Assegnazione agevolata di beni ai soci – c’e ancora tempo!

Beni ai soci, c’è ancora tempo

Per i beni ai soci si conferma la riapertura, al 30 settembre 2017, dei termini appena scaduti (30/09/2016) per l’assegnazione agevolata. L’estromissione dell’immobile strumentale da parte dell’imprenditore individuale potrà essere eseguita, invece, nell’intervallo tra il 1° gennaio prossimo e il 31 maggio 2017.
Come anticipato […] nella bozza di ddl di bilancio per il 2017, trova collocazione la riapertura dei termini per la procedura di assegnazione dei beni ai soci o di estromissione, di cui ai commi da 115 a 121, dell’art. 1, della legge 208/2015 (Stabilità 2016).
Come indicato in tabella, il legislatore, almeno in questa bozza, ha previsto che le disposizioni richiamate siano applicabili anche alle «assegnazioni, trasformazioni e cessioni poste in essere successivamente al 30/09/2016», purché eseguite entro il nuovo termine del 30/09/2017»; si tratta, quindi di una riapertura dei termini e non di una proroga delle disposizioni agevolative.
Il pagamento delle imposte sostitutive (8%, 10,5% per le società di comodo e 13% per l’affrancamento eventuale delle riserve in sospensione) deve essere eseguito in due tranche, di cui una al 30/11/2017 (pari al 60% del dovuto) e una entro il 16/06/2018 (la parte che residua).

Fonte “Italia Oggi “

CESSIONE DI AZIENDA – BASE IMPONIBILE – ACCOLLO DI DEBITI

(Cass.civ., sezione sesta – tributaria, ordinanza del 25 novembre 2015, n. 24081, in www.ipsoa.it)
In tema di cessione di azienda, per determinare la base imponibile ai fini dell’imposta di registro, occorre tener conto anche dei debiti accollati siccome rileva non solo quanto effettivamente pagato, bensì, anche le passività trasferite alla parte acquirente.
È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 24081 del 25 novembre 2015.
La Suprema Corte sottolinea che la base imponibile sulla quale determinare l’imposta di registro dovuta in relazione ad un contratto di cessione di azienda non può prescindere dal calcolo di tutte le somme di cui viene gravata la parte acquirente e cioè, occorre considerare non solo quanto
effettivamente sborsato a titolo di prezzo, bensì, anche le somme “corrisposte” con modalità di pagamento differenti e idonee a sgravare l’alienante dai precedenti oneri come, ad esempio, l’accollo di un debito.
Più precisamente, secondo l’Agenzia delle Entrate non era stata corrisposta in maniera corretta l’imposta di registro in relazione ad una cessione di azienda siccome la base imponibile era stata determinata al netto dei debiti già in capo al cedente ed accollati dal cessionario. Per l’Ufficio, «nel
caso di cessione di ramo di azienda, o più in generale nel caso di compravendita, qualora si sia convenuto che parte del pagamento del prezzo avvenga mediante accollo, da parte dell’acquirente, dei debiti dell’alienante, tale accollo, costituirebbe modalità di adempimento dell’obbligazione dell’acquirente di pagare il prezzo della compravendita e quindi concorrerebbe a formare, ai sensi degli articoli 43, 52 e 21 del D.P.R. 131/86, la base imponibile soggetta all’imposta di registro sull’atto di cessione ex art. 51 D.P.R. 131/86».
Giunta la questione all’attenzione della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, quest’ultima aveva annullato l’avviso di accertamento relativo al recupero dell’imposta suppletiva di registro inerente il contratto di cessione di azienda oggetto di controversia ritenendo che l’imposta di registro fosse stata calcolata correttamente considerando il solo importo versato dal cessionario al cedente (“netto di cessione”).
Posizione disattesa dalla Corte di Cassazione tenuto conto che l’accollo di debiti rappresenta una modalità di adempimento dell’obbligazione dell’acquirente stesso di pagare il prezzo, pertanto, l’intero corrispettivo costituisce, ai sensi degli articoli 21, 43 e 51 del d.P.R. n. 131/1986, la base imponibile soggetta all’imposta di registro sull’atto di alienazione.
Secondo la Cassazione, «ai fini della determinazione dell’imponibile ex art. 51 T.U.R., i debiti aziendali che l’acquirente si sia accollato vanno dedotti dal valore delle attività accertate dall’Ufficio ai sensi del quarto comma, ma non dal valore dichiarato su cui sia stata liquidata l’imposta ai sensi del primo comma».

DETRAZIONE IRPEF – 36% – ACQUISTO DI UN’AUTORIMESSA – ASSENZA DI CONTRATTO PRELIMINARE – BONIFICO ANTERIORE ALL’ATTO

(Commissione Tributaria Regionale di Roma, sezione prima, sentenza del 27 luglio 2016, n. 4902/16,
in www.cassazione.net)
In ipotesi di acquisto di un’autorimessa da adibire a pertinenza di un’abitazione, al fine della detrazione dell’imposta Irpef (nella misura del 36%) è sufficiente che il bonifico della somma (da imputare all’acquisto di detta autorimessa), sia effettuato prima della compravendita dell’immobile.
Il contribuente, inoltre, ha diritto alla detrazione fiscale anche ove non sia stipulato un contratto preliminare avente ad oggetto l’acquisto della pertinenza e benché detto bonifico non sia fatto il giorno stesso del rogito di acquisto.
È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma, con sentenza del 27 luglio 2016, n. 4902/16.
Nel caso concreto, l’Agenzia delle Entrate si era attivata per ottenere il recupero dell’Imposta Irpef inerente l’acquisto di un’autorimessa costituente pertinenza di un’abitazione, sul presupposto che i contribuenti (acquirenti) non avessero diritto a detta detrazione dal momento che avevano effettuato i bonifici a favore della società venditrice prima della stipula dell’atto notarile di acquisto e non era stato registrato un contratto preliminare di acquisto. Essi, di conseguenza, non risultando né proprietari, né promissari acquirenti (del vano da adibire ad autorimessa e dell’abitazione principale), pertanto, ad avviso dell’Ufficio mancavano i presupposti per giustificare la detrazione.
Più precisamente, il bonifico munito della causale richiesta al fine della detrazione del 36% era stato effettuato in data 30 settembre 2002, mentre la compravendita era stata stipulata il 4 ottobre 2002, tuttavia, dall’atto ben risultava che il vano ad uso autorimessa era destinato a pertinenza
dell’appartamento in proprietà degli acquirenti. Ebbene, secondo la CTR, quest’ultima menzione è idonea a fornir la prova dell’esistenza del vincolo pertinenziale tra pertinenza e bene principale e giustifica la detrazione cosicché, nel caso di specie, il fatto che il bonifico fosse avvenuto alcuni giorni
prima dell’atto, è apparso ai giudici quale circostanza irrilevante e inidonea ad impedire l’ottenimento del beneficio fiscale.