DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE – NUOVO MODELLO

L’Agenzia delle Entrate, in data 28 dicembre 2017, ha comunicato di aver aggiornato il modello di “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

Il nuovo modello potrà essere utilizzato dal 15 marzo 2018 (per le successioni apertesi dal 3 ottobre 2016).

Fino al 31 dicembre 2018, sarà possibile utilizzare anche la vecchia modulistica cartacea.

Le successioni apertesi prima del 3 ottobre 2006 possono essere presentate solo in formato cartaceo (dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative).

La nuova versione contiene le istruzioni per la compilazione, nonché le specifiche tecniche per l’invio telematico.

Una volta effettuato l’invio (previo pagamento dell’imposta di bollo e dei tributi speciali), l’Ufficio rilascierà un’attestazione (contenente un codice di verifica) di avvenuta presentazione della dichiarazione di successione telematica.

Infine, a far data dal 1^ febbraio 2018, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione degli utenti un software per la compilazione della “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

 

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SAGGIO LEGALE DI INTERESSI E MODALITA’ DI CALCOLO DIRITTO DI USUFRUTTO 1^ GENNAIO 2018

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
DECRETO 20 dicembre 2017

Adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del saggio di interessi.
(GU n.301 del 28-12-2017)

IL DIRETTORE GENERALE DELLE FINANZE

di concerto con

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO
Visto l’art. 3, comma 164, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che demanda al Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del Tesoro, l’adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni, in ragione della modificazione della misura del saggio legale degli interessi;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346;
Visto il decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, che ha istituito l’imposta sulle successioni e donazioni;
Visto l’art. 13 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e l’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
Visti gli articoli 23, 24, 25 e 26 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, concernenti l’istituzione e l’organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n. 107;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67, regolamento di organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, a norma degli articoli 2, comma 10-ter e 23-quinquies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135;
Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 luglio 2014 recante «Individuazione e attribuzioni degli Uffici di livello dirigenziale non generale dei Dipartimenti», in attuazione dell’art. 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67;
Visto il decreto del 13 dicembre 2017 del Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2017, con il quale la misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del Codice civile e’ fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018

Decreta:

Art. 1

  1. Il valore del multiplo indicato nell’art. 46, comma 2, lettere a) e b ) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.131, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    2. Il valore del multiplo indicato nell’art. 17, comma 1, lettere a) e b) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    3. Il prospetto dei coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni vitalizie, allegato al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, e’ variato in ragione della misura del saggio legale degli interessi fissata allo 0,3 per cento, come da prospetto allegato al presente decreto.

Art. 2

  1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano agli atti pubblici formati, agli atti giudiziari pubblicati o emanati, alle scritture private autenticate e a quelle non autenticate presentate per la registrazione, alle successioni apertesi ed alle donazioni fatte a decorrere dalla data del 1° gennaio 2018.

    Roma, 20 dicembre 2017

Il direttore generale delle finanze: Lapecorella

Il ragioniere generale dello Stato: Franco

CESSIONE DI ALLOGGI DA PARTE DEL COMUNE – PREZZO MASSIMO DI CESSIONE – LA NULLITA’ DELLA CLAUSOLA PUO’ ESSERE RILEVATA D’UFFICIO

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949, in Studio Legale Leggi d’Italia)
Il vincolo di prezzo massimo imposto dal Comune, con riferimento alla cessione degli alloggi costruiti in base a convenzioni per la cessione di aree in diritto di superficie, ovvero per la cessione del diritto di proprietà, non può essere derogato convenzionalmente.
L’eventuale clausola che deroghi a questa regola (e fissi un prezzo diverso) è quindi nulla, e la nullità può essere rilevata d’ufficio.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949.
Nel caso concreto si discuteva del prezzo della compravendita di un alloggio (dall’impresa ad un privato) costruito su un’area gravata da diritto di superficie concesso:
-dal Comune (nel quale si trovava detto immobile);
-all’impresa costruttrice del complesso immobiliare;
nell’ambito di un programma di edilizia economico popolare ex articolo 35, legge n. 865/1971.
In particolare, l’acquirente aveva contestato il fatto che il prezzo convenzionalmente fissato, peraltro integralmente versato, era superiore rispetto a quello stabilito nelle apposite convenzioni, con conseguente nullità della relativa clausola e condanna del venditore alla restituzione dell’indebito, da
quantificare nel giudizio.
Ebbene, sia il giudice di prime cure, sia quello di seconde cure avevano dichiarato nulla la clausola di determinazione del prezzo, in ragione della difformità tra la stessa clausola e la convenzione stipulata tra il Comune e la società costruttrice.
Confermando la posizione assunta nei precedenti gradi, la Suprema Corte ha ricordato che non può essere derogato il prezzo di vendita al privato degli immobili costruiti in edilizia economica popolare, già fissato nella convenzione con cui il Comune ha ceduto il diritto di superficie.
Inoltre, la rilevazione delle nullità negoziali può avvenire anche d’ufficio, come chiarito da una parte della giurisprudenza secondo cui “il giudice innanzi al quale sia stata proposta una domanda di nullità contrattuale, deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima pure diversa da quella allegata dall’istante, essendo tale domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio” (Cass. Sez. U, 12/12/2014, n. 26242; Cass. Sez. U, 04/09/2012, n. 14828).
Occorre infine ricordare che i “vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonché del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui all’art. 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive
modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà, stipulate precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 179, ovvero per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con convenzione in forma pubblica stipulata a richiesta del singolo proprietario e soggetta a trascrizione per un corrispettivo proporzionale alla corrispondente quota millesimale, determinato, anche per le unità in diritto di superficie, in misura pari ad una percentuale del corrispettivo risultante dall’applicazione” delle regole di legge.

MODIFICA DEL SAGGIO DI INTERESSE LEGALE

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 13 dicembre 2017
(GU n.292 del 15-12-2017)
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto l’art. 2, comma 185, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che, nel fissare al 5 per cento il saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284, primo comma, del codice civile, prevede che il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ modificare detta misura sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno;
Visto il proprio decreto 7 dicembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2016, n. 291, con il quale la misura del saggio degli interessi legali e’ stata fissata allo 0,1 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2017;
Visto il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, concernente il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia;
Tenuto conto del rendimento medio annuo lordo dei predetti titoli di Stato e del tasso d’inflazione annuo registrato;
Ravvisata l’esigenza, sussistendone i presupposti, di modificare l’attuale saggio degli interessi, determinandolo in misura pari alla media aritmetica degli anzidetti indici;
Decreta:
Art. 1
La misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile e’ fissata allo
0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 13 dicembre 2017

MUTUO FONDIARIO – VALIDO IL MUTUO PIU’ ALTO DELLA GARANZIA *** (F.Cirianni, Il Sole 24 Ore, Norme & Tributi del 14 dicembre 2017

Il contratto di mutuo fondiario con cui viene erogato capitale di importo superiore al valore dell’immobile concesso in garanzia non è nullo, tenuto conto che è assente ogni previsione legislativa che individui con certezza i criteri da seguire per determinare il valore del bene. È quanto deciso dal
Tribunale di Vicenza con ordinanza del 25 ottobre 2017.
Si tratta dell’ennesima puntata del contrasto giurisprudenziale sull’importo massimo finanziabile per un contratto di mutuo fondiario regolato dall’articolo 38, comma 2, del Tub (Dlgs 385/93). Quest’ultima norma ha rimesso alla Banca d’Italia il compito di determinare l’ammontare massimo, nel rispetto delle deliberazioni del Cicr e quella attualmente in vigore (del 22 aprile 1995) prevede che l’ammontare massimo sia «pari all’80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi».
Il punto è se sia o meno nullo il mutuo fondiario con importo oltre l’80 per cento. Del tema si è di recente occupata la Cassazione (17352/17) per la quale «lo sconfinamento» del limite di finanziabilità «conduce automaticamente alla nullità dell’intero contratto fondiario, salva la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti». La regola che fissa la soglia dell’80% del finanziamento ha quindi natura imperativa.
Di avviso contrario è il Tribunale veneto, che ha declassato il «superamento del limite di finanziabilità» non già a «nullità del contratto», bensì a circostanza idonea a generare il riconoscimento «del risarcimento danni, ove la violazione della norma di comportamento abbia cagionato il
sovraindebitamento del mutuatario». Il Tribunale di Vicenza ha dunque confermato il precedente orientamento giurisprudenziale, per il quale il mancato rispetto della norma determina una mera«irregolarità».
Per giungere a queste conclusioni il giudice ha sottolineato come l’espressione «valore» cui si riferisce l’articolo 38 del Tub e la delibera del Cicr, non consenta di definire con precisione i criteri di stima cui attenersi per determinarlo: si può infatti trattare di «valore di mercato» (articolo 4, comma 1,
p. 76, Dir. 575/13 e norme UNI 11612/15), «valore di stima» (articolo 15 c.p.c.), «valore di vendita giudiziale» (articolo 568, comma 1, c.p.c.).
Nell’ordinanza viene quindi considerata «inaccettabile» la tesi della nullità siccome, in assenza di ogni supporto normativo tecnico, non si può far dipendere «la validità o meno di un contratto, quale il mutuo fondiario», dall’attività interpretativa di un giudice, il quale interviene quando il rapporto si trova già in una fase patologica.
Infine, la tesi della nullità del contratto sostenuta dalla Cassazione non può senz’altro essere condivisa per i mutui stipulati prima del Dl 72/16 (come quello in esame, risalente al febbraio 2007), emanato in attuazione della direttiva 2014/17/CE, in occasione del quale sono stati introdotti nel Tub, limitatamente ai mutui fondiari, obblighi nella fase precontrattuale a carico della banca, con riferimento, tra l’altro, alla valutazione degli immobili che deve avvenire nel rispetto di «standard affidabili».