AGEVOLAZIONI PRIMA CASA – CESSIONE DEL BENE IN ESECUZIONE DI ACCORDO DI SEPARAZIONE – MANCATO TRASFERIMENTO DELLA RESIDENZA ENTRO 18 MESI – MANCATA DECADENZA

(Cass.civ., sezione sesta, ordinanza del 21 settembre 2017, n. 22023, in www.cassazione.net)
Non decade dalle agevolazioni prima casa il contribuente che, dopo aver acquistato un’abitazione, non adempia all’impegno assunto di trasferire la residenza entro diciotto mesi qualora, prima del decorso di tale termine, abbia trasferito al coniuge i diritti a lui spettanti sulla casa, in esecuzione degli accordi di separazione consensuale.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 21 settembre 2017, n. 22023.
Nel caso concreto, nell’ambito di un procedimento di separazione tra coniugi, in luogo del mantenimento, il coniuge obbligato aveva trasferito all’altro i diritti a lui spettanti sulla casa acquistata con le agevolazioni prima casa, senza però trasferire la residenza in termini, vale a dire entro diciotto
mesi dall’acquisto.
La Cassazione ha a tal fine chiarito che:
– in materia di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione; e,

-per altro verso, in un quadro normativo e giurisprudenziale volto alla sempre più marcata valorizzazione dell’autonomia privata nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari, l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di
separazione consensuale, non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetta “prima casa”, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza.
Si tratta di principi che non possono non valere con riguardo all’impegno di trasferire la residenza nel Comune dove è ubicato l’immobile acquistato con l’agevolazione.

CONTRATTO PRELIMINARE E DEFINITIVO – CONTENUTO DISCORDANTE – PREVALE IL DEFINITIVO

(Cass.civ., sezione seconda, ordinanza del 30 agosto 2017, n. 20541, in www.cassazione.net)
Il contenuto del contratto definitivo prevale rispetto a quello del contratto preliminare, qualora emerga discordanza tra i due, in quanto il primo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti il negozio voluto, a meno che non vi sia fra le parti un accordo scritto, posto in essere
contemporaneamente alla stipula del contratto definitivo, in base al quale viene fatto salvo il contenuto del contratto preliminare (controdichiarazione).
A tal fine, secondo la Corte di Cassazione, qualora le parti, dopo aver stipulato un contratto preliminare, concludano in seguito il contratto definitivo, quest’ultimo costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto e non mera ripetizione del primo, in quanto il
contratto preliminare resta superato da questo, la cui disciplina può anche non conformarsi a quella del preliminare, salvo che i contraenti non abbiano espressamente previsto che essa sopravviva. La presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova – la quale deve risultare da atto scritto, ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili – di un accordo posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del definitivo, dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenute nel preliminare, sopravvivono, dovendo tale prova essere data da chi chieda l’adempimento di detto distinto accordo.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 30 agosto 2017, n. 20541.
Nel caso di specie in un contratto preliminare avente ad oggetto due garage acquistati da due coniugi in un parcheggio multipiano e nel contratto definitivo, era stato indicato un prezzo di vendita differente, ma secondo i giudici non si poteva dedurre la sussistenza di un accordo simulatorio, per il fatto che nella proposta irrevocabile d’acquisto era stato indicato un importo inferiore rispetto a quello indicato
nel contratto definitivo.
Tenuto conto che la proposta irrevocabile non era coeva alla stipula del contratto definitivo, bensì anteriore, non poteva fungere da controdichiarazione, e il rogito non poteva essere considerato simulato, con la conseguenza che, in caso di discordanza, si deve considerare solo il contenuto del definitivo che non costituisce una mera ripetizione del preliminare, bensì lo supera e se ne può ben discostare (salvo che i contraenti non abbiano previsto in modo esplicito che sopravviva).

TRASFORMAZIONI, FUSIONI O SCISSIONI DI ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE E NON RICONOSCIUTE E DI FONDAZIONI

A seguito della riforma del Codice del Terzo Settore è stato introdotto nel Codice civile l’articolo 42 bis, del seguente tenore:

LIBRO PRIMO Delle persone e della famiglia
TITOLO II Delle persone giuridiche
CAPO III Delle associazioni non riconosciute e dei comitati

Art. 42-bis -Trasformazione, fusione e scissione
Se non e’ espressamente escluso dall’atto costitutivo
o dallo statuto, le associazioni riconosciute e non
riconosciute e le fondazioni di cui al presente titolo
possono operare reciproche trasformazioni, fusioni o
scissioni.
La trasformazione produce gli effetti di cui all’articolo
2498. L’organo di amministrazione deve predisporre
una relazione relativa alla situazione patrimoniale
dell’ente in via di trasformazione contenente l’elenco
dei creditori, aggiornata a non piu’ di centoventi giorni
precedenti la delibera di trasformazione, nonche’ la
relazione di cui all’articolo 2500-sexies, secondo
comma. Si applicano inoltre gli articoli 2499, 2500,
2500-bis, 2500-ter, secondo comma, 2500-quinquies
e 2500-nonies, in quanto compatibili.
Alle fusioni e alle scissioni si applicano,
rispettivamente, le disposizioni di cui alle sezioni II e
III del capo X, titolo V, libro V, in quanto compatibili.
Gli atti relativi alle trasformazioni, alle fusioni e alle
scissioni per i quali il libro V prevede l’iscrizione nel
Registro delle imprese sono iscritti nel Registro delle
Persone Giuridiche ovvero, nel caso di enti del Terzo
settore, nel Registro unico nazionale del Terzo
settore.
Articolo inserito dall’art. 98 del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117.

Applicabilità della regola del c.d. ‘prezzo valore’ anche ai ‘contratti atipici di mantenimento’ – Articolo 1, comma 497, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266

RISOLUZIONE N. 113 /E
Direzione Centrale Normativa
ROMA, 25/08/2017
OGGETTO: Consulenza giuridica – Uffici dell’Amministrazione – Direzione Regionale dell’Abruzzo .
(Applicabilità della regola del c.d. ‘prezzo valore’ anche ai ‘contratti atipici di mantenimento’ – Articolo 1, comma 497, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 )
Con la richiesta di consulenza specificata in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 1, comma 497, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 è stato esposto il seguente
QUESITO
La Direzione Regionale dell’Abruzzo rappresenta che, in occasione degli incontri del Tavolo Tecnico, istituito, con protocollo d’intesa, con i Consigli Notarili Distrettuali abruzzesi, sono stati sollevati dubbi interpretativi in merito all’applicabilità dell’articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005 n. 266 (c.d. regola del ‘prezzo-valore’) ai ‘contratti atipici di mantenimento’.
Si tratta di contratti, ormai diffusi nella prassi, che stabiliscono, in genere, quale corrispettivo del trasferimento di un immobile, l’obbligo, vita natural durante di una parte, a prestare assistenza morale e materiale nei confronti di un’altra.
I notai partecipanti all’incontro hanno evidenziato una difformità di comportamenti da parte degli uffici territoriali dell’Agenzia in merito alla tassazione da applicare in relazione a tali contratti. In considerazione dei dubbi interpretativi sorti, codesta Direzione chiede, quindi, di conoscere se possano trovare applicazione le regole di determinazione della base imponibile del ‘prezzo-valore’ anche per i contratti atipici di mantenimento e di assistenza.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DALL’ISTANTE
La Direzione Regionale ritiene applicabile la regola di determinazione della base imponibile del ‘prezzo-valore’ anche ai ‘contratti atipici di mantenimento’.
La previsione recata dall’art. 1, comma 497, della legge n. 266 del 2005, infatti, non deve ritenersi applicabile alle sole compravendite, ma anche ad altri fenomeni negoziali che comportano un trasferimento della proprietà di immobili abitativi e relative pertinenze.
PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Com’è noto, l’articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, (legge Finanziaria per il 2006) e successive modifiche ed integrazioni, ha introdotto una deroga al criterio generale di determinazione della base imponibile previsto dall’articolo 43 del Testo unico dell’Imposta di Registro, approvato con il DPR 26 aprile 1986, n. 131 (di seguito TUR), che trova applicazione per le cessioni di immobili abitativi e relative pertinenze poste in essere nei confronti di persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo.
Ricorrendo i predetti requisiti di natura soggettiva e oggettiva, la base imponibile per l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, può essere determinata, a seguito di specifica opzione, sulla base del ‘valore catastale’ dell’immobile individuato, ai sensi dell’articolo 52, commi 4 e 5, del TUR.
Per espressa previsione normativa, le parti sono, comunque, tenute ad indicare nell’atto il corrispettivo pattuito.
A parere della scrivente, la circostanza che la norma in argomento faccia generico riferimento alle ‘cessioni’ aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e relative pertinenze, senza ulteriori specifiche, porta a ritenere che la stessa possa trovare applicazione anche con riferimento ai contratti di mantenimento e di assistenza, oggetto della presente istanza di consulenza giuridica, qualora per effetto della conclusione di detto contratto si realizzi una cessione di immobile abitativo e relativa pertinenza a favore di una persona fisica che non agisca nell’esercizio di attività impresa o di lavoro autonomo. Con riferimento a detti contratti, la Corte di Cassazione, con la sentenza del 19 luglio 2011, n. 15848, ha chiarito che “un contratto atipico di mantenimento è un contratto oneroso a prestazioni corrispettive, in cui il trasferimento della comproprietà (dell’immobile) ……rappresentava il corrispettivo dell’obbligo assunto dai cessionari (dichiarato in L. 1.000.000 mensili) di effettuare, in favore della cedente, e per l’intero arco della vita della stessa, una serie di prestazioni (“assistenza di ogni genere, anche in caso di ogni e qualsiasi infermità, …alloggio, vitto e ogni altro genere utile e necessario al sostentamento, e abbigliamento”).
I contratti in argomento, affini alle rendite vitalizie di cui agli articoli 1872 e seguenti del c.c., importano, dunque, l’assunzione di una serie di prestazioni in capo al cessionario quale corrispettivo della cessione del bene immobile.
Anche con riferimento a detti contratti può, dunque, trovare applicazione il regime del ‘prezzo-valore’ sempreché la cessione riguardi un immobile abitativo e relativa pertinenza.
Non è di ostacolo a detta interpretazione, la circostanza che la ricordata previsione recata dall’articolo 1, comma 497, imponga, ai fini dell’applicabilità del suddetto regime, l’indicazione del corrispettivo pattuito in atto, in quanto detto obbligo deve essere adempiuto anche in relazione ai contratti in argomento, ancorché per gli stessi, connotati da aleatorietà, possa risultare di difficile quantificazione, al momento della conclusione del contratto, la prestazione a carico del cessionario.
Al riguardo, si precisa che per i contratti di mantenimento oggetto della presente istanza trovano applicazione, ai fini della determinazione della base imponibile, i criteri dettati dalla lettera c) dell’articolo 43 TUR. Si rammenta che tale disposizione stabilisce che per i contratti che importano, tra l’altro, l’assunzione di una obbligazione di fare in corrispettivo della cessione del bene la base imponibile da assoggettare a tassazione deve essere determinata sulla base del valore del bene ceduto ovvero della prestazione che dà luogo all’applicazione della maggiore imposta.
Le parti del contratto sono, dunque, tenute a dichiarare in atto il valore della controprestazione assunta dal cessionario, determinata in via presuntiva, fermo restando che, qualora nel corso dello svolgimento del contratto emerga che il valore effettivo della controprestazione sia differente rispetto all’importo indicato in atto, e, tale modifica sia suscettibile di condurre ad una diversa applicazione dell’imposta, il contribuente è tenuto a denunciare il valore definitivo del corrispettivo, analogamente a quanto previsto dall’articolo 35, comma 1, del TUR, per i contratti a prezzo indeterminato.
Si rammenta che tale articolo dispone che “Se il corrispettivo deve essere determinato posteriormente alla stipulazione di un contratto, l’imposta è applicata in base al valore dichiarato dalla parte che richiede la registrazione, salvo conguaglio o rimborso dopo la determinazione definitiva del corrispettivo, da denunciare a norma dell’articolo 19”.
A parere della scrivente, l’interpretazione resa, secondo cui le regole di determinazione della base imponibile del ‘prezzo valore’ trovano applicazione anche con riferimento ai contratti di mantenimento oggetto del presente quesito, appare, peraltro, coerente con i principi affermati dalla Corte costituzionale, con la sentenza del 15 gennaio 2014, n. 6. Si rammenta, infatti, che in tale sede, la Corte ha chiarito che il regime del ‘prezzo-valore’ “ha un’evidente valenza agevolativa, laddove consente al contribuente di non scegliere immancabilmente tra i diversi criteri di determinazione della base imponibile, quello fondato sul valore tabellare bensì quello ritenuto meno oneroso e, quindi più conveniente”, e, dunque, la sua applicazione deve essere garantita, a prescindere dal contesto acquisitivo del bene, sempreché si tratti di fattispecie caratterizzate da una sostanziale omogeneità.
Sulla base di tali principi, deve ritenersi, dunque, che anche con riferimento ai contratti di mantenimento oggetto della presente nota, qualora ricorrano i requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dal citato articolo 1, comma 497, possa trovare applicazione, a seguito di specifica opzione, il criterio del ‘prezzo-valore’; una diversa interpretazione sarebbe, infatti, suscettibile di determinare quella “disparità di disciplina che attiene ad una categoria di immobili sostanzialmente unitaria quanto alla natura ed alla peculiare destinazione”, rilevata dalla Corte e costituente la ragione fondante dei principi da essa espressi nella sentenza n. 6 del 2014.
IL DIRETTORE CENTRALE
(firmato digitalmente)

Risoluzione N. 107 – Roma, 01/08/2017 – Agenzia delle Entrate – Agevolazioni ‘prima casa’ (eventi sismici inagibilità)

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 1, Nota II-bis, della Tariffa, Parte prima, allegata DPR. n. 131 del 1986, è stato esposto il seguente

Quesito

L’interpellante fa presente di aver acquistato, in data 18 luglio 2011, un immobile abitativo sito in XXX, fruendo delle agevolazioni ‘prima casa’, previste dalla Nota II-bis apposta all’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con il DPR 26 aprile 1986, n. 131 (TUR).
A causa dei gravi eventi sismici intervenuti nel territorio in argomento nell’agosto e nell’ottobre del 2016, l’abitazione dell’interpellante è stata dichiarata inagibile con ordinanza del sindaco del Comune di XXX del 22 novembre 2016.
L’istante intende, quindi, acquistare un nuovo immobile da destinare a propria abitazione. Chiede di conoscere se, per l’acquisto in parola, possa richiedere nuovamente le agevolazioni per la ‘prima casa’, ancorché risulti già proprietario di altro immobile acquistato con le agevolazioni, dichiarato inagibile.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente

L’interpellante non prospetta alcuna soluzione interpretativa.

Parere dell’Agenzia delle Entrate

Com’è noto, il diritto a godere dell’agevolazione ‘prima casa’ è disciplinato dalla Nota II-bis posta in calce all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al TUR.
Tale agevolazione consiste nell’applicazione dell’imposta di registro con l’aliquota del 2 per cento e delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 50 ciascuna per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di abitazioni, ad eccezione di quelle appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9, a condizione che:
a) l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività;
b) nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
c) nell’atto di acquisto, l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni.
Costituiscono, quindi, condizioni ostative alla fruizione dei benefici ‘prima casa’, tra l’altro, la titolarità di altra casa di abitazione nello stesso comune del nuovo acquisto, ovvero acquistata con le agevolazioni, indipendentemente dal luogo in cui essa è posta.
Con la circolare n. 38 del 18 agosto 2005, questa Agenzia ha avuto modo di chiarire che l’intento del legislatore è, quello di evitare un duplice godimento dell’agevolazione in commento che si realizzerebbe, invece, laddove non si tenesse conto dell’agevolazione goduta in precedenza dal contribuente.
Non è richiesta dalla norma, invece, la verifica del concreto utilizzo che dell’immobile viene fatto né con riferimento alla casa di abitazione già posseduta dal contribuente e che può precludere l’accesso all’agevolazione, né con riferimento all’immobile che si intende acquistare.
La citata disposizione conferisce, tuttavia, rilievo alla circostanza che la titolarità attuale dei diritti enunciati dalla Nota II-bis riguardi ‘case di abitazione’; deve trattarsi, pertanto, di immobili che, sulla base di criteri oggettivi, risultino astrattamente idonei al soddisfacimento di esigenze abitative.
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 100 dell’8 gennaio 2010, ha avuto modo di affermare che deve essere riconosciuto il diritto a godere delle agevolazioni ‘prima casa’ anche al contribuente proprietario di altro immobile acquistato con le agevolazioni qualora lo stesso non risulti idoneo a sopperire alle esigenze abitative del contribuente.
Con la risoluzione n. 86/E del 20 agosto 2010, questa Agenzia ha precisato che l’inidoneità deve essere valutabile sulla base di criteri oggettivi, con la conseguenza che la fruizione dell’agevolazione per un nuovo acquisto può essere riconosciuta nel caso “di assoluta inidoneità (quale può essere, ad esempio, l’inagibilità) dell’immobile (già posseduto) all’uso abitativo”.
Tale assoluta inidoneità ricorre, a parere della scrivente, anche nella fattispecie prospettata con la presente istanza di interpello.
Il contribuente riferisce, infatti, di avere acquistato l’immobile abitativo fruendo delle agevolazioni ‘prima casa’, ma di non poterlo più utilizzare per le finalità abitative a causa del verificarsi degli eventi sismici che hanno comportato la dichiarazione di inagibilità dell’immobile da parte delle autorità competenti.
In sostanza, per effetto dell’evento sismico si è verificato un impedimento oggettivo, non prevedibile e tale da non poter essere evitato, che ha comportato l’impossibilità per il contribuente di continuare ad utilizzare l’immobile acquistato per finalità abitative.
Tale oggettiva impossibilità risulta attestata dall’ordinanza del sindaco n. 943 del 22 novembre 2016 con la quale è stata dichiarata l’inagibilità dell’immobile di proprietà dell’istante, che, dunque, non potrà più essere utilizzato per la sua funzione abitativa “fino a nuova disposizione” che potrebbe essere emanata dagli organi competenti.
Alla luce di quanto sopra, la scrivente ritiene che nella fattispecie rappresentata dall’istante si configuri, per effetto di un evento sopravvenuto e cioè l’evento sismico, una ipotesi di inidoneità oggettiva all’utilizzo abitativo dell’immobile posseduto.
Si ritiene, pertanto che, fintanto che permanga la dichiarazione di inagibilità dell’immobile preposseduto, il contribuente potrà beneficiare delle agevolazioni ‘prima casa’ per l’acquisto di un nuovo immobile, in quanto si trova nelle condizioni di poter dichiarare “di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà ….su altra casa di abitazione acquistata…con le agevolazioni…” (Nota II-bis, lettera c), all’articolo 1 della Tariffa, parte prima allegata al TUR).
La dichiarazione di non essere titolare di diritti reali su altra casa di abitazione sita nel Comune del nuovo acquisto ovvero acquistata con le agevolazioni ‘prima casa’ deve intendersi riferita, nel caso rappresentato, ad immobili diversi da quello per il quale permane la dichiarazione di inagibilità.
Si precisa che qualora, in data successiva al nuovo acquisto agevolato, venga revocata dagli organi competenti la dichiarazione di inagibilità dell’immobile preposseduto, resta comunque acquisito il beneficio goduto dal contribuente per il nuovo immobile in quanto al momento del nuovo acquisto risultavano soddisfatte le condizioni previste dalla normativa in materia di ‘prima casa’ per godere dell’agevolazione.

***
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.
IL DIRETTORE CENTRALE Annibale Dodero

COMUNICATO STAMPA – TESTAMENTO BIOLOGICO, A PESARO CONVENZIONE TRA COMUNE E CONSIGLIO NOTARILE

Il Comune di Pesaro ha istituito il registro comunale delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento, o ‘testamento biologico’) e stipulato una convenzione con il Consiglio notarile della provincia di Pesaro e Urbino.
Il cittadino pesarese – nell’esprimere anticipatamente il proprio consenso o dissenso informato riguardo a particolari trattamenti medico-sanitari ai quali dovrà essere eventualmente sottoposto -, potrà quindi contare su un registro comunale in cui saranno conservati gli estremi identificativi della
DAT.
Tre i soggetti coinvolti nell’iter:
dichiarante – il cittadino residente nel Comune di Pesaro che sottoscrive la DAT;
notaio – il pubblico ufficiale che riceve la DAT e ne autentica la firma;
Comune – l’ente che conserva gli estremi identificativi della DAT in un apposito registro elettronico.
Il ruolo del notaio 
Il notaio convenzionato riceve la DAT direttamente dall’interessato, in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata, e inoltra direttamente al Comune gli estremi identificativi della DAT ai fini della registrazione.
Il registro DAT non è pubblico
Il registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento, noto anche come ‘testamento biologico’, non è un registro pubblico.
Possono prendere visione delle informazioni contenute nel registro, oltre all’interessato, coloro che sono stati indicati dal dichiarante, e cioè:
il medico di famiglia,
i sanitari che avranno in cura il dichiarante,
il fiduciario (se nominato),
i familiari del dichiarante,
purché espressamente individuati.
Dichiarazione per DAT – ulteriori informazioni
In occasione della redazione della DAT, l’interessato potrà individuare anche un ‘fiduciario’ e un ‘depositario’. Il fiduciario è la persona che assume il ruolo di garante della fedele esecuzione della volontà del dichiarante, mentre il depositario è colui presso il quale viene conservata la DAT; potrà
essere il notaio che ha ricevuto la DAT o lo stesso fiduciario eventualmente individuato dal dichiarante.
Il Comune di Pesaro non assume in alcun caso la funzione di fiduciario o di depositario.
Ufficio stampa Comune di Pesaro
tel. 0721/387210/238/551/560
email: stampa@comune.pesaro.pu.it

FONDO PATRIMONIALE – DEBITI TRIBUTARI – IMPOSTE SUI REDDITI – BISOGNI DELLA FAMIGLIA

(Cass.civ., sezione terza, ordinanza dell’11 luglio 2017, n. 17076, in www.cassazione.net)
Rientrano entro il perimento dei “bisogni della famiglia” i debiti tributari contratti dall’imprenditore per imposte sui redditi, siccome correlati alla produzione di reddito familiare, da cui discende che i beni costituiti in fondo patrimoniale (dall’imprenditore e dal coniuge) possano essere ipotecati da parte di Equitalia.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con ordinanza dell’11 luglio 2017, n. 17076.
Nel caso di specie si discuteva della validità di un’ipoteca iscritta da Equitalia sui beni immobili costituiti in fondo patrimoniale da un imprenditore (insieme alla moglie).
La Suprema Corte, confermando la legittimità dell’iscrizione, ha ricordato che l’esattore, tra l’altro, può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo che li hanno conferiti nel fondo qualora il debito del coniuge o del terzo sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni della famiglia.
Il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato, non già nella natura dell’obbligazione (legale o contrattuale), ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia; pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non
possono essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell’obbligarsi sia quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari.
Ricordano i giudici che l’accertamento relativo alla riconducibilità del debito alle esigenze della famiglia costituisce un accertamento riservato al giudice di merito, con l’ulteriore precisazione che tale riconducibilità non può ritenersi sussistente o meno, per il solo fatto che il debito sia sorto
nell’esercizio dell’impresa o derivi dall’attività professionale del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia), ovvero per il
potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.
In conclusione, come già chiarito dal giudice di seconde cure, nei bisogni della famiglia vanno ricompresi i debiti relativi all’impresa commerciale gestiti dal marito in quanto finalizzati al soddisfacimento delle future e più ampie esigenze della famiglia utili all’intero nucleo familiare.