DONAZIONE MODALE – AZIONE REVOCATORIA ORDINARIA

(Corte d’Appello di Lecce, sezione trentatreesima, sentenza del 21 gennaio 2016, n. 33, in www.cassazione.net)

È inefficace nei confronti dei creditori l’atto di donazione stipulato dai genitori a favore dei figli ed avente ad oggetto il diritto di nuda proprietà di un

immobile con riserva del diritto di abitazione.

A tale proposito, «l’azione revocatoria ordinaria ha solo la funzione di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore la cui consistenza, per effetto dell’atto di disposizione posto in essere dal debitore, si sia ridotta in guisa da pregiudicare il diritto del creditore con l’azione espropriativa. In coerenza con tale sua unica funzione l’azione predetta, ove esperita vittoriosamente, non travolge l’atto di disposizione posto in essere dal debitore, ma semplicemente determina l’inefficacia di esso nei soli confronti del creditore che l’abbia esperita per consentire allo stesso di esercitare sul bene oggetto dell’atto, l’azione esecutiva per la realizzazione del credito».

A tale possibile conseguenza non si possono sottrarre i donatari, peraltro, consapevoli dell’esistenza del debito.

Nel caso concreto la Corte d’Appello di Lecce ha confermato la sentenza emessa dal giudice di prime cure e, dunque, la revocatoria della donazione

modale stipulata dai genitori a favore dei figli.

I giudici, infatti, hanno ritenuto provata la consapevolezza del debitore/donante del pregiudizio arrecato ai propri creditori con l’atto di donazione;

mentre non rileva la mancata conoscenza del debito da parte dei donatari.

 

DIVISIONE – ARTICOLO 34, COMMA 4, D.P.R. 131/1986 – MASSE PLURIME – ATTO INTER VIVOS – ESCLUSIONE *** (Cass.civ., sezione tributaria, sentenza del 13 aprile 2016, n. 7243, in www.cassazione.net)

«[L]’agevolazione di cui al quarto comma dell’articolo 34 d.P.R. 131/86 – secondo cui “le comunioni tra
i medesimi soggetti, che trovano origine in più titoli, sono considerate come una sola comunione se
l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte” – presuppone la natura successoria
mortis causa dell’ultimo atto di acquisizione patrimoniale alla comunione; dovendo pertanto essere
esclusa qualora la divisione abbia ad oggetto plurime masse comuni rivenienti da una pluralità di titoli
acquisitivi inter vivos, ancorché finalizzati ad anticipare l’assetto patrimoniale di una futura successione
a causa di morte».
La Cassazione evidenzia come la disciplina delle c.d. “masse plurime” operi solo se l’ultimo acquisto
ha natura mortis causa escludendo che, invece, l’agevolazione possa trovare luogo nell’ambito dei
trasferimenti tra vivi; è peraltro irrilevante la circostanza per la quale la stipulanda divisione abbia
l’intento di predisporre l’assetto della futura successione, cosicché, anche in questo caso, non è
possibile applicare l’aliquota dell’uno per cento.
In assenza di successione a causa di morte non è possibile considerare le comunioni come un’unica
massa, bensì, ci si trova in presenza di tante masse quanti sono i titoli di provenienza dei beni da
dividere, cosicché, l’atto con il quale viene sciolto lo stato di comunione ha natura traslativa e non
dichiarativa.
È stata così confermata la legittimità di un avviso di liquidazione emesso dall’Amministrazione
finanziaria in relazione ad un atto notarile avente ad oggetto la donazione di due immobili tra parenti in
linea retta, a seguito del quale era stata sciolta, senza conguaglio alcuno, la comunione in quote uguali
ed indivise venutasi a formare tra i donatari.

(Notiziario n. 14/2016 – Associazione Insignum)

L.E.10 – (INDIVIDUAZIONE DEI SOCI CHE DEVONO PRESTARE IL PROPRIO CONSENSO AD UNA SCISSIONE ASIMMETRICA – 1° pubbl. 9/15 – motivato 9/15).

Nella scissione asimmetrica il “consenso unanime” richiesto dall’art. 2506, comma 2 , c.c., deve intendersi come il consenso dei soli soci cui non siano assegnate partecipazioni in una o più società partecipanti alla scissione, siano esse la scissa o le beneficiarie.

Tale disposizione, infatti, non appare volta a derogare all’eventuale regola maggioritaria vigente nella società scissa per le decisioni dei soci, bensì a tutelare il diritto individuale di ciascun di essi a non essere estromesso dalle iniziative imprenditoriali cui partecipa.

A quanto sopra consegue che:

  1. a) il consenso dei soci alla scissione asimmetrica può essere prestato sia al momento dell’approvazione del relativo progetto sia antecedentemente che successivamente a tale momento, purché prima della stipula dell’atto di scissione;
  2. b) non è necessario che una scissione solo parzialmente asimmetrica sia approvata anche con il consenso di quei soci cui verranno assegnate partecipazioni in tutte le società risultanti dall’operazione.

ASSONIME – SISTEMI DI GARANZIA DEI DEPOSITI – RECEPITA LA DIRETTIVA EUROPEA ***

Il 9 marzo 2016 è entrato in vigore il decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 30 che attua la direttiva 2014/49/UE sui sistemi di garanzia dei depositi, apportando modifiche al Testo unico bancario.

L’adesione delle banche italiane a uno dei sistemi di garanzia dei depositi è obbligatoria: la mancata adesione o l’esclusione da un sistema di garanzia comporta la revoca dell’autorizzazione all’attività bancaria. I sistemi di garanzia dei depositi tutelano i depositanti delle banche italiane aderenti, incluse le loro succursali comunitarie e, se previsto dallo statuto, anche extracomunitarie, nonché i depositanti delle succursali italiane delle banche extracomunitarie e comunitarie aderenti. Il rimborso dei depositanti delle succursali italiane di banche comunitarie è effettuato dal sistema di garanzia italiano individuato dalla Banca d’Italia, per conto del sistema di garanzia dello Stato membro di origine e dopo che quest’ultimo gli ha fornito i fondi necessari.

L’ammontare massimo oggetto di rimborso è confermato in 100.000 euro per ciascun depositante. I depositi delle banche in risoluzione rientrano tra i depositi ammissibili al rimborso (fino a 100.000 euro) nei casi di applicazione del bail-in.

I sistemi di garanzia, quando effettuano i rimborsi, subentrano nei diritti dei depositanti nei confronti della banca nei limiti dei rimborsi effettuati.

La dotazione finanziaria dei sistemi di garanzia costituisce patrimonio autonomo distinto dal patrimonio del sistema di garanzia e da quello di ciascun aderente. Tale dotazione, che sarà raggiunta in modo graduale entro il 3 luglio 2024, è pari ad almeno lo 0,8 per cento dell’importo dei depositi protetti delle banche aderenti. Le modalità di finanziamento cambiano dall’attuale sistema ex post a un sistema ex ante: le banche aderenti versano contributi annuali proporzionati all’ammontare dei loro depositi protetti e al loro profilo di rischio. E’ previsto il versamento di contributi straordinari qualora il sistema di garanzia debba procedere al rimborso dei depositi protetti e la dotazione finanziaria risulti insufficiente.

Con riguardo ai termini di rimborso dei depositanti, è prevista una graduale diminuzione dagli attuali venti giorni lavorativi (fino al 31 dicembre 2018) a sette giorni lavorativi decorrenti dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa (a partire dal 1° gennaio 2024). Per il rimborso non è necessario presentare alcuna richiesta al sistema di garanzia.

Oltre al rimborso dei depositanti, è stabilito che i sistemi di garanzia:

– contribuiscono al finanziamento della risoluzione delle banche italiane e delle succursali italiane di banche extracomunitarie secondo le modalità stabilite dal decreto legislativo n. 180/2015, di attuazione della direttiva 2014/59/UE;

– possono intervenire in operazioni di cessione di attività, passività, aziende e rami di azienda, se il costo dell’intervento non supera il costo che il sistema dovrebbe prevedibilmente sostenere per il rimborso dei depositi;

– possono effettuare interventi nei confronti di banche italiane e di succursali italiane di banche extracomunitarie per superare lo stato di dissesto o di rischio di dissesto che dà l’avvio a una procedura di crisi, se il costo dell’intervento non supera il costo che il sistema dovrebbe prevedibilmente sostenere per effettuare altri interventi nei casi previsti dalla legge o dallo statuto.

Un sistema di garanzia può erogare prestiti su base volontaria a un altro sistema di garanzia, anche istituito in un altro Stato membro.

Il decreto legislativo n. 30/2016 prevede obblighi informativi in capo alle banche: esse devono fornire ai depositanti, gratuitamente e secondo le modalità stabilite dalla Banca d’Italia per i fogli informativi, le informazioni necessarie a individuare il sistema di garanzia pertinente e le esclusioni dalla relativa tutela. In tempo utile prima della conclusione del contratto o prima che il depositante sia vincolato da un’offerta, la banca deve consegnare al depositante, debitamente compilato, il “Modulo standard per le informazioni da fornire ai depositanti” previsto dall’allegato I della direttiva 2014/49/UE. L’avvenuta acquisizione del modulo da parte del depositante è attestata per iscritto o attraverso altro supporto durevole. Almeno una volta l’anno la banca deve fornire ai depositanti una versione aggiornata del modulo. Le comunicazioni periodiche alla clientela relative ai contratti di deposito (articolo 119 del TUB) devono contenere un riferimento al modulo standard, la conferma che il deposito è ammesso al rimborso e l’indicazione del sito web del sistema di garanzia pertinente.

I sistemi di garanzia dei depositanti riconosciuti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 30/2016 devono adeguarsi ai nuovi obblighi stabiliti dal decreto, secondo la tempistica indicata nell’articolo 4 del decreto legislativo.

PRESCRIZIONE – AZIONE REVOCATORIA – FONDO PATRIMONIALE – OPPONIBILITA’ – (Cass.civ, sezione terza, sentenza del 24 marzo 2016, n. 5889, in www.cassazione.net)

La costituzione di fondo patrimoniale rientra tra le convenzioni matrimoniali sicché «è soggetta alle
disposizioni dell’art. 162 cod. civ., [….] inclusa quella del quarto comma, che ne condiziona
l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio; mentre la
trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 cod. civ., resta degradata a mera
pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non
ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito
altrimenti della costituzione del fondo».
Di conseguenza il notaio che, dopo avere costituito un fondo patrimoniale, ometta di curare la relativa
annotazione in margine all’atto di matrimonio, risponde nei confronti dei proprietari dei beni conferiti nel
fondo del danno da essi patito in conseguenza dell’inopponibilità del vincolo di destinazione ai
creditori, a nulla rilevando che sia stata comunque eseguita la trascrizione dell’atto, giacché
quest’ultima non rende la costituzione del fondo patrimoniale opponibile ai terzi quando sia mancata la
suddetta annotazione, nemmeno nel caso in cui i terzi stessi ne avessero conoscenza.
In tema di azione revocatoria nei confronti del fondo patrimoniale, per quanto concerne il decorso del
termine di prescrizione, ricorda la Corte di Cassazione che, ai sensi dell’art. 2903 c.c. l’azione in
esame si prescrive in cinque anni decorrenti dalla data dell’atto, cosicché, ove sia richiesto dare
pubblicità all’atto per renderlo opponibile ai terzi, la prescrizione decorre da quando è data
effettivamente pubblicità che, nel caso del fondo patrimoniale, coincide con l’annotazione a margine
dell’atto di matrimonio, da cui l’atto diviene opponibile.

Insignum – Notiziario n. 12/2016

SOCIETA’ DI PERSONE – QUOTE FUORI DALLA COMUNIONE DI BENI – TRIB. PERUGIA, 21 LUGLIO 2015 – (Porracciolo, Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 10/9/2015)

Le partecipazioni in società di persone acquistate da uno dei coniugi sono escluse dal regime della

comunione legale di beni immediata. È quanto affermato dal giudice monocratico presso il Tribunale di Perugia in un caso nel quale una donna aveva adito l’autorità giudiziaria per sentir dichiarare che le partecipazioni in una società di persone agricola, costituita dal coniuge, pendente il regime di comunione legale dei beni, erano da considerare acquisti ai sensi dell’art. 177 lett. a) c.c.. Due anni dopo la costituzione, il marito aveva venduto al fratello (altro socio) la partecipazione in oggetto, per il prezzo di euro quarantaseimila e, dunque, la moglie, sul presupposto che detta quota rientrasse nella comunione dei beni, aveva chiesto la condanna del coniuge “al pagamento dell’equivalente secondo i valori correnti della ricostituzione della comunione” (art. 184, comma 3,

c.c.). Secondo l’autorità giudiziaria «il tema della comunione degli acquisti vede un panorama

interpretativo non sempre conforme, e ciò a causa della vaghezza terminologica con cui il legislatore ne individua l’oggetto». In particolare, secondo l’AG, affinché le partecipazioni sociali siano o meno acquisti “in comunione immediata” ex  art. 177, lett. a) c.c., rileva il regime di responsabilità cui è soggetto il coniuge socio. Qualora questi preservi la responsabilità limitata, come nel caso di partecipazioni in società di capitali, queste ultime rientrano nel regime della comunione

legale dei beni; in caso contrario (come per le partecipazioni in società di persone), esse sono

soggette al regime della c.d. comunione de residuo.

Tale posizione consapevolmente si pone in contrasto con quella assunta dalla Corte di Cassazione con pronuncia n. 2569/2009.