DIRITTO DI USUFRUTTO TRASMESSO A CAUSA DI MORTE – RISERVA DEL DIRITTO DI USUFRUTTO – ESTINZIONE

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 14 ottobre 2015, n. 20788, in IusExplorer)

In caso di donazione con riserva del diritto di usufrutto, esso si estingue con la morte dell’usufruttuario (donante riservatario), ai sensi dell’articolo 979 cod.civ., sicché non può essere trasmesso a causa di morte. Diverso è il caso del legato di usufrutto disposto da parte del testatore che al momento
dell’apertura della successione era proprietario del diritto di piena proprietà della cosa legata in quanto, in questo caso, è possibile scindere l’usufrutto e la nuda proprietà disponendo dell’usufrutto a titolo di legato.
Così decide la Corte di Cassazione con sentenza del 14 ottobre 2015, n. 20788.
Il caso analizzato dalla Suprema Corte consente di fare il punto sulla trasmissibilità del diritto di usufrutto in forza di successione testamentaria, considerando sia il caso nel quale il testatore sia titolare del diritto di piena proprietà, sia il caso nel quale sia titolare del solo diritto di usufrutto.
Ebbene, i giudici hanno chiarito che la facoltà di disposizione di cui gode il testatore è correlata all’estensione del diritto reale, cosicché:
– ove si tratti di diritto di piena proprietà, il testatore può decidere di scorporarlo ed attribuire, con effetti dall’apertura della sua successione, il diritto di nuda proprietà ad un erede o legatario e parimenti il diritto di usufrutto ad un altro erede o legatario;
invece,
– ove si tratti di diritto di usufrutto, dal momento che la sua durata è commisurata alla vita dell’usufruttuario, il diritto reale minore si estingue con il decesso del testatore usufruttuario (salvo il caso particolare nel quale il testatore sia titolare del diritto di usufrutto correlato alla durata della vita di
un terzo o a termine, nel quale caso la durata del diritto reale minore è legata alla vita del primo usufruttuario o al termine).
Ebbene, come osservato, il donante che si è riservato il diritto di usufrutto non ne può disporre a causa di morte in quanto detto diritto è correlato alla sua vita e chiaramente si estingue con la sua morte.
In relazione alla natura giuridica della donazione con riserva di usufrutto per sé e dopo di sé a favore di altri, ai sensi dell’articolo 796 cod.civ., alla tesi che vi ravvisa un doppio negozio si contrappone quella che ritiene si tratti di un unico negozio giuridico contraddistinto da due vicende che si concretano con lo smembramento del diritto di proprietà in diritto di usufrutto, che rimane nella titolarità del donante, e nella nuda proprietà, che viene trasferita al donatario.

IMPRESA FAMILIARE – IRAP – FAMILIARI COLLABORATORI OCCASIONALI – IMPRENDITORE FAMILIARE DEBENZA

(Cass.civ., sezione sesta, ordinanza del 24 novembre 2016, n. 24060, in QdD)

In tema di impresa familiare (ex articolo 230 bis cod.civ.), l’imprenditore è tenuto a pagare l’I.R.A.P. (imposta sulle attività produttive) anche se i familiari collaborano sporadicamente nell’impresa.
È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 24 novembre 2016, n. 24060.
Tutti coloro che producono reddito di impresa, sia essa commerciale o agricola, sono tenuti al versamento dell’imposta regionale sulle attività
produttive, ai sensi del d.lgs. n. 446 del 1997, laddove non espressamente esentati e, sono gravate dal pagamento di detta imposta anche le imprese
familiari.
La Suprema Corte argomenta la decisione affermando che «mentre il reddito derivante dall’impresa familiare e risultante dalla dichiarazione dei redditi viene imputato, a determinate condizioni, proporzionalmente alla rispettiva quota di partecipazione dei partecipanti (ma l’imprenditore deve essere titolare come minimo del 51%), l’imprenditore familiare, non i familiari collaboratori, è anche soggetto passivo IRAP, in quanto detta imposta colpisce il valore della produzione netta dell’impresa e la collaborazione dei partecipanti all’impresa familiare integra quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (etero – organizzazione dell’esercente l’attività)».

ESTINZIONE ANTICIPATA – CONTRATTO DI MUTUO – PROCEDIMENTO SEMPLIFICATO BERSANI – MUTUO CONTRATTO PRIMA DELLA DISCIPLINA C.D. BERSANI

(Trib. Bologna, sezione seconda, sentenza del 3 giugno 2016, n. 1445, in Ipsoa)

La normativa c.d. “Bersani”, introdotta con D.L. 31 gennaio 2007 n. 7 convertito in L. 2 aprile 2007, n. 40, si applica anche nell’ipotesi in cui il contratto sia stato stipulato prima dell’entrata in vigore di detta disciplina, con particolare riferimento ai temi dell’estinzione anticipata e portabilità dei contratti di mutuo.
È quanto chiarito dal Tribunale di Bologna con sentenza del 3 giugno 2016, n. 1445.
Nel caso concreto, la parte mutuataria di un contratto di mutuo a tasso variabile, garantito da ipoteca ed avente durata di venticinque anni, aveva citato in giudizio un istituto di credito, quale successore (incorporante) di un altro istituto di credito con il quale essa parte attrice aveva contratto. Cronologicamente, la stipula del mutuo risaliva al giorno 2 ottobre 2003 ma il finanziamento era stato estinto prima della scadenza originariamente convenuta, ossia, nel mese di febbraio 2008.
Particolarità della fattispecie in esame è che il «contratto prevedeva, all’art. 7, che qualora avesse esercitato la facoltà di estinzione entro la scadenza della sessantesima rata di ammortamento (come in effetti avvenuto) la parte mutuataria avrebbe dovuto pagare una “indennità di estinzione
pari al 3% calcolata sul debito residuo alla data di estinzione secondo la seguente formula: debito residuo x 3/100″».
Tenuto conto che la clausola era contenuta in un contratto risalente all’anno 2003 e che con la riforma Bersani la disciplina ha subito significative modifiche, ad avviso della parte attrice (e parte mutuataria), la penale (recte: l’indennità di estinzione) determinata nella misura del 3%, non era dovuta, tenuto conto che la novella ha determinato detta indennità entro il tetto massimo dello 0,50% dell’importo residuo.
Questa misura, infatti, risulta dall’accordo stipulato il giorno 2 maggio 2007 tra ABI e associazioni dei consumatori, ai sensi dell’articolo 7, comma 5 del Decreto-legge 31 gennaio 2007, n.7.
Dal momento che gli attori avevano pagato alla Banca una somma a titolo di penale per anticipata estinzione del contratto di mutuo, determinata nella misura del 3% dell’importo residuo, a loro dire, essi avevano diritto ad ottenere la parziale restituzione di quanto pagato, oltre ad aver diritto al risarcimento dei danni “materiali” (determinabili nelle maggiori spese sostenute e negli interessi, tanto a titolo di danno emergente, quanto a titolo di lucro cessante), connessi alla necessità di stipulare con un’altra Banca un mutuo maggiore di quello che avrebbero dovuto contrarre se la convenuta si fosse conformata al dettato legislativo, oltre ai danni “morali” ed “esistenziali”.
In breve, ad avviso dei ricorrenti, l’estinzione anticipata del contratto non doveva essere tassata secondo le previsioni del contratto, bensì, applicando il regime di favore previsto nel decreto Bersani (nell’ottica di incentivare il sistema bancario) e, quindi, secondo le regole del sopracitato accordo che
ha posto condizioni molto più favorevoli per il consumatore in ipotesi di estinzione anticipata di contratti di mutuo.
Ebbene, i giudici considerano che «l’estinzione del precedente contratto di mutuo non era l’obiettivo, il risultato ultimo, degli attori, ma solo uno strumento per poter sostenere, a condizioni migliori e per effetto di sostituzione del mutuo originario (grazie dunque alla stipula di un nuovo contratto con altra banca), i costi relativi all’acquisto della prima casa»; di conseguenza, «nella specie […] si verte[va] in ipotesi di rinegoziazione del mutuo originario nella forma di estinzione del precedente mutuo e di stipula di un nuovo mutuo con surrogazione del nuovo mutuante nella garanzia
ipotecaria», con conseguente applicazione della disciplina relativa alla c.d. “portabilità” del mutuo contratto per l’acquisto della prima casa.
Proprio per questo motivo, nel caso concreto si doveva richiamare non solo la disciplina posta nell’articolo 7 del decreto Bersani, bensì, anche quelle contenuta nel successivo articolo 8 posto in tema di “portabilità” dei contratti di mutuo.

 

CONTRATTO CONCLUSO DAL FALSUS PROCURATOR – FATTISPECIE SOGGETTIVAMENTE COMPLESSA – NECESSITA’ DELLA RATIFICA

(Cass.civ., sezione terza, sentenza del 10 novembre 2016, n. 22891, in Giuffrè)

«Il contratto stipulato dal falsus procurator non è un contratto nullo, né annullabile, ma costituisce una fattispecie soggettivamente complessa, la quale necessita della ratifica del dominus per produrre effetti nei confronti di quest’ultimo». Si tratta di un negozio «“in itinere” o in stato di
pendenza, suscettibile di perfezionamento attraverso la ratifica, oppure, secondo altra preferibile impostazione, [si tratta di un] negozio non invalido né imperfetto, ma soltanto inefficace, quindi sottoposto alla condizione di efficacia della ratifica da parte del dominus».
Ove il falsus procurator abbia contratto in nome e per conto di una società, la ratifica deve provenire dall’organo rappresentativo di detta società e deve essere esplicitata in modo espresso ed inequivocabile la volontà di far propri gli effetti del contratto stipulato sotto falso nome.
È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 10 novembre 2016, n. 22891.
Il caso concreto ha riguardato il giudizio di opposizione relativo ad un decreto ingiuntivo chiesto ed ottenuto da una Banca, nei confronti di una società a responsabilità limitata, del suo amministratore (quale coobbligato in proprio) e di un ulteriore fideiussore, emesso in ragione di un contratto di finanziamento stipulato per l’acquisto di un’automobile. Proposta opposizione avverso il decreto ingiuntivo da parte della società ingiunta (amministratore e fideiussore), gli opponenti avevano contestato la veridicità delle sottoscrizioni apposte nel contratto di finanziamento, cosicché l’Autorità giudiziaria aveva ordinato fosse eseguita una consulenza tecnica d’ufficio grafologica. Dalle risultanze della perizia (c.t.u.) era emersa la falsità della sola sottoscrizione dell’amministratore della società e la veridicità di quella del fideiussore, di conseguenza, era stata ordinata la parziale revoca del decreto ingiuntivo.
Giunta la questione all’attenzione della Suprema Corte di Cassazione, quest’ultima ritiene di dover ricondurre la fattispecie in esame ad un “contratto stipulato sotto nome altrui” o meglio ad un contratto con “sostituzione di persona” e usurpazione del nome del legale rappresentante della società divenuta intestataria del bene acquistato con il finanziamento. Una volta considerate le ricostruzioni della dottrina circa la figura giuridica in esame, i giudici giungono a qualificare la fattispecie come «spendita indebita del nome del (legale rappresentante del) la società», «[c]on la precisazione […] che l’ipotesi non [era] immediatamente riconducibile a quella della rappresentanza diretta, essendo tuttavia possibile l’applicazione in via analogica della relativa disciplina codicistica. Quindi, la società, della quale [era] mancato il consenso ab origine, [era in ogni caso] tutelata con l’inefficacia del
contratto di finanziamento, al quale [era] rimasta estranea».
In conclusione, il contratto doveva essere considerato inefficace pur essendo possibile ratificarlo (ad opera della società).

 

I NUOVI OBBLIGHI INFORMATIVI PER I CONTRATTI DI CREDITO –

Il decreto legislativo n. 72 del 21 aprile 2016, nell’attuare la direttiva 2014/17/UE, introduce alcune modiche al decreto legislativo n. 385 del 1° settembre 1993 (TUB), nonché al decreto legislativo n. 241 del 14 gennaio 2010.

Le disposizioni in esame sono entrate in vigore il primo novembre 2016, per quanto occorra segnalare che la disciplina di riferimento risulta dal combinato disposto del testo del decreto legislativo n. 72 del 2016, del D.M. 29 settembre 2016 emanato dal CICR e riguardante l’attuazione del capo I-bis del TUB nonché della Circolare della Banca d’Italia del 30 settembre 2016 .

 

DECRETO LEGISLATIVO 21 aprile 2016, n. 72  

Attuazione della direttiva 2014/17/UE, in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali nonché modifiche e integrazioni del titolo VI-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sulla disciplina degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi e del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141. (16G00087)

(GU Serie Generale n.117 del 20-5-2016)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la direttiva 2014/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 febbraio 2014 in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 1093/2010;

Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea;

Vista la legge 9 luglio 2015, n. 114, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2014, ed, in particolare, l’articolo 1, comma 1, e l’allegato B, n. 13;

Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;

Visto il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, recante attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché modifiche del titolo VI del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi;

Visto il decreto legislativo 14 dicembre 2010, n. 218, recante modifiche e integrazioni al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141;

Visto il decreto legislativo 19 settembre 2012, n. 169, recante ulteriori modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 20 gennaio 2016;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 5 aprile 2016, con il quale il Presidente del Consiglio dei ministri, dott. Matteo Renzi, è stato incaricato di reggere, ad interim, il Ministero dello sviluppo economico;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 20 aprile 2016;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dello sviluppo economico e della giustizia;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (testo unico bancario)

  1. All’articolo 115 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
  2. a) al comma 1 la parola: «capo» è sostituita dalla seguente: «titolo»;
  3. b) al comma 3 le parole: «dal capo II» sono sostituite dalle seguenti: «dai capi I-bis e II».
  4. Al Titolo VI dopo il Capo I del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, è inserito il seguente:

 

«Capo I-bis Credito immobiliare ai consumatori

Art. 120-quinquies (Definizioni). – 1. Nel presente capo, l’espressione:

  1. a) «Codice del consumo» indica il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206;
  2. b) «consumatore» indica una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta;
  3. c) «contratto di credito» indica un contratto di credito con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria, quando il credito è garantito da un’ipoteca sul diritto di proprietà o su altro diritto reale avente a oggetto beni immobili residenziali o è finalizzato all’acquisto o alla conservazione del diritto di proprietà su un terreno o su un immobile edificato o progettato;
  4. d) «costo totale del credito» indica gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, a eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza;
  5. e) «finanziatore» indica un soggetto che, essendo abilitato a erogare finanziamenti a titolo professionale nel territorio della Repubblica, offre o stipula contratti di credito;
  6. f) «importo totale del credito» indica il limite massimo o la somma totale degli importi messi a disposizione in virtù di un contratto di credito;
  7. g) «intermediario del credito» indica gli agenti in attività finanziaria, i mediatori creditizi o qualsiasi altro soggetto, diverso dal finanziatore, che nell’esercizio della propria attività commerciale o professionale svolge, a fronte di un compenso in denaro o di altro vantaggio economico oggetto di pattuizione e nel rispetto delle riserve di attività previste dalla legislazione vigente, almeno una delle seguenti attività:

1) presentazione o proposta di contratti di credito ovvero altre attività preparatorie in vista della conclusione di tali contratti;

2) conclusione di contratti di credito per conto del finanziatore;

  1. h) «servizio accessorio connesso con il contratto di credito» indica un servizio offerto al consumatore in combinazione con il contratto di credito;
  2. i) «servizio di consulenza» indica le raccomandazioni personalizzate fornite al consumatore ai sensi dell’articolo 120-terdecies in merito a una o più operazioni relative a contratti di credito; l’offerta di contratti di credito e le attività indicate negli articoli 120-octies, 120-novies, 120-decies, 120-undecies, 120-duodecies non implicano un servizio di consulenza;
  3. l) «supporto durevole» indica ogni strumento che permetta al consumatore di conservare le informazioni che gli sono personalmente indirizzate in modo da potervi accedere in futuro per un periodo di tempo adeguato alle finalità cui esse sono destinate e che permetta la riproduzione identica delle informazioni memorizzate;
  4. m) «Tasso annuo effettivo globale» o «TAEG» indica il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito;
  5. n) «valuta estera» indica una valuta diversa da quella in cui, al momento della conclusione del contratto, il consumatore percepisce il proprio reddito o detiene le attività con le quali dovrà rimborsare il finanziamento ovvero una valuta diversa da quella avente corso legale nello Stato membro dell’Unione europea in cui il consumatore ha la residenza al momento della conclusione del contratto.
  6. Nel costo totale del credito sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte. Sono inoltre inclusi i costi della valutazione dei beni se essa è necessaria per ottenere il credito. Sono esclusi i costi di connessi con la trascrizione dell’atto di compravendita del bene immobile e le eventuali penali pagabili dal consumatore per l’inadempimento degli obblighi stabiliti nel contratto di credito.
  7. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, stabilisce le modalità di calcolo del TAEG, secondo le disposizioni della direttiva 2014/17/UE e del presente decreto.

Art. 120-sexies (Ambito di applicazione). – 1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai contratti di credito, comunque denominati, a eccezione dei seguenti casi:

  1. a) contratti di credito in cui il finanziatore:

1) concede una tantum o periodicamente una somma di denaro o eroga credito sotto altre forme in cambio di una somma derivante dalla vendita futura di un bene immobile residenziale o di un diritto reale su un bene immobile residenziale; e;

2) non chiede il rimborso del credito fino al verificarsi di uno o più eventi specifici afferenti la vita del consumatore, salvo in caso di violazione, da parte del consumatore, dei propri obblighi contrattuali che consenta al finanziatore di domandare la risoluzione del contratto di credito;

  1. b) contratti di credito mediate i quali un datore di lavoro, al di fuori della sua attività principale, concede ai dipendenti crediti senza interessi o a un TAEG inferiore a quello prevalente sul mercato e non offerti al pubblico in genere;
  2. c) contratti di credito, individuati dalla legge, relativi a prestiti concessi a un pubblico ristretto, con finalità di interesse generale, che non prevedono il pagamento di interessi o prevedono tassi inferiori a quelli prevalenti sul mercato oppure ad altre condizioni più favorevoli per il consumatore rispetto a quelle prevalenti sul mercato e a tassi debitori non superiori a quelli prevalenti sul mercato;
  3. d) contratti di credito in cui il credito è concesso senza interessi o ulteriori oneri, a esclusione di quelli per il recupero dei costi direttamente connessi all’ipoteca;
  4. e) contratti di credito nella forma dell’apertura di credito, qualora il credito sia da rimborsare entro un mese;
  5. f) contratti di credito risultanti da un accordo raggiunto davanti a un giudice o altra autorità prevista dalla legge;
  6. g) contratti di credito relativi alla dilazione, senza spese, del pagamento di un debito esistente, se non comportano l’iscrizione di un’ipoteca;
  7. h) contratti di credito non garantiti finalizzati alla ristrutturazione di un bene immobile residenziale;
  8. i) contratti di credito in cui la durata non è determinata o in cui il credito deve essere rimborsato entro dodici mesi ed è destinato ad essere utilizzato come finanziamento temporaneo in vista di altre soluzioni per finanziarie l’acquisto della proprietà di un bene immobile.

Art. 120-septies (Principi generali). – 1. Il finanziatore e l’intermediario del credito, nell’ambito delle attività disciplinate dal presente capo:

  1. a) si comportano con diligenza, correttezza, e trasparenza, tenendo conto dei diritti e degli interessi dei consumatori;
  2. b) basano la propria attività sulle informazioni rilevanti riguardanti la situazione del consumatore, su ogni bisogno particolare che questi ha comunicato, su ipotesi ragionevoli con riguardo ai rischi cui è esposta la situazione del consumatore per la durata del contratto di credito.

Art. 120-octies (Pubblicità). – 1. Fermo restando quanto previsto dalla parte II, titolo III, del Codice del consumo, gli annunci pubblicitari relativi a contratti di credito sono effettuati in forma corretta, chiara e non ingannevole. Essi non contengono formulazioni che possano indurre nel consumatore false aspettative sulla disponibilità o il costo del credito.

  1. Gli annunci pubblicitari che riportano il tasso di interesse o altre cifre concernenti il costo del credito indicano le seguenti informazioni di base, in maniera chiara, precisa, evidenziata e, a seconda del mezzo usato, facilmente leggibile o udibile:
  2. a) il finanziatore o, se del caso, l’intermediario del credito;
  3. b) se del caso, il fatto che il contratto di credito sarà garantito da un’ipoteca su beni immobili residenziali oppure su un diritto reale avente a oggetto beni immobili residenziali;
  4. c) il tasso d’interesse, precisando se fisso o variabile o una combinazione dei due tipi, corredato di informazioni dettagliate relative alle commissioni e agli altri oneri compresi nel costo totale del credito per il consumatore;
  5. d) l’importo totale del credito;
  6. e) il TAEG, che deve avere un’evidenza all’interno dell’annuncio almeno equivalente a quella di ogni tasso di interesse;
  7. f) l’esistenza di eventuali servizi accessori necessari per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni pubblicizzate, qualora i costi relativi a tali servizi non siano inclusi nel TAEG in quanto non determinabili in anticipo;
  8. g) la durata del contratto di credito, se determinata;
  9. h) se del caso, l’importo delle rate;
  10. i) se del caso, l’importo totale che il consumatore è tenuto a pagare;
  11. l) se del caso, il numero delle rate;
  12. m) in caso di finanziamenti in valuta estera, un’avvertenza relativa al fatto che eventuali fluttuazioni del tasso di cambio potrebbero incidere sull’importo che il consumatore è tenuto a pagare.
  13. Le informazioni elencate al comma 2, lettere c), d), e), f), g), h), i), l), sono specificate con l’impiego di un esempio rappresentativo.
  14. Il CICR, su proposta della Banca d’Italia, precisa le caratteristiche delle informazioni da includere negli annunci pubblicitari, le modalità per la loro divulgazione e i criteri per la definizione dell’esempio rappresentativo.

Art. 120-novies (Obblighi precontrattuali). – 1. Il finanziatore o l’intermediario del credito mette a disposizione del consumatore, in qualsiasi momento, un documento contenente informazioni generali chiare e comprensibili sui contratti di credito offerti, su supporto cartaceo o altro supporto durevole. Il documento precisa anche:

  1. a) le informazioni e le evidenze documentali che il consumatore deve fornire ai sensi dell’articolo 120-undecies, comma 1, e il termine entro il quale esse devono essere fornite;
  2. b) l’avvertimento che il credito non può essere accordato se la valutazione del merito creditizio non può essere effettuata a causa della scelta del consumatore di non fornire le informazioni o gli elementi di verifica necessari alla valutazione;
  3. c) se verrà consultata una banca dati, in conformità dell’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;
  4. d) se del caso, la possibilità di ricevere servizi di consulenza.
  5. Il finanziatore o l’intermediario del credito fornisce al consumatore le informazioni personalizzate necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, valutarne le implicazioni e prendere una decisione informata in merito alla conclusione di un contratto di credito. Le informazioni personalizzate sono fornite su supporto cartaceo o su altro supporto durevole attraverso la consegna del modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato». Il modulo è consegnato tempestivamente dopo che il consumatore ha fornito le informazioni necessarie circa le sue esigenze, la sua situazione finanziaria e le sue preferenze in conformità all’articolo 120-undecies, comma 1, e comunque in tempo utile, prima che il consumatore sia vincolato da un contratto di credito o da un’offerta. Le informazioni aggiuntive che il finanziatore o l’intermediario del credito debba o voglia fornire al consumatore sono riportate in un documento distinto.
  6. Prima della conclusione del contratto di credito, il consumatore ha diritto a un periodo di riflessione di almeno sette giorni per confrontare le diverse offerte di credito sul mercato, valutarne le implicazioni e prendere una decisione informata. Durante il periodo di riflessione, l’offerta è vincolante per il finanziatore e il consumatore può accettare l’offerta in qualunque momento.
  7. Quando al consumatore è proposta un’offerta vincolante per il finanziatore, l’offerta è fornita su supporto cartaceo o su altro supporto durevole e include la bozza del contratto di credito; essa è accompagnata dalla consegna del modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato» se:
  8. a) il modulo non è stato fornito in precedenza al consumatore; o
  9. b) le caratteristiche dell’offerta sono diverse dalle informazioni contenute nel modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato» precedentemente fornito.
  10. Il finanziatore o l’intermediario del credito fornisce al consumatore chiarimenti adeguati sui contratti di credito ed eventuali servizi accessori proposti, in modo che questi possa valutare se il contratto di credito e i servizi accessori proposti siano adatti alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria.
  11. Il CICR, su proposta della Banca d’Italia, detta disposizioni di attuazione del presente articolo, anche con riferimento a:
  12. a) il contenuto, i criteri di redazione, le modalità di messa a disposizione delle informazioni precontrattuali;
  13. b) le modalità e la portata dei chiarimenti da fornire al consumatore ai sensi del comma 5;
  14. c) gli obblighi specifici da osservare nei casi di comunicazioni mediante telefonia vocale, anche prevedendo informazioni aggiuntive rispetto a quanto previsto dall’articolo 67-novies del Codice del consumo;
  15. d) l’informazione da rendere al consumatore sul contenuto e sui possibili effetti dell’accordo previsto dall’articolo 120-quinquiesdecies, comma 3.

Art. 120-decies (Obblighi di informazione relativi agli intermediari del credito). – 1. L’intermediario del credito, in tempo utile prima dell’esercizio di una delle attività di intermediazione del credito, fornisce al consumatore almeno le seguenti informazioni, su supporto cartaceo o su altro supporto durevole:

  1. a) la denominazione e la sede dell’intermediario del credito;
  2. b) il registro in cui è iscritto, il numero di registrazione e i mezzi esperibili per verificare la registrazione;
  3. c) se l’intermediario del credito è soggetto a vincolo di mandato o opera in via esclusiva con uno o più finanziatori; in questo caso, l’intermediario del credito indica la denominazione del finanziatore o dei finanziatori per i quali opera. L’intermediario del credito può dichiarare di essere indipendente se è un consulente indipendente ai sensi dell’articolo 120-terdecies, comma 2;
  4. d) se presta servizi di consulenza;
  5. e) se previsto, il compenso che il consumatore deve versare all’intermediario del credito per i suoi servizi o, ove non sia determinato, il metodo per il calcolo di tale compenso;
  6. f) le procedure attraverso le quali i consumatori o le altre parti interessate possono presentare reclami nei confronti dell’intermediario del credito e le modalità di accesso a un meccanismo extragiudiziale di reclamo e di ricorso, ove esistente;
  7. g) l’esistenza e, se noto, l’importo di eventuali commissioni o altre somme che il finanziatore o terzi dovranno versare all’intermediario del credito per i servizi dallo stesso prestati in relazione al contratto di credito. Se l’importo non è noto al momento della comunicazione, l’intermediario del credito informa il consumatore che l’importo effettivo sarà comunicato in una fase successiva nel modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato»;
  8. h) se l’intermediario del credito richiede il pagamento di un compenso da parte del consumatore e riceve anche una commissione da parte del finanziatore o da un terzo, la spiegazione circa l’eventuale detrazione della commissione, in tutto o in parte, dal compenso corrisposto dal consumatore stesso;
  9. i) se l’intermediario del credito riceve commissioni da uno o più finanziatori, il diritto del consumatore di chiedere e ottenere informazioni indicate al comma 2.
  10. Nel caso indicato al comma 1, lettera i), l’intermediario del credito, su richiesta del consumatore, fornisce a quest’ultimo informazioni comparabili sull’ammontare delle commissioni percepite da ciascun finanziatore.
  11. Ai fini del calcolo del TAEG da inserire nel modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato», l’intermediario del credito comunica al finanziatore l’eventuale compenso che il consumatore è tenuto a versargli in relazione ai servizi di intermediazione del credito.
  12. Gli intermediari del credito assicurano che, in aggiunta alle informazioni previste dal presente articolo, i propri collaboratori e dipendenti comunichino al consumatore, al momento di contattarlo o prima di trattare con lo stesso, la qualifica in base alla quale operano e l’intermediario del credito che essi rappresentano.

Art. 120-undecies (Verifica del merito creditizio). – 1. Prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore svolge una valutazione approfondita del merito creditizio del consumatore, tenendo conto dei fattori pertinenti per verificare le prospettive di adempimento da parte del consumatore degli obblighi stabiliti dal contratto di credito. La valutazione del merito creditizio è effettuata sulla base delle informazioni sulla situazione economica e finanziaria del consumatore necessarie, sufficienti e proporzionate e opportunamente verificate.

  1. Le informazioni di cui al comma 1 comprendono quelle fornite dal consumatore anche mediante l’intermediario del credito; il finanziatore può chiedere chiarimenti al consumatore sulle informazioni ricevute, se necessario per consentire la valutazione del merito creditizio.
  2. Il finanziatore non risolve il contratto di credito concluso con il consumatore nè vi apporta modifiche svantaggiose per il consumatore, ai sensi dell’articolo 118, in ragione del fatto che la valutazione del merito creditizio è stata condotta scorrettamente o che le informazioni fornite dal consumatore prima della conclusione del contratto di credito ai sensi del comma 1 erano incomplete, salvo che il consumatore abbia intenzionalmente omesso di fornire tali informazioni o abbia fornito informazioni false.
  3. Prima di procedere a un aumento significativo dell’importo totale del credito dopo la conclusione del contratto di credito, il finanziatore svolge una nuova valutazione del merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni aggiornate, a meno che il credito supplementare fosse previsto e incluso nella valutazione del merito creditizio originaria.
  4. Quando la domanda di credito è respinta, il finanziatore informa il consumatore senza indugio del rifiuto e, se del caso, del fatto che la decisione è basata sul trattamento automatico di dati.
  5. Il presente articolo non pregiudica l’applicazione del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
  6. Si applica quanto stabilito ai sensi dell’articolo 125.
  7. I finanziatori elaborano e documentano la propria politica di offerta di contratti di credito, che include l’elencazione dei tipi di diritti e beni su cui può vertere l’ipoteca.
  8. La Banca d’Italia detta disposizioni attuative del presente articolo.

Art. 120-duodecies (Valutazione dei beni immobili). – 1. I finanziatori applicano standard affidabili per la valutazione dei beni immobili residenziali ai fini della concessione di credito garantito da ipoteca. Quando la valutazione è condotta da soggetti terzi, i finanziatori assicurano che questi ultimi adottino standard affidabili.

  1. La valutazione è svolta da persone competenti sotto il profilo professionale e indipendenti dal processo di commercializzazione del credito, in modo da poter fornire una valutazione imparziale ed obiettiva, documentata su supporto cartaceo o su altro supporto durevole.
  2. La Banca d’Italia detta disposizioni di attuazione del presente articolo, tenendo anche conto della banca dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate; ai fini del comma 1 può essere prevista l’applicazione di standard elaborati in sede di autoregolamentazione.

Art. 120-terdecies (Servizi di consulenza). – 1. Il servizio di consulenza è riservato ai finanziatori e agli intermediari del credito.

  1. Il servizio di consulenza può essere qualificato come indipendente solo se è reso dai consulenti di cui all’articolo 128-sexies, comma 2-bis.
  2. Nello svolgimento del servizio di consulenza i finanziatori e gli intermediari del credito:
  3. a) agiscono nel migliore interesse del consumatore;
  4. b) acquisiscono informazioni aggiornate sulla situazione personale e finanziaria, sugli obiettivi e sulle preferenze del consumatore;
  5. c) forniscono al consumatore una raccomandazione personalizzata in merito a una o più operazioni relative a contratti di credito, adeguata rispetto ai suoi bisogni e alla sua situazione personale e finanziaria; la raccomandazione, fornita in forma cartacea o su altro supporto durevole, riguarda anche eventuali servizi accessori connessi con il contratto di credito e tiene conto di ipotesi ragionevoli circa i rischi per la situazione del consumatore per tutta la durata del contratto di credito raccomandato;
  6. d) prendono in considerazione, ai fini della raccomandazione, un numero sufficientemente ampio di contratti di credito nell’ambito della gamma di prodotti da essi stessi offerti o, nel caso dei mediatori creditizi, un numero sufficientemente ampio di contratti di credito disponibili sul mercato.
  7. Prima della prestazione di servizi di consulenza, il finanziatore o l’intermediario del credito fornisce al consumatore le seguenti informazioni su supporto cartaceo o su altro supporto durevole:
  8. a) la gamma di prodotti presi in considerazione ai fini della raccomandazione;
  9. b) se del caso, il compenso dovuto dal consumatore per i servizi di consulenza o, qualora al momento della comunicazione l’importo non possa essere accertato, il metodo utilizzato per calcolarlo;
  10. c) quando consentito, se percepiscono un compenso dai finanziatori in relazione al servizio di consulenza.

Art. 120-quaterdecies (Finanziamenti denominati in valuta estera). – 1. Se il credito è denominato in una valuta estera, il consumatore ha il diritto di convertire in qualsiasi momento la valuta in cui è denominato il contratto in una delle seguenti valute:

  1. a) la valuta in cui è denominata la parte principale del suo reddito o in cui egli detiene le attività con le quali dovrà rimborsare il finanziamento, come indicato al momento della più recente valutazione del merito creditizio condotta in relazione al contratto di credito;
  2. b) la valuta avente corso legale nello Stato membro dell’Unione europea in cui il consumatore aveva la residenza al momento della conclusione del contratto o ha la residenza al momento della richiesta di conversione.
  3. Il CICR, su proposta della Banca d’Italia, può stabilire condizioni per il diritto alla conversione, con particolare riguardo a:
  4. a) la variazione minima del tasso di cambio che deve aver avuto luogo rispetto al momento della conclusione del contratto, comunque non superiore rispetto a quella indicata al comma 4;
  5. b) il compenso onnicomprensivo che il consumatore può essere tenuto a corrispondere al finanziatore in base al contratto.
  6. Salvo che non sia diversamente previsto nel contratto, il tasso di cambio al quale avviene la conversione è pari al tasso rilevato dalla Banca centrale europea nel giorno in cui è stata presentata la domanda di conversione.
  7. Se il valore dell’importo totale del credito o delle rate residui varia di oltre il 20 per cento rispetto a quello che risulterebbe applicando il tasso di cambio tra la valuta in cui è denominato il finanziamento e l’euro al momento in cui è stato concluso il contratto di credito, il finanziatore ne informa il consumatore nell’ambito delle comunicazioni previste ai sensi dell’articolo 119. La comunicazione informa il consumatore del diritto di convertire il finanziamento in una valuta alternativa e delle condizioni per farlo.

Art. 120-quinquiesdecies (Inadempimento del consumatore). – 1. Fermo restando quanto previsto ai sensi dell’articolo 40, comma 2, il finanziatore adotta procedure per gestire i rapporti con i consumatori in difficoltà nei pagamenti. La Banca d’Italia adotta disposizioni di attuazione del presente comma, con particolare riguardo agli obblighi informativi e di correttezza del finanziatore, nonché ai casi di eventuale stato di bisogno o di particolare debolezza del consumatore.

  1. Il finanziatore non può imporre al consumatore oneri, derivanti dall’inadempimento, superiori a quelli necessari a compensare i costi sostenuti a causa dell’inadempimento stesso.
  2. Fermo quanto previsto dall’articolo 2744 del codice civile, le parti possono convenire, con clausola espressa, al momento della conclusione del contratto di credito, che in caso di inadempimento del consumatore la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione dell’intero debito a carico del consumatore derivante dal contratto di credito anche se il valore del bene immobile restituito o trasferito ovvero l’ammontare dei proventi della vendita è inferiore al debito residuo. Se il valore dell’immobile come stimato dal perito ovvero l’ammontare dei proventi della vendita è superiore al debito residuo, il consumatore ha diritto all’eccedenza. In ogni caso, il finanziatore si adopera con ogni diligenza per conseguire dalla vendita il miglior prezzo di realizzo. La clausola non può essere pattuita in caso di surrogazione nel contratto di credito ai sensi dell’articolo 120-quater.
  3. Agli effetti del comma 3:
  4. il finanziatore non può condizionare la conclusione del contratto di credito alla sottoscrizione della clausola;
  5. se il contratto di credito contiene la clausola, il consumatore è assistito, a titolo gratuito, da un consulente al fine di valutarne la convenienza;
  6. costituisce inadempimento il mancato pagamento di un ammontare equivalente a diciotto rate mensili; non costituiscono inadempimento i ritardati pagamenti che consentono la risoluzione del contratto ai sensi dell’articolo 40, comma 2;
  7. il valore del bene immobile oggetto della garanzia è stimato da un perito indipendente scelto dalle parti di comune accordo ovvero, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, nominato dal Presidente del Tribunale territorialmente competente con le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 696 del codice di procedura civile, con una perizia successiva all’inadempimento. Si applica quanto previsto ai sensi dell’articolo 120-duodecies.
  8. Con decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, sentita la Banca d’Italia, detta disposizioni di attuazione dei commi 3 e 4.
  9. Nei casi, diversi da quelli di cui al comma 3, in cui il finanziatore fa ricorso all’espropriazione immobiliare e, a seguito dell’escussione della garanzia residui un debito a carico del consumatore, il relativo obbligo di pagamento decorre dopo sei mesi dalla conclusione della procedura esecutiva.

Art. 120-sexiesdecies (Osservatorio del mercato immobiliare). – 1. L’Osservatorio del mercato immobiliare istituito presso l’Agenzia delle entrate assicura il controllo statistico sul mercato immobiliare residenziale ed effettua le opportune comunicazioni ai fini dei controlli di vigilanza macro-prudenziale.

Art. 120-septiesdecies (Remunerazioni e requisiti di professionalità). – 1. I finanziatori remunerano il personale e, se del caso, gli intermediari del credito in modo da assicurare il rispetto degli obblighi previsti ai sensi del presente capo.

  1. I finanziatori assicurano che il personale abbia un livello di professionalità adeguato per predisporre, offrire e concludere contratti di credito o contratti accessori a quest’ultimo nonché prestare servizi di consulenza.
  2. La Banca d’Italia detta disposizioni di attuazione del presente articolo, anche individuando le categorie di personale interessate.

Art. 120-octiesdecies (Pratiche di commercializzazione abbinata). – 1. È vietata l’offerta o la commercializzazione di un contratto di credito in un pacchetto che comprende altri prodotti o servizi finanziari distinti, qualora il contratto di credito non sia disponibile per il consumatore separatamente.

  1. È fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dall’articolo 28 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e dall’articolo 21, comma 3-bis, del Codice del consumo.

Art. 120-noviesdecies (Disposizioni applicabili). – 1. Ai contratti di credito disciplinati dal presente capo si applicano gli articoli 117, 118, 119, 120, comma 2, 120-ter, 120-quater, 125-sexies, comma 1.

  1. Il finanziatore e l’intermediario del credito forniscono gratuitamente ai consumatori le informazioni previste ai sensi del presente capo, anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 127-bis.
  2. All’articolo 122 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
  3. a) al comma 1, lettera f), le parole: «aventi una durata superiore a cinque anni;» sono soppresse;
  4. b) dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. In deroga a quanto previsto al comma 1, lettera a), il presente capo si applica ai contratti di credito non garantiti finalizzati alla ristrutturazione di un immobile residenziale, anche se il finanziamento ha un importo superiore a 75.000 euro.».
  5. All’articolo 128-sexies del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
  6. a) dopo il comma 2, è inserito il seguente: «2-bis. Il soggetto che presta professionalmente in via esclusiva servizi di consulenza indipendente avente a oggetto la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, è iscritto in una sezione speciale dell’elenco di cui al comma 2.»;
  7. b) dopo il comma 3, è inserito il seguente: «3-bis. Il soggetto di cui al comma 2-bis può svolgere esclusivamente l’attività ivi indicata nonché attività connesse o strumentali. Per queste attività è remunerato esclusivamente dal cliente.»;
  8. c) al comma 4, dopo le parole: «Il mediatore creditizio» sono inserite le seguenti: «ovvero il consulente di cui al comma 2-bis,».
  9. All’articolo 128-septies, al comma 1, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo le parole: «articolo 128-sexies, comma 2» sono inserite le seguenti: «, ovvero nella sezione speciale di cui all’articolo 128-sexies, comma 2-bis,».
  10. All’articolo 128-octies, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. Il Ministro dell’economia e delle finanze individua, con regolamento adottato, sentita la Banca d’Italia, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le cause di incompatibilità con l’esercizio dell’attività di cui all’articolo 128-sexies, comma 2-bis.».
  11. All’articolo 128-duodecies, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo il comma 3, è inserito il seguente:

«3-bis. Fatte salve le ipotesi disciplinate ai commi precedenti, la Banca d’Italia nell’esercizio delle proprie attribuzioni di vigilanza, individua le ulteriori ipotesi di revoca dell’abilitazione degli intermediari del credito (oppure di cancellazione dagli elenchi) per violazioni gravi e sistematiche delle disposizioni previste dal Titolo VI, Capo I-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da adottarsi, sentita la Banca d’Italia, sono individuati i meccanismi di coordinamento per garantire l’efficiente espletamento dei procedimenti di irrogazione delle sanzioni di competenza delle Autorità di vigilanza di settore.».

  1. All’articolo 128-duodecies, comma 6, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, dopo le parole: «lettere b) e c)» sono aggiunte, in fine, le seguenti: «e del comma 3-bis».
  2. All’articolo 144 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono apportate le seguenti modificazioni:
  3. a) al comma 1, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente: «e-bis) inosservanza, da parte delle banche e degli intermediari finanziari iscritti nell’albo previsto dall’articolo 106, degli articoli 120-octies, 120-novies, 120-undecies, 120-duodecies, 120-terdecies, 120-quaterdecies, 120-septiesdecies, 120-octiesdecies, 120-noviesdecies.»;
  4. b) al comma 5-bis, le parole: «ed e)» sono sostituite dalle seguenti «e) ed e-bis)»;
  5. c) al comma 8, le parole: «ed e)» sono sostituite dalle seguenti «e) ed e-bis)».
  6. Il decreto di cui all’articolo 128-duodecies, comma 3-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, come modificato dal presente decreto è adottato entro due mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Art. 2 

Modifiche al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141

  1. All’articolo 12 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, dopo il comma 1-ter, è inserito il seguente: «1-quater. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, individua, con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, legge 23 agosto 1988, n. 400, le attività di segnalazione, relative ai contratti di credito disciplinati ai sensi del Titolo VI, Capo I-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, che, se prestate a titolo accessorio, non costituiscono esercizio di agenzia in attività finanziaria nè di mediazione creditizia.».
  2. All’articolo 13 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Banca d’Italia, stabilisce:
  3. a) gli ulteriori requisiti, condizioni e incompatibilità per lo svolgimento dell’attività di cui all’articolo 120-terdecies, comma 2, definendo anche accorgimenti per assicurare che il servizio di consulenza indipendente svolto dal soggetto iscritto nella sezione speciale dell’elenco dei mediatori creditizi sia prestato in modo effettivamente indipendente e nell’interesse del consumatore;
  4. b) con riguardo ai contratti di credito disciplinati ai sensi del Titolo VI, Capo I-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385:

1) requisiti di conoscenza e competenza nonché di aggiornamento professionale degli agenti in attività finanziaria, di coloro che svolgono funzioni di amministrazione e direzione presso agenti in attività finanziaria aventi personalità giuridica, mediatori creditizi e dei consulenti di cui all’articolo 128-sexies, comma 2-bis, dei loro dipendenti e dei collaboratori;

2) caratteristiche delle politiche di retribuzione e incentivazione del personale e dei collaboratori degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, così che esse favoriscano il rispetto dalla disciplina prevista ai sensi del Titolo VI, Capo I-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.».

  1. All’articolo 16 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. Con riguardo ai contratti di credito disciplinati ai sensi del Titolo VI, Capo I-bis, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si applica il regolamento adottato ai sensi dell’articolo 29, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2014/17/UE.».

 

Art. 3

Disposizioni transitorie

 

  1. Salvo quanto previsto dai commi 2, 3 e 4, le disposizioni del presente decreto si applicano a partire dal 1° luglio 2016 e ai contratti di credito sottoscritti successivamente a tale data. Ai contratti sottoscritti anteriormente continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti nel giorno di entrata in vigore del presente decreto legislativo. La clausola di cui all’articolo 120-quinquiesdecies, comma 3, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 non può essere inserita nei contratti aventi a oggetto la rinegoziazione di un contratto di credito come definito dall’articolo 120-quinquies, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, concluso anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
  2. Gli articoli 120-octies, 120-novies, 120-decies, comma 3, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si applicano a partire dal 1° novembre 2016; le disposizioni di attuazione dei medesimi articoli sono emanate entro il 30 settembre 2016. Fino al 31 ottobre 2016 si applica quanto previsto ai sensi dell’articolo 116 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
  3. L’articolo 120-duodecies del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si applica a partire dal 1° novembre 2016; le disposizioni di attuazione previste dal comma 3 del medesimo articolo sono emanate entro il 30 settembre 2016.
  4. I commi 3 e 4 dell’articolo 120-quinquiesdecies del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si applicano decorsi 60 giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni di attuazione previste dal comma 5 del medesimo articolo, da adottarsi entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

 

Art. 4

Clausola di invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

SOCIETÀ DI PERSONE COSTITUITA ANTE RIFORMA E NULLITÀ DELLA CLAUSOLA COMPROMISSORIA (Cass., sez. VI, ord. 24 ottobre 2016, n. 21422)

Con l’ordinanza 24 ottobre 2016, n. 21422, la Sesta Sezione della Cassazione ritorna sul tema della sorte delle clausole compromissorie inserite nei patti sociali di società di persone costituite in data anteriore all’entrata in vigore del d.lgs. 5/2003, confermando l’orientamento secondo il quale la clausola che preveda la nomina di un arbitro unico ad opera dei soci e, nel caso di disaccordo, ad opera del presidente del tribunale su istanza della parte più diligente, è affetta da nullità.

L’art. 34 del d.lgs. 5/2003 prevede, infatti, che gli atti costitutivi delle società, ad eccezione di quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio a norma dell’articolo 2325-bis c.c., possono, mediante clausole compromissorie, prevedere la devoluzione ad arbitri di alcune ovvero di tutte le controversie insorgenti tra i soci ovvero tra i soci e la società che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale. Il comma 2, precisa che “La clausola deve prevedere il numero e le modalità di nomina degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullità, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla società. Ove il soggetto designato non provveda, la nomina è richiesta al presidente del tribunale del luogo in cui la società ha la sede legale”.

Ne deriva, quindi, conformemente all’orientamento ormai consolidato della Suprema Corte, la nullità (sopravvenuta) della clausola difforme da quella descritta dall’art. 34, e che preveda, come nel caso della pronuncia in rassegna, la nomina di un arbitro unico scelto di comune accordo fra le parti e, nel caso di disaccordo, ad opera del presidente del tribunale su istanza della parte più diligente.

Non può essere, inoltre, condivisa – sempre secondo l’ordinanza in commento – la tesi del «doppio binario», secondo cui l’arbitrato previsto dalle predette clausole si convertirebbe da arbitrato endosocietario in arbitrato di diritto comune, dal momento che la nullità comminata dall’art. 34 è volta a garantire il principio di ordine pubblico dell’imparzialità della decisione.

Nello stesso senso, in precedenza, si erano espresse:

  1. a) , sez. VI, 10 ottobre 2012, n. 17287, in Giust. civ. Mass., 2012, secondo la quale la clausola compromissoria contenuta nello statuto societario la quale, non adeguandosi alla prescrizione dell’art. 34 del d.lgs. n. 5 del 2003, non prevede che la nomina degli arbitri debba essere effettuata da un soggetto estraneo alla società è nulla, non potendosi accettare la tesi del “doppio binario”, per cui essa si convertirebbe da clausola per arbitrato endosocietario in clausola per arbitrato di diritto comune, atteso che l’art. 34 commina la nullità per garantire il principio di ordine pubblico dell’imparzialità della decisione;
  2. b) sez. I, 17 febbraio 2014, n. 3665, in Giust. civ. Mass., 2014, secondo cui la clausola compromissoria contenuta nello statuto di una società di persone, che preveda la nomina di un arbitro unico ad opera dei soci e, nel caso di disaccordo, ad opera del presidente del tribunale su ricorso della parte più diligente, è affetta, sin dalla data di entrata in vigore del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, da nullità sopravvenuta rilevabile d’ufficio – ove non fatta valere altra e diversa causa di illegittimità in via d’azione – con la conseguenza che la clausola non produce effetti e la controversia può essere introdotta solo davanti al giudice ordinario;
  3. c), sez. I, 28 luglio 2015, n. 15841, in Giust. civ. Mass., 2015, per la quale la clausola compromissoria contenuta nello statuto societario, la quale non preveda, non adeguandosi alla prescrizione dell’art. 34 del d.lgs. n. 5 del 2003, che la nomina degli arbitri debba essere effettuata da un soggetto estraneo alla società, è nulla dalla data d’entrata in vigore del citato decreto e, nel caso di arbitrato irrituale, anche nel caso in cui il procedimento arbitrale sia stato avviato prima di tale momento, dovendosi ritenere che la previsione di inapplicabilità della nuova disciplina “ai giudizi pendenti”, stabilita dall’art. 41 del d.lgs. n. 5 del 2003, sia intesa a far salvi gli eventuali giudizi arbitrali in corso alla data di entrata in vigore del decreto, ma non già gli effetti della clausola arbitrale preesistente, che costituisce negozio e non atto processuale.

Sulla questione, anche per i riflessi sulla responsabilità notarile, v. Fusaro, Sui confini della responsabilità disciplinare notarile: a proposito della clausola compromissoria statutaria e delle nullità relative, Studio Civilistico n. 248-2011/C, in CNN Notizie del 23 gennaio 2012 e in Studi e materiali, 2012, 3 ss.; Ruotolo, Le clausole arbitrali e l’attività notarile, Studio d’impresa CNN, n. 5856/I, in Studi e materiali, 2005, 1325 ss.; nonché la segnalazione Novità Giurisprudenziali a Cass. 13 ottobre 2011, n. 21202, con nota Ruotolo, Per la Cassazione l’inserimento di una clausola compromissoria di diritto comune negli atti costitutivi di società implica responsabilità ex art. 28 a partire dal 1° settembre 2011, in CNN Notizie del 20 ottobre 2011.

 

Antonio Ruotolo e Daniela Boggiali

AGEVOLAZIONI PRIMA CASA – TRASFERIMENTO INFRANQUINNALE A FAVORE DEL CONIUGE – MANCATA DECADENZA

(Cass.civ., sezione tributaria, sentenza del 28 giugno 2016, n. 13340, in www.iusexplorer.it)

In tema di separazione tra coniugi, il trasferimento della casa di abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa da un coniuge a favore dell’altro, non importa decadenza dal beneficio fiscale anche qualora avvenga prima del decorso di cinque anni dall’acquisto e il coniuge cedente non
riacquisti un’altra unità immobiliare da adibire a propria abitazione entro un anno dalla vendita.
È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 28 giugno 2016, n. 13340.
Secondo la Suprema Corte per stabilire se un atto determini o meno decadenza dal beneficio fiscale bisogna considerarne la natura e, tenuto conto che i trasferimenti eseguiti nell’ambito dei procedimenti di separazione tra coniugi non possono essere qualificati come “dispositivi” in senso stretto, in
quanto preordinati a sistemare globalmente i rapporti fra i coniugi, nella prospettiva di una definizione tendenzialmente stabile della crisi, si deve escludere che possano generare decadenza dalle “agevolazioni prima casa”. Al contrario, detto trasferimento rientra entro il perimetro di quelli esenti, ai sensi dell’art. 19 della l. n. 74 del 1987, salva la possibilità in capo all’Amministrazione finanziaria di dimostrare si tratti di un atto con finalità elusiva; più precisamente, per effetto dell’articolo 19, l. n. 74/1987, sono esenti da bollo, registro e da ogni altra tassa “tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio”.
I giudici hanno quindi cassato la sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, la quale aveva confermato la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Torino e ritenuto illegittimo l’avviso di liquidazione notificato al contribuente in ragione al fine del recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecarie e catastali, per aver trasferito alla moglie l’immobile acquistato coi benefici “prima casa”, entro il quinquennio, senza provvedere ad acquistarne un altro entro l’anno successivo.