Art. 1, commi 21-25 rendita catastale immobili a destinazione speciale D e E
Art. 1, comma 35 agevolazione prima casa per l’acquisto seguito dall’alienazione entro l’anno della precedente “prima casa”
Art. 1, comma 56 detrazione Irpef relativa ad IVA per acquisto immobili in classe energetica A o B
Art. 1, comma 57 esenzione da imposte di registro, ipotecaria e catastale per gli atti di ricomposizione fondiaria
Art. 1, comma 58 norma di interpretazione autentica relativa all’art. 32 D.P.R. 601/1973
Art. 1, comma 74 detrazioni Irpef per interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione
Art. 1, commi 82-84 disciplina fiscale del leasing finanziario avente ad oggetto immobili a destinazione abitativa
Art. 1, commi 95-96 riallineamento dei valori fiscali per avviamento e altre attività immateriali
Art. 1, commi 115-120 assegnazione e cessione ai soci, trasformazione in società semplice – imposta sostitutiva e riduzione imposte indirette
Art. 1, comma 126 modifiche in tema di variazioni IVA (art. 26 D.P.R. 633/1972)
Art. 1, commi 130-131 modifiche ai termini di accertamento imposte sui redditi e iva ed eliminazione del raddoppio dei termini
Art. 1, comma 133 entrata in vigore anticipata al 1° gennaio 2016 della riforma delle sanzioni per le imposte indirette
Art. 1, comma 324 esenzione per fusione Ales – Arcus
Art. 1, comma 659 esenzione per incorporazione enti in Ismea
Art. 1, commi 887-888 rivalutazione costo di acquisto di partecipazioni e terreni ai fini della determinazione delle plusvalenze di cui all’art. 67 D.P.R. n. 917/1986
Art. 1, commi 880-897 rivalutazione beni di impresa
Art. 1, comma 898 innalzamento soglia contante
Art. 1, comma 905 aumento dell’aliquota dell’imposta di registro per il trasferimento a titolo oneroso dei terreni agricoli dal 12% al 15%
Art. 1, commi 906-907 applicazione delle agevolazioni per la proprietà contadina ai trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli e pertinenze anche a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, coltivatori diretti e conviventi con soggetti aventi i requisiti di legge e ai proprietari di masi chiusi
Art. 1, comma 917 esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra imposta per gli atti, documenti e provvedimenti relativi ai procedimenti, anche esecutivi, cautelari e tavolari relativi alle controversie in materia di masi chiusi
Art. 1, comma 999 entrata in vigore

 

 

Comma 6 – clausola di salvaguardia con innalzamento IVA

Il comma 6 modifica il comma 718 della legge di stabilità 2015 (l. n. 190 del 2014) che aveva introdotto nel nostro sistema giuridico una nuova clausola di salvaguardia.

A seguito delle modifiche, l’incremento dell’aliquota IVA del 10 per cento di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016 e di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017, previsto dal suddetto comma 718, è sostituito con l’incremento di tre punti percentuali dal 1° gennaio 2017; mentre l’incremento dell’aliquota IVA del 22 per cento di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016, di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti percentuali dal 1º gennaio 2018, di cui al comma 718, è sostituito con un incremento di due punti percentuali dal 1° gennaio 2017 e di un ulteriore punto percentuale dal 1° gennaio 2018.

 

Commi 10-16 – esenzione IMU e TASI per abitazione principale

I commi da 10 a 16 introducono una serie di modifiche, sia alla disciplina dell’Imu che della Tasi, finalizzate, tra l’altro, a rendere esenti dalla tassazione quelle unità immobiliari, diverse dagli A/1, A/8, A/9, utilizzate come abitazioni principali o concesse, a tal fine, in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado.

 

Commi 21-23 – rendita catastale immobili a destinazione speciale D e E

Per effetto del comma 21 a decorrere dal 1° gennaio 2016 la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale (categorie catastali dei gruppi D e E) è effettuata tramite stima diretta tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità nei limiti dell’ordinario apprezzamento. Da tale data è possibile presentare atti di aggiornamento ai sensi del decreto n. 701/1994 al fine di rideterminare la rendita catastale nel rispetto dei criteri predetti.

 

Comma 55 – agevolazione prima casa per l’acquisto seguito dall’alienazione entro l’anno della precedente “prima casa”

Il comma 55 modifica la nota II-bis all’art. 1 della tariffa, parte prima, D.P.R. n. 131/1986, aggiungendo il comma 4-bis, ai sensi del quale l’aliquota del 2% è applicabile agli acquisti per i quali l’acquirente non soddisfa il requisito di cui alla lett. c) della medesima nota II-bis, essendo cioè ancora titolare di altra abitazione già acquistata con le agevolazioni ivi elencate, anche qualora questa sia nello stesso Comune in cui è situato il nuovo immobile (in tal senso, infatti, sembra possibile intendere il riferimento, contenuto nel nuovo comma 4-bis, alla lett. b della nota II-bis, mentre non risulta chiaro il riferimento alla lett. a).

La condizione per l’applicazione dell’aliquota del 2% è che il precedente immobile acquistato con le agevolazioni venga alienato entro un anno dal “nuovo” acquisto; in mancanza di tale alienazione al nuovo acquisto si applicano le disposizioni di cui al comma 4 della nota II-bis.

Seguirà uno specifico approfondimento sulla disposizione.

 

Comma 56 – detrazione Irpef relativa ad IVA per acquisto immobili in classe energetica A o B

È prevista una detrazione Irpef, fino a concorrenza del suo ammontare, del 50% dell’importo dell’IVA corrisposta per l’acquisto, entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale di classe energetica A o B, ceduti dall’impresa costruttrice degli stessi.

Seguirà uno specifico approfondimento.

 

Comma 57 – esenzione da imposte di registro, ipotecaria e catastale per gli atti di ricomposizione fondiaria

È prevista un’esenzione da imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo per tutti gli atti e provvedimenti emanati in esecuzione dei piani di ricomposizione fondiaria e di riordino fondiario promossi da Regioni, Province, Comuni e Comunità montane.

Seguirà uno specifico approfondimento sulla disposizione.

 

Comma 58 – norma di interpretazione autentica relativa all’art. 32 D.P.R. 601/1973

L’art. 32, comma 2, D.P.R. n. 601/1973 si interpreta nel senso che l’imposta fissa di registro e l’esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale si applicano agli atti di trasferimento della proprietà di aree di cui al titolo III l. n. 865/1971 indipendentemente dal titolo di acquisizione della proprietà da parte degli enti locali.

Seguirà uno specifico approfondimento sulla disposizione.

 

Comma 74 – detrazioni Irpef per interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia

Sono prorogate le detrazioni Irpef per interventi di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia di cui agli artt. 14, 15 e 16 del d.l. n. 63/2013 in relazione alle spese ivi indicate sostenute al 31 dicembre 2016 (in argomento si rinvia a quanto già in precedenza precisato da Forte, Detrazione delle spese relative al recupero del patrimonio edilizio e finalizzate al risparmio energetico: un’ulteriore proroga, segnalazione novità in CNN Notizie del 7 giugno 2013; Idem, Il decreto “crescita”: le detrazioni delle spese relative al recupero del patrimonio edilizio e il possibile trasferimento del beneficio agli acquirenti di immobili, studio n. 129-2012/T).

 

Commi 82-84 – disciplina fiscale del leasing finanziario avente ad oggetto immobili a destinazione abitativa

I commi da 76 a 81 disciplinano gli aspetti civilistici del leasing finanziario avente ad oggetto immobili a destinazione abitativa; gli aspetti fiscali sono disciplinati dai commi successivi. In particolare, il comma 82 modifica l’art. 15 D.P.R. n. 917/1986, prevedendo una detrazione Irpef pari al 19% dei canoni e relativi oneri accessori, per un importo non superiore a 8.000 euro, derivanti da contratti di locazione finanziaria su immobili da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna, a favore di giovani di età inferiore a 35 anni con un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro, all’atto della stipula del contratto di leasing e non titolari di altre abitazioni. È prevista inoltre una detrazione del 19% relativa al costo di acquisto a fronte dell’esercizio dell’opzione finale per un importo non superiore a 20.000 euro.

Le stesse detrazioni sono riconosciute a favore di soggetti di età non inferiore a 35 anni, alle medesime condizioni, ma per importi non superiori alla metà di quelli sopra indicati.

Il comma 82 modifica l’art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 prevedendo che il trasferimento a favore di banche ed intermediari finanziari autorizzati all’esercizio del leasing finanziario avente ad oggetto abitazioni non classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, acquisite in leasing da utilizzatori per i quali ricorrono le condizioni “prima casa”, siano soggetti all’aliquota dell’imposta di registro dell’1,5%.

Il comma 82, inoltre, da un lato, modifica l’art. 40 D.P.R. n. 131/1986, introducendo una deroga all’alternatività con l’IVA per le cessioni, da parte degli utilizzatori, di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto anche immobili a destinazione abitativa (oltre che strumentale) e, dall’altro, modifica l’art. 8-bis della tariffa, parte prima, D.P.R. n. 131/1986, relativo all’aliquota applicabile alla cessione dei contratti di leasing. In particolare si prevede che la cessione da parte degli utilizzatori dei contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto immobili abitativi, non classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, nei confronti di cessionari per i quali ricorrono le condizioni “prima casa”, anche se assoggettati ad IVA, sono soggetti all’imposta di registro nella misura dell’1,5%. Le cessioni da parte degli utilizzatori, diverse da quelle di cui sopra, aventi ad oggetto immobili a destinazione abitativa, anche se assoggettati ad IVA, sono soggetti all’imposta di registro nella misura del 9%.

Le disposizioni fiscali di cui ai commi 82 e 83 si applicano dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020.

Seguirà uno specifico approfondimento sulle disposizioni.

 

Commi 95-96 – riallineamento dei valori fiscali per avviamento e altre attività immateriali

Alle operazioni di aggregazione aziendale poste in essere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015 si applica la disciplina di riallineamento dell’avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva del 16% (art.15, comma 10, d.l. n.185/2008) con il limite dell’ammortamento nella misura di un quinto del valore rivalutato (cfr. Circ. 12/E del 13 maggio 2013 , cap. II, par. 4, Riallineamento dei valori fiscali e civilistici per avviamento e altre attività immateriali, in CNN Notizie del 3 maggio 2013).

 

Commi 115-120 – assegnazione e cessione ai soci, trasformazione in società semplice – imposta sostitutiva e riduzione imposte indirette

Le s.n.c., s.a.s., s.r.l., s.p.a., s.a.p.a., che assegnano o cedono ai soci degli immobili diversi da quelli strumentali o dei beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali possono versare un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito e dell’IRAP nella misura dell’8% (ovvero nel 10,5% nel caso di società non operative per almeno due periodi d’imposta precedenti a quello in corso a quello dell’assegnazione o cessione) entro il 30 novembre 2016 (60% e la restante parte entro il 2017).

Le assegnazioni e le cessioni di cui sopra sono soggette all’imposta di registro in misura proporzionale con l’aliquota ridotta alla metà. Si applicano le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.

Tale disciplina si applica a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro soci alla data del 30 settembre 2015 o che siano iscritti entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge in forza di titoli di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015. Le stesse agevolazioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione degli stessi beni e che si trasformano in società semplice.

Seguirà uno specifico approfondimento sulle disposizioni.

 

Comma 126 – modifiche in tema di variazioni IVA (art. 26 D.P.R. 633/1972)

È integralmente sostituito l’art. 26 del D.P.R. 633/1986 recante la disciplina della variazioni IVA. L’impianto della norma rimane in buona parte inalterato salvo alcune novità. In particolare si segnala il riconoscimento, in deroga alla disciplina ordinaria, della facoltà di operare la variazione in diminuzione per il venir meno dell’operazione o per la riduzione dell’ammontare imponibile rispetto agli originari accordi contrattuali anche dal cessionario/committente, se debitore d’imposta (reverse charge – espressamente disciplinate dagli articoli 17 e 74, D.P.R. n. 633/1972 per le operazioni interne e dall’art. 44 del D.L. n. 331/1993 per le operazioni intracomunitarie).

 

Commi 130 – 131 – modifiche ai termini di accertamento imposte sui redditi e IVA ed eliminazione del raddoppio dei termini

Gli artt. 43 del D.P.R. n. 600/1973 e 57 del D.P.R. n. 633/1972 relativi ai termini ordinariamente previsti rispettivamente per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA sono stati integralmente sostituiti prevedendo l’innalzamento dei termini già previsti da 4 a 5 anni in caso di presentazione di dichiarazione e da 5 a 7 anni in caso di omessa dichiarazione o di dichiarazione considerata nulla. Per effetto della nuova formulazione è stato espunto il comma relativo alla disciplina del raddoppio dei termini.

Il comma 132 prescrive una disciplina transitoria per gli avvisi relativi ai periodi ancora in corso al 31 dicembre 2016, anche per ciò che concerne l’applicazione del cd. raddoppio dei termini.

 

Comma 133 – entrata in vigore anticipata al 1° gennaio 2016 della riforma delle sanzioni per le imposte indirette

Viene anticipata al 1 gennaio 2016 l’entrata in vigore delle norme che introducono nuove fattispecie sanzionatorie in materia di imposte indirette di cui al decreto riguardante la revisione del sistema sanzionatorio, emanato in attuazione della legge delega fiscale (D.L.gs. 158/2015. Sul punto si veda segnalazione novità normativa in CNN Notizie del 9 ottobre 2015).

 

Comma 322-324 – esenzione per fusione Ales- Arcus

Per finalità di risparmio della spesa pubblica è prevista la fusione per incorporazione della «Società per lo sviluppo dell’arte della cultura e dello spettacolo – ARCUS Spa», di seguito denominata: «ARCUS», nella società «ALES – Arte Lavoro e Servizi S.p.A.», di seguito denominata: «ALES». Tutti gli atti connessi alle operazioni di fusione tra le società ALES e ARCUS sono esenti da ogni tributo e diritto, comunque denominato, e vengono effettuati in regime di neutralità fiscale.

 

Comma 659 – esenzione per incorporazione enti in ISMEA

Al fine di razionalizzare e aumentare l’efficacia degli interventi pubblici per il finanziamento degli investimenti e l’accesso al credito e al mercato dei capitali delle imprese agricole e agroalimentari, nonché al fine di razionalizzare e contenere la spesa pubblica, è disposta l’incorporazione di diritto della società Istituto sviluppo agroalimentare (ISA) Spa e la Società gestione fondi per l’agroalimentare (SGFA) s.r.l. nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), che conserva la natura di ente pubblico economico, e l’Ufficio del registro delle imprese provvede alla iscrizione delle incorporazioni di ISA e SGFA su semplice richiesta di ISMEA. Le incorporazioni di cui al presente comma e le altre operazioni ad esse connesse sono esenti da tasse, nonché da imposte dirette o indirette e l’operazione ha efficacia alla data di entrata in vigore della presente legge (1° gennaio 2016).

 

Commi 887-888 – rivalutazione costo di acquisto di partecipazioni e terreni ai fini della determinazione delle plusvalenze di cui all’art. 67 D.P.R. n. 917/1986

Vengono riaperti i termini per la rivalutazione delle partecipazioni e dei terreni. La disposizione si applica per le partecipazioni e i terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2016.

Per effetto delle modifiche introdotte, le aliquote dell’imposta sostitutiva, sia per la rivalutazione delle partecipazioni che dei terreni, sono portate all’8%. L’imposta dovuta per effetto delle rideterminazione può essere rateizzata fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 giugno 2016; sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 giugno 2016.

In argomento si rinvia a quanto già precisato in occasione di precedenti segnalazioni (in particolare si veda Forte, La nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo l’approvazione del Decreto Sviluppo, studio n. 213-2011/T, approvato dalla Commissione Studi tributari il 14 dicembre 2011, in CNN Notizie del 28 febbraio 2012; nonché il par. 1 del CNN Notizie del 2 gennaio 2013; Circ. n. 12/E del 13 maggio 2013; Ris. n. 54/E del 27 maggio 2015 in CNN Notizie del 29 maggio 2015).

 

Commi 889-897 – rivalutazione beni di impresa

Alle società e agli enti commerciali di cui all’art. 73 lettere a) e b) del TUIR, è riconosciuta la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2014, con l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito, dell’Irap e di eventuali addizionali nella misura del 10%. Tale imposta deve essere versata in un’unica rata entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita.

 

Comma 898 – Innalzamento soglia contante

Viene disposto l’innalzamento da mille euro a tremila euro della soglia di limitazione all’uso del contante e dei titoli al portatore.

 

Comma 905 – aumento dell’aliquota dell’imposta di registro per il trasferimento a titolo oneroso dei terreni agricoli dal 12% al 15%

L’aliquota prevista dall’art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 per i trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli è aumentata al 15%.

Seguirà uno specifico approfondimento sulla disposizione.

 

Commi 906-907- applicazione delle agevolazioni per la proprietà contadina ai trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli e pertinenze anche a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, coltivatori diretti e conviventi con soggetti aventi i requisiti di legge e a favore dei proprietari di masi chiusi

Il comma 906 modifica l’art. 2, comma 4-bis, d.l. n. 194/2009 stabilendo che le agevolazioni ivi previste si applichino anche ai trasferimenti di terreni agricoli e relative pertinenze a favore di proprietari dei masi chiusi di cui alla legge della provincia autonoma di Bolzano n. 17/2001, da loro abitualmente coltivati.

Il comma 906 estende le agevolazioni di cui all’art. 2, comma 4-bis, d.l. n. 194/2009 anche a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, purché coltivatori diretti e conviventi, di soggetti aventi i requisiti di cui al citato art. 2, comma 4-bis.

Seguirà uno specifico approfondimento sulle disposizioni.

 

Comma 917 – esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra imposta per gli atti, documenti e provvedimenti relativi ai procedimenti, anche esecutivi, cautelari e tavolari relativi alle controversie in materia di masi chiusi

È sostituito il comma 3 dell’art. 35 della l. n. 340/2000, con la conseguenza che tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi ai procedimenti, anche esecutivi, cautelari e tavolari relativi alle controversie in materia di masi chiusi nonché quelli relativi all’assunzione di maso chiuso a seguito dell’apertura della successione siano esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra imposta e tassa e contributo unificato.

Seguirà uno specifico approfondimento sulla disposizione.

 

Comma 999 – entrata in vigore

La legge di stabilità 2016 entra in vigore, salvo quanto espressamente previsto, il 1° gennaio 2016.

 

LA SOSPENSIONE DELLA PRESCRIZIONE DELLE AZIONI DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2941, N. 7) OPERA ANCHE NELLE S.N.C. (Corte Costituzionale, sentenza 11 dicembre 2015, n. 262)

La Corte costituzionale, con sentenza n. 262 dell’11 dicembre 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi.

Si tratta del secondo intervento additivo della Corte, dopo quello espresso con sentenza n. 322 del 14 luglio 1998, con cui era stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma con riferimento alla mancata previsione – lesiva del principio di eguaglianza – della sospensione della prescrizione tra la società in accomandita semplice ed i suoi amministratori.

La pronuncia del 2015 ricalca, in larga parte, quella del 1998.

In tale occasione, la Corte rilevò come – a prescindere dalla tesi che si intenda seguire in ordine alla ratio della previsione della sospensione (la permanenza in carica degli amministratori viene di fatto ad ostacolare la possibilità, in capo alla persona giuridica, di acquisire una piena conoscenza del loro operato e, conseguentemente, di valutare se gli amministratori siano incorsi in violazioni dei loro obblighi rilevanti per l’esercizio dell’azione di responsabilità; ovvero, secondo altra impostazione, essendo la società commerciale, come persona giuridica, rappresentata dagli amministratori, questi, se dovessero agire contro se stessi, riunirebbero in sé la duplice qualità di attori, in senso formale, e di convenuti e quindi si determinerebbe una identità nell’esercizio dell’azione di responsabilità tra la persona che dovrebbe agire e quella contro cui l’azione dovrebbe essere rivolta) – anche la società in accomandita semplice, al pari di quelle dotate di personalità giuridica, è gestita da uno o più amministratori che agiscono per la stessa e che, dunque, sono responsabili per la inosservanza degli obblighi posti a loro carico dalla legge o dal contratto sociale, sicché rispetto alla formulazione dell’art. 2941, numero 7), ricorre identità di ratio.

Una ratio che appare riferibile al rapporto gestorio che lega la società all’amministratore e rispetto alla quale è del tutto irrilevante a tal fine che si tratti di una società avente personalità giuridica o meno.

La sentenza del 2015 evidenzia il contrasto con il principio di eguaglianza che si concreta nella mancata previsione della sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità per la società in nome collettivo rispetto alla società in accomandita semplice, a fronte di una disciplina omogenea che le accomuna.

Una disparità di trattamento anche qui priva di una giustificazione plausibile – al pari di quella evidenziata nel 1998 fra società in accomandita semplice e società dotate di personalità giuridica – rispetto alla quale non assume rilievo la peculiare composizione della s.a.s. e la distinzione tra soci accomandanti e soci accomandatari, che ne condiziona alcune specificità di disciplina.

Anche nelle società in nome collettivo la sospensione si correla al rapporto gestorio che vincola la società all’amministratore e, quindi, anche nella s.n.c. (con ciò in qualche modo mostrando di prediligere la prima ricostruzione della ratio della previsione fra quelle prospettate nel 1998) è più difficile per la società acquisire compiuta conoscenza degli illeciti che gli amministratori hanno commesso e determinarsi a promuovere le azioni di responsabilità sin quando gli stessi siano in carica; e, rispetto a tale elemento, a nulla rileva la circostanza che la società sia o meno dotata di personalità giuridica.

Tra società di capitali e società di persone si assiste, sotto questo profilo, ad un diverso atteggiarsi della soggettività (nell’un caso la completa alterità tra la società e i soci; nell’altro, comunque, la sussistenza di un autonomo centro di imputazione di diritti e obblighi, distinto rispetto alle persone dei soci) che non giustifica in alcun modo la diversificazione della decorrenza dei termini di prescrizione nell’azione di responsabilità contro gli amministratori, tema di per sé estraneo alle mutevoli graduazioni della soggettività degli enti.

 

Antonio Ruotolo e Daniela Boggiali

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CORTE COSTITUZIONALE

  1. 262 SENTENZA 2 – 11 dicembre 2015

Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale. Prescrizione e decadenza – Società in nome collettivo – Regime di sospensione della prescrizione delle azioni sociali di responsabilità proposte nei confronti degli amministratori. – Codice civile, art. 2941, numero 7).

(GU 1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n.50 del 16-12-2015) 

 

LA CORTE COSTITUZIONALE

 

composta dai signori:

Presidente:Alessandro CRISCUOLO;

Giudici: Giuseppe FRIGO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI,

Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano

AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON,

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, promosso dal Collegio arbitrale di Padova nel procedimento vertente tra la S.I.PER. – Società Immobiliare Perginese snc di F.P. & C. e P.F., con ordinanza del 7 novembre 2014, iscritta al n. 39 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell’anno 2015.

Udito nella camera di consiglio del 2 dicembre 2015 il Giudice relatore Silvana Sciarra.

 

Ritenuto in fatto

1.- Con ordinanza del 7 novembre 2014, iscritta al n. 39 del registro ordinanze 2015, il Collegio arbitrale di Padova solleva, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non sospende la prescrizione tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori per le azioni di responsabilità intentate nei loro confronti, finchè sono in carica.

1.1.- Il Collegio premette di dover decidere, in forza di una convenzione di arbitrato rituale, sulla domanda risarcitoria proposta dalla S.I.PER.-Società Italiana Perginese snc nei confronti dell’amministratore P.F. per i danni derivanti da mala gestio.

La società aveva addebitato a P.F., amministratore dal 1976 al giugno 2008, numerose condotte illecite, foriere di un danno ragguardevole.

Nella procedura arbitrale, per i fatti anteriori al 1° marzo 2005, P.F. aveva eccepito preliminarmente l’estinzione delle pretese della società per decorso del termine quinquennale di prescrizione, interrotto soltanto, il 1° marzo 2010, dalla notifica della domanda arbitrale.

L’amministratore convenuto in giudizio contestava la richiesta della società di trasporre alla società in nome collettivo, sulla scorta di un’asserita identità di ratio, i principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 322 del 1998.

Tale pronuncia aveva sancito la sospensione del termine di prescrizione di cui all’art. 2941, numero 7), cod. civ. soltanto per la società in accomandita semplice, contraddistinta da uno speciale assetto dei rapporti tra amministratori e soci, affine a quello delle società di capitali, e da limitati poteri di controllo dei soci accomandanti.

Nelle società in nome collettivo – argomentava l’amministratore – i rapporti sociali si atteggerebbero in modo diverso, in considerazione della tendenziale coincidenza tra soci e amministratori e dei poteri di indagine e di verifica, affidati ai soci che non svolgono le funzioni di amministratori.

L’amministratore chiedeva che le domande della società fossero comunque respinte, per infondatezza, per carenza di legittimazione attiva della società attrice o per nullità conseguente all’indeterminatezza assoluta del petitum e della causa petendi.

1.2.- Il Collegio arbitrale di Padova, con ordinanza del 26 agosto 2013, ritenendo l’eccezione di prescrizione idonea a definire il giudizio, sollevava, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di costituzionalità dell’art. 2941, numero 7), cod. civ., nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione tra società in nome collettivo e amministratori per le azioni sociali di responsabilità proposte nei loro confronti, fintantochè sono in carica.

Con ordinanza n. 123 del 2014, la Corte costituzionale dichiarava la manifesta inammissibilità della questione, poiché il Collegio arbitrale aveva omesso l’esame della validità della clausola compromissoria alla stregua dell’art. 34, comma 2, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell’articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366).

Tale carenza argomentativa in ordine alla potestas iudicandi implicava la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per difetto di motivazione sulla rilevanza.

Il 18 luglio 2014, la società attrice, ai sensi dell’art. 819-bis codice di procedura civile, depositava istanza per la prosecuzione del giudizio arbitrale.

Il Collegio arbitrale, ripercorse tali vicende processuali, ripropone la questione di costituzionalità dichiarata inammissibile, rilevando che la giurisprudenza di merito ha escluso la nullità sopravvenuta delle clausole compromissorie che non siano state adeguate ai dettami dell’art. 34, comma 2, del d.lgs. n. 5 del 2003.

Lo stesso convenuto – soggiunge il Collegio rimettente – non ha mai revocato in dubbio la validità della clausola compromissoria, che deve essere ribadita, in quanto si verte in tema di società di persone, escluse dall’ambito applicativo della riforma, e di una clausola compromissoria, stipulata ben prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2003.

Ad avviso degli arbitri, difatti, l’obbligo di adeguare le clausole compromissorie grava soltanto sulle società di capitali e su quelle cooperative e non già sulle società di persone, iscritte nel registro delle imprese all’epoca dell’entrata in vigore della disciplina sopravvenuta.

Gli arbitri desumono una conferma di tale tesi dall’art. 34, comma 6, del d.l.gs. n. 5 del 2003, che disciplina l’introduzione o la soppressione delle clausole compromissorie con l’approvazione di tanti soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale.

Tale disposizione mal si concilierebbe con la disciplina delle società di persone, che prevede la modificazione del contratto sociale solo all’unanimità o comunque con maggioranze ancorate non al capitale, ma alla quota di partecipazione agli utili.

Inoltre, il principio di irretroattività della legge postula lo scrutinio della validità della clausola con riguardo al tempo in cui è stata redatta.

La previsione di una nullità sopravvenuta delle clausole compromissorie, in difetto di una procedura facilitata di adeguamento, intralcerebbe il ricorso all’arbitrato, in contraddizione con il favore che circonda tale strumento alternativo alla giurisdizione.

La competenza degli arbitri si fonderebbe anche sull’assenso implicito delle parti, che non hanno sollevato eccezioni di sorta sulla validità della clausola e, sottoscrivendo il verbale di costituzione del Collegio arbitrale, hanno manifestato l’inequivocabile volontà di deferire agli arbitri la soluzione della lite in forza di un nuovo e autonomo compromesso, seppure tacito.

Trattandosi di arbitrato introdotto prima della declaratoria d’incostituzionalità dell’art. 819-ter, secondo comma, cod. proc. civ. (sentenza n. 223 del 2013), non si potrebbe neppure prospettare una questione di translatio iudicii.

1.3.- In punto di rilevanza, gli arbitri osservano che, senza un intervento additivo che ripristini la legalità costituzionale ed estenda anche alle società in nome collettivo la sospensione della prescrizione, le pretese risarcitorie della società sarebbero in larga parte prescritte.

Il Collegio arbitrale esclude che l’art. 2941, numero 7), cod. civ. si possa applicare già de iure condito alle società di persone e, in particolare, alla società in nome collettivo, sprovvista di personalità giuridica.

La norma, che delinea una causa di sospensione della prescrizione, si configura come eccezionale, di stretta interpretazione, e, pertanto, non si potrebbero applicare estensivamente alla società in nome collettivo i principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 322 del 1998, con esclusivo riguardo alle società in accomandita semplice.

Quanto alla non manifesta infondatezza, il Collegio rimettente ritiene priva di ogni ragion d’essere la limitazione della sospensione della prescrizione alle sole società di capitali.

Ad un attento vaglio critico, non reggerebbe alcuna delle giustificazioni addotte a sostegno di tale limitazione.

La coincidenza tra attore e convenuto che si determina quando la persona giuridica agisce nei confronti degli amministratori, la difficoltà di conoscere gli illeciti degli amministratori finchè ricoprono l’incarico, la peculiarità dell’organizzazione corporativa, contrassegnata da una rigida separazione di competenze tra i diversi organi, tutti di istituzione obbligatoria, non danno conto della diversità di regime tra società di capitali e società di persone, in merito alla sospensione della prescrizione.

Il Collegio rimettente specifica che anche le società di persone si strutturano come fenomeni associativi a rilevanza esterna, caratterizzati da un’autonomia patrimoniale variamente modulata e da una soggettività che vale a distinguerle dai soci che le compongono.

A rigore, il problema della coincidenza tra attore (società) e convenuto (amministratore) si dovrebbe prospettare in termini identici per tutti i tipi sociali, a prescindere dalla personalità giuridica che li connota.

La capacità degli amministratori delle società di capitali di occultare più agevolmente gli illeciti, finchè rimangono in carica, non parrebbe un argomento risolutivo.

La legge, per una società di capitali come la società a responsabilità limitata, prescrive una trasparenza della gestione finanche più elevata rispetto a quella delle società di persone e, nondimeno, non esclude per tale società l’applicazione della causa di sospensione della prescrizione.

Anche la separazione di competenze tra gli organi non potrebbe assurgere a giustificazione plausibile. Essa è più sfumata in alcune società di capitali, come la società a responsabilità limitata, che può scegliere, con riguardo ai rapporti tra i soci e gli amministratori, assetti comparabili a quelli delle società in nome collettivo.

Non vi sarebbero ragioni idonee a giustificare la sperequazione, sul versante della sospensione della prescrizione, tra le società di capitali e la società in accomandita semplice, da un lato, e la società in nome collettivo, dall’altro.

L’ingiustificata disparità di trattamento pregiudicherebbe, inoltre, il diritto di difesa della società con riferimento agli illeciti imputabili agli amministratori.

 

Considerato in diritto

1.- Il Collegio arbitrale di Padova dubita della legittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non estende la sospensione della prescrizione anche alle azioni di responsabilità promosse dalla società in nome collettivo contro gli amministratori, finchè rimangono in carica.

Gli arbitri denunciano il contrasto della norma impugnata con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, in quanto assumono che l’ordinamento riservi alle società in nome collettivo un trattamento deteriore, privo di ogni ragion d’essere, rispetto alle società di capitali e alle società in accomandita semplice.

Le società di capitali e, dopo l’intervento additivo di questa Corte (sentenza n. 322 del 1998), le società in accomandita semplice beneficiano della sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità contro gli amministratori, finchè questi rimangono in carica. Tale sospensione non opera per le società in nome collettivo e non può essere affermata in virtù di un’interpretazione conforme al dettato costituzionale.

Gli arbitri non ritengono ragionevoli le giustificazioni tradizionalmente addotte per tale disparità di trattamento.

Le giustificazioni in esame fanno leva sulla coincidenza tra attore e convenuto, connaturata alle cause proposte dalle persone giuridiche contro gli amministratori, sulle difficoltà, in cui si imbattono le persone giuridiche nell’accertare gli illeciti di chi le amministra, sull’organizzazione di tipo corporativo e sulla rigida separazione di competenze tra gli organi, che contraddistinguono le persone giuridiche e non hanno riscontro nelle società di persone, tendenzialmente amministrate da tutti i soci.

Tale disparità di trattamento pregiudicherebbe, in ultima analisi, il diritto di azione delle società in nome collettivo (art. 24 Cost.).

2.- In via preliminare, occorre esaminare l’ammissibilità della questione riproposta dal Collegio arbitrale di Padova.

2.1.- La valutazione di rilevanza, che è prerogativa del giudice rimettente, investe anche l’accertamento della validità dei presupposti di esistenza del giudizio principale (sentenza n. 61 del 2012, punto 2.1. del Considerato in diritto).

La valutazione di ammissibilità, demandata a questa Corte, si esaurisce nella verifica che i presupposti di esistenza del giudizio «non risultino manifestamente e incontrovertibilmente carenti» nel momento in cui la questione è proposta (sentenza n. 62 del 1992, punto 3. del Considerato in diritto).

È sufficiente che la valutazione del giudice a quo sia avvalorata, a tale riguardo, da «una motivazione non implausibile» (sentenza n. 270 del 2010, punto 4.2. del Considerato in diritto) e che la carenza dei presupposti di esistenza del giudizio non risulti macroscopica (sentenza n. 34 del 2010, punto 4. del Considerato in diritto).

2.2.- Con riferimento alla validità della clausola compromissoria, che fonda il potere di decidere degli arbitri, la motivazione del Collegio rimettente, a prescindere dalla sua fondatezza, il cui scrutinio non compete a questa Corte, supera il vaglio di non implausibilità.

L’ordinanza n. 123 del 2014, dopo avere richiamato le modalità di designazione degli arbitri prescritte, a pena di nullità, dall’art. 34, comma 2, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell’articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), aveva riscontrato «il mancato esame, sotto questo profilo, della validità della clausola compromissoria», che non attribuisce la nomina degli arbitri a terzi estranei alla società. Tale «carenza argomentativa in ordine alla potestas iudicandi» si risolveva nella «manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, per difetto di motivazione sulla rilevanza».

Nell’odierno giudizio, il Collegio arbitrale ha colmato le lacune argomentative, che, all’origine, avevano condotto questa Corte alla dichiarazione di manifesta inammissibilità.

Se, nel primo incidente di costituzionalità, gli arbitri avevano trascurato del tutto la disamina di questi profili, nel riproporre la questione essi illustrano le ragioni che depongono a favore della validità della clausola compromissoria.

Gli arbitri prendono le mosse dal vivace dibattito, che ha accompagnato la transizione verso l’arbitrato commerciale, delineato dall’art. 34 del d.lgs. n. 5 del 2003.

Il Collegio rimettente circoscrive alle società di capitali e alle società cooperative l’obbligo di conformare le clausole compromissorie degli statuti alle novità normative sulla designazione degli arbitri.

In tale ottica, il Collegio valorizza, sul piano letterale, la mancanza di una norma espressa sulle procedure di adeguamento degli atti costitutivi delle società di persone.

Sul piano sistematico, gli arbitri argomentano che la nullità indiscriminata delle clausole compromissorie preesistenti vanificherebbe il favore accordato alla risoluzione arbitrale delle controversie societarie.

Con riguardo alla vicenda specifica, gli arbitri pongono l’accento sul contegno processuale delle parti, che denota l’inequivocabile volontà di investire il Collegio della soluzione della controversia.

Le parti – si precisa – non hanno sollevato eccezioni di sorta sulla validità della clausola compromissoria e hanno sottoscritto senza riserve il verbale di costituzione del Collegio.

2.3.- Con riferimento all’ammissibilità, va esaminata anche la praticabilità di un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma.

Il Collegio arbitrale ritiene che tale interpretazione sia preclusa e dissente dall’opinione che, dopo l’intervento di questa Corte (sentenza n. 322 del 1998), applica la sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità a tutte le società di persone.

Tale interpretazione estensiva, secondo gli arbitri, confliggerebbe con la tassatività delle cause di sospensione della prescrizione e travalicherebbe i limiti del precedente di questa Corte, che riguarda le sole società in accomandita semplice.

Ai fini dell’ammissibilità della questione, è sufficiente che il giudice a quo esplori la possibilità di un’interpretazione conforme alla Carta fondamentale e, come avviene nel caso di specie, la escluda consapevolmente (sentenza n. 221 del 2015, punto 3.3. del Considerato in diritto).

La fondatezza delle diverse interpretazioni attiene al merito della questione, che è così possibile scrutinare, dopo avere sgombrato il campo dai profili preliminari.

3.- La questione è fondata.

3.1.- Per le azioni di responsabilità, intraprese dalle società in nome collettivo contro gli amministratori, non opera la sospensione della prescrizione, sancita per le persone giuridiche e per le società in accomandita semplice.

Il contrasto con il principio di eguaglianza appare stridente, in particolare, nella comparazione tra la società in nome collettivo e la società in accomandita semplice, assoggettata alle disposizioni della società in nome collettivo compatibili con il tipo sociale (art. 2315 cod. civ.).

Pur accomunate da una disciplina omogenea nei suoi tratti salienti, tali società differiscono nel regime di sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità.

Si tratta di una disparità di trattamento priva di una giustificazione plausibile, al pari delle differenze che ancora intercorrono in tale materia tra società in nome collettivo e persone giuridiche.

Le motivazioni, che hanno condotto questa Corte ad estendere alle società in accomandita semplice la sospensione della prescrizione vigente per le persone giuridiche, prescindono dalla peculiare composizione delle società in accomandita semplice e dalla distinzione tra soci accomandanti e soci accomandatari, che ne condiziona alcune specificità di disciplina. Dotate di valenza generale, esse si raccordano alla ratio della causa di sospensione della prescrizione e si attagliano, pertanto, anche alle società in nome collettivo.

3.2.- Tale causa di sospensione si correla al rapporto gestorio che vincola la società all’amministratore (sentenza n. 322 del 1998, punto 4. del Considerato in diritto) e si atteggia in termini unitari con riguardo alle esigenze di tutela della società.

In particolare, durante la permanenza in carica degli amministratori, è più difficile per la società acquisire compiuta conoscenza degli illeciti che essi hanno commesso e determinarsi a promuovere le azioni di responsabilità.

La ratio della causa di sospensione non risiede, dunque, nel dato formalistico della coincidenza tra attore e convenuto, tipica di un giudizio instaurato dalla società contro l’amministratore. Questa circostanza non chiarisce la specificità della causa di sospensione, che opera a beneficio di una sola parte, la società, e si prefigge di tutelarne la posizione.

La contrapposizione di interessi tra società e amministratori, che ostacola un’azione efficace e tempestiva della società, non ha alcuna attinenza con la personalità giuridica.

Le discriminazioni, legate a un dato estrinseco, sono disarmoniche rispetto alla ratio che ispira la disciplina della sospensione della prescrizione.

A fronte delle difficoltà operative, insite nell’accertamento degli illeciti degli amministratori ancora in carica, la personalità giuridica non configura un elemento qualificante e idoneo a tracciare un discrimine ragionevole tra le diverse società.

L’irragionevolezza di un criterio distintivo così congegnato si coglie anche sotto altri profili.

Se la personalità giuridica definisce la completa alterità tra la società e i soci che ne fanno parte, un fenomeno di unificazione soggettiva emerge anche nelle società di persone, che si pongono come autonomo centro di imputazione di diritti e obblighi, distinto rispetto alle persone dei soci (art. 2266, primo comma, cod. civ., che riconduce direttamente alla società l’acquisizione di diritti e l’assunzione di obbligazioni).

Dalla diversa conformazione della soggettività non possono scaturire diversità così gravide di conseguenze sulla disciplina delle azioni di responsabilità contro gli amministratori, tema di per sè estraneo alle mutevoli graduazioni della soggettività degli enti.

Un criterio distintivo, calibrato sulla personalità giuridica, si palesa irragionevole in un contesto normativo che registra, tra i molteplici tipi sociali, confini sempre più fluidi e ricorrenti occasioni di osmosi.

In un sistema che assegna all’autonomia privata un ruolo di cruciale importanza (art. 2479 cod. civ.), le società a responsabilità limitata, pur provviste di personalità giuridica, possono mutuare dalle società di persone alcuni tratti caratteristici dei modelli organizzativi.

Una società di persone, composta da soci che non partecipino tutti all’amministrazione (art. 2261, primo comma, cod. civ.), non è meno bisognosa di tutela di una società di capitali, in cui l’organizzazione corporativa e il sistema di contrappesi e di controlli apprestano una protezione più incisiva contro gli abusi degli amministratori.

È arbitraria, pertanto, la scelta di diversificare la decorrenza dei termini di prescrizione in base a un elemento, la personalità giuridica, che non soltanto vede attenuarsi il suo ruolo di fattore ordinante della disciplina societaria, ma non ha portata scriminante per il diverso aspetto della responsabilità degli amministratori per gli illeciti commessi durante la permanenza in carica.

4.- Restano assorbite le censure, che evocano un pregiudizio al diritto di azione delle società in nome collettivo (art. 24 Cost.).

 

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

 

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finchè sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 dicembre 2015.

 

F.to:

Alessandro CRISCUOLO, Presidente

Silvana SCIARRA, Redattore

Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere

 

Depositata in Cancelleria l’11 dicembre 2015.

 

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Gabriella Paola MELATTI

AZIONE DI RIVENDICAZIONE DELLA PROPRIETA’ – USUCAPIONE – POSSESSO – AZIONE DIRETTA VERSO IL PROPRIETARIO DEL BENE **

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 28 agosto 2015, n. 17270, in www.cassazione.net)

L’azione con cui, a qualsiasi titolo, si rivendica una proprietà (nel caso concreto a titolo di usucapione) deve essere diretta esclusivamente nei confronti di chi possiede il bene o ne è proprietario nel momento in cui viene proposta la domanda e non anche nei confronti dei precedenti danti causa che non hanno veste di litisconsorti necessari.

Infatti «nessuna rilevanza potrebbe attribuirsi ai fini della eventuale interruzione del decorso termine utile per l’usucapione ad atti dispositivi del proprietario non diretti al recupero del possesso, non comportando gli stessi alcun trasferimento dello ius possessionis esercitato dal possessore».

In base a tali principi è stato accolto il ricorso presentato da una donna che aveva proposto opposizione di terzo avverso l’azione di esecuzione promossa da una società mediante il pignoramento di un terreno. In particolare, ella aveva evidenziato come sul terreno fosse stato edificato da più di venti anni un fabbricato del quale voleva le fosse riconosciuta la proprietà, per usucapione.

La Corte di Cassazione “ribalta” così le considerazioni poste alla base della sentenza d’Appello nella quale si era sostenuto che il Comune ove era ubicato il bene (in realtà estraneo al giudizio) era da considerare litisconsorzio necessario, in quanto l’ente pubblico era stato proprietario dei beni fino al momento in cui l’immobile era stato trasferito al padre della donna. Segnatamente, senza la partecipazione del Comune al procedimento di usucapione, non si sarebbe potuto computare l’intero periodo utile all’usucapione.