MANCATA DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ CATASTALE – NULLITA’ SANABILE – ART. 28

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 20 novembre 2018, n. 29894, in www.cassazione.net)

L’art. 28 di cui alla legge notarile trova applicazione ad ogni ipotesi di nullità assoluta dell’atto, con sola esclusione delle ipotesi che determinino l’inefficacia, l’annullabilità o la nullità relativa.
Conseguentemente, il suddetto articolo trova applicazione anche alle ipotesi in cui il vizio determini una nullità sanabile, fatta salva la circostanza che l’atto sia stato successivamente confermato.
Il principio in esame è stato espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza in commento.
Nel caso in esame un notaio era stato sanzionato dalla Co.Re.Di dell’Emilia Romagna a causa della mancata menzione, in un atto di donazione, della dichiarazione di conformità allo stato di fatto dei dati catastali dell’immobile donato ai sensi dell’art. 29, comma 1 bis della legge 52/1985.
Avverso tale pronuncia ricorreva alla Corte d’Appello di Bologna l’Archivio notarile di Modena, rilevando come il notaio avesse commesso la summenzionata sanzione in numerosi atti soggetti ad ispezione e richiedendo, pertanto, l’irrogazione di un’ulteriore sanzione.
La pronuncia della Corte territoriale, favorevole all’appellante, veniva impugnata dal notaio il quale lamentava, in particolare, che il Giudice avesse errato nel comminare le sanzioni atteso che, trattandosi di una nullità sanabile, non sarebbe stata riconducibile alle nullità “espressamente previste dalla legge” di cui all’art 28 della legge notarile.
Tale argomentazione non viene condivisa dalla Corte di Cassazione, confermando la pronuncia impugnata.
In particolare, il Giudice di legittimità sottolinea che una nullità sanabile rientra nell’ambito di applicazione della citata normativa, atteso che la mancata dichiarazione di conformità determina una nullità dell’atto, che diviene suscettibile di conferma solo laddove la mancata dichiarazione di
conformità derivasse da un difetto del titolo, ma non fosse dipesa da una sostanziale difformità dello stato di fatto dei luoghi.
Pertanto, solo in tale ultima circostanza la responsabilità disciplinare del notaio può venire meno, qualora sia ancora in corso il relativo procedimento.
Conseguentemente, sulla base delle argomentazioni sopra richiamate, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso proposto.

DETRAZIONI FISCALI PER L’EFFICIENZA ENERGETICA 2018

(In https://ristrutturazioni2018.enea.it/index.asp)

Bonus casa 2018
E’ online il sito ristrutturazioni2018.enea.it dove trasmettere i dati per accedere alle detrazioni fiscali previste per gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportano risparmio energetico e/o utilizzo di fonti rinnovabili di energia.
La trasmissione dei dati dovrà avvenire entro il termine di 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo. Per gli interventi già conclusi, il termine dei 90 giorni decorrerà dal 21 novembre 2018, giorno di messa online del sito.
Per maggiori informazioni consultare: acs.enea.it/ristrutturazioni-edilizie

Ecobonus 2018

È possibile trasmettere tramite il portale finanziaria2018.enea.it i dati relativi agli interventi di efficienza energetica ammessi alle detrazioni fiscali fino all’85% e conclusi dopo il 31 dicembre 2017.
Per aiutare gli utenti a risolvere i problemi di natura tecnica e procedurale sul portale ENEA acs.enea.it sono disponibili un vademecum, risposte alle domande più frequenti (FAQ), la normativa di riferimento e un servizio di help desk a cui inviare i propri quesiti.
Si ricorda che le detrazioni fiscali sono un meccanismo di incentivazione alla realizzazione di interventi di riqualificazione energetica previsti dalla legge 296/2006 (commi da 344 a 347) e dall’art. 14 del D.L. 63/2013 come convertito dalla legge n. 90/2013 e come modificato dalla legge 27 dicembre 2017 n. 205.
Si precisa che la “Scheda descrittiva dell’intervento” da inviare all’ENEA va firmata da un tecnico abilitato solo nei casi in cui è prevista l’asseverazione, come esplicitato nel vademecum e nella stessa scheda descrittiva, che riporta la seguente dicitura:
“Il documento originale cartaceo, quando è prevista l’asseverazione del tecnico (vedi vademecum
degli interventi) deve riportare la firma ed il timbro del tecnico compilatore e deve essere consegnato
al beneficiario per essere esibito a richiesta”.

La_guida_per_l_accesso_al_sito_Enea_per_le_ristrutturazioni_che_prevedono_riduzione_dei_consumi_energetici

 

(Associazione Insignum – Notiziario n. 39 del 25 novembre 2018)

NOTAIO – ACCORDO DI SEPARAZIONE E DIVORZIO – ESENZIONE DALL’IMPOSTA DI REGISTRO

I trasferimenti immobiliari che danno attuazione agli obblighi contenuti nel provvedimento di separazione dei coniugi godono dell’esenzione da qualsiasi imposta prevista dall’art. 19 della legge 74/1987, anche se i venditori sono persone estranee al nucleo familiare, trattandosi di trasferimento a favore dei figli e del coniuge.
Nel caso in esame, fra le condizioni della separazione consensuale era espressamente previsto l’obbligo, per il marito, di acquistare un appartamento che soddisfacesse i bisogni del coniuge e dei figli minori.
Al notaio rogante era stato contestato dall’Agenzia delle Entrate, tramite l’avviso di liquidazione, di non aver applicato l’imposta di registro nella misura proporzionale del 3% e l’imposta di bollo nella misura ordinaria.
Il notaio ha proposto appello avverso la sentenza con la quale la Commissione aveva respinto il suo ricorso rilevando, nello specifico, l’errata interpretazione da parte della Commissione dell’art. 19 della legge 74/1987, secondo il quale qualunque pattuizione prevista in adempimento dell’accordo di separazione o divorzio è esente da qualsiasi imposta.
Il ricorrente ha sottolineato inoltre che la circolare dell’amministrazione finanziaria n. 27/E del 21 giugno 2012 contiene un’interpretazione restrittiva dell’articolo 19 della legge 74/1987, smentita dalla Giurisprudenza della Cassazione.
La Commissione aveva ritenuto legittima l’applicazione dell’imposta in misura proporzionale poiché il trasferimento dell’immobile era stato posto in essere da un soggetto diverso dal coniuge.
L’articolo 19 della legge 74/1987, come risultante dall’interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 154/1999, dispone che “debba riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari ed immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato, ma voluto dalle parti, in presenza delle necessarie condizioni di legge.” (Cass. 2111/16)

MATRIMONIO – COMUNIONE LEGALE – REQUISITI PER L’ESCLUSIONE

Con particolare riferimento ai beni acquisiti in costanza di matrimonio, da un coniuge in comunione legale dei beni, questi rientrano automaticamente nella comunione, quand’anche acquistati con i proventi della propria attività separata, salva la duplice condizione che si tratti di uno dei beni personali contemplati dal primo comma dell’art. 179 c.c. e che vi sia (nelle ipotesi previste dalle lettere c, d e f) la dichiarazione di esclusione prevista dal secondo comma dell’art. 179 resa dall’altro coniuge che abbia partecipato all’atto di acquisto.
La mancanza di anche uno solo dei suddetti requisiti comporta l’assoggettamento del bene al regime della comunione

ASSEGNI PRIVI DELLA CLAUSOLA DI NON TRASFERIBILITA’ – VADEMECUM

(In www.mef.gov.it)
Roma, 12 marzo 2018 – Da oltre 10 anni con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 231/2007 (normativa antiriciclaggio), è sanzionato l’uso di assegni oltre una certa soglia privi della clausola di non trasferibilità. L’attuale soglia, pari a 1.000 euro, è stata introdotta a dicembre 2011 (dl 201/2011)
Nonostante ciò, a seguito di segnalazioni risulta che continuano ad essere utilizzati assegni che non riportano tale clausola pur essendo di importo maggiore di 1.000 euro. Per questo si ritiene utile ricordare le regole vigenti in materia. Dal 2008 le banche non stampano più’ carnet di assegni senza la clausola di non trasferibilità. Tuttavia, se qualcuno dovesse trovarsi nel cassetto un vecchio blocchetto, può ancora utilizzarlo per trasferimenti di denaro di importo pari o superiore a 1.000 euro a patto che scriva di suo pugno ‘non trasferibile’. Se l’importo è inferiore a 1.000 euro l’assegno può essere fatto circolare anche senza clausola. I casi venuti recentemente alla ribalta della cronaca hanno acceso i riflettori su questa tematica, a cui si lega il dibattito sul regime sanzionatorio quando la norma antiriciclaggio viene violata. Con il decreto legislativo 90/2017 le sanzioni sono state inasprite, in considerazione del fatto che il regime precedente era risultato scarsamente dissuasivo. Dal 4 luglio 2017 è in vigore la sanzione da 3.000 a 50.000 euro per importi trasferiti da un minimo di 1.000 a un massimo di 250.000 euro. È’ stato verificato che, in alcuni casi, le sanzioni elevate possono colpire cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilita’. Per questo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in linea con le osservazioni contenute in un parere parlamentare, sta valutando la possibilità’ di modificare il regime sanzionatorio recuperando la proporzionalitàla tra l’importo trasferito e la sanzione. Dall’indagine condotta dal MEF per analizzare la consistenza del fenomeno è emerso che nessuna sanzione è mai stata ancora comminata ai sensi della nuova normativa e che, a fronte di 1.692 assegni contestati, gli incolpati hanno scelto, in 107 casi, di pagare l’oblazione che consente di concludere anticipatamente il procedimento sanzionatorio.
Assegni privi della clausola di non trasferibilità: vademecum
Assegni in bianco o senza clausola di trasferibilità
Violazioni ex art. 49, comma 5, d.lgs. n. 231/2007 dal 4 Luglio 2017 al 7 marzo 2018
Numero assegni con importo pari o superiore a 1.000
euro oggetto di contestazione
sanzioni
irrogate
oblazioni
pagate
totale
nazionale 1.692 0
OBLAZIONE = somma versata per chiusura anticipata del procedimento entro 60 gg dalla data di
contestazione.
SANZIONE = importo versato al termine del procedimento, una volta attestata la violazione. Ecco
qualche informazione utile per saperne di più e capire come comportarsi.
Perché è vietato l’utilizzo di assegni senza la clausola di non trasferibilità per importi pari o superiori a 1.000 euro ovvero di assegni privi dell’indicazione del beneficiario?
Un assegno trasferibile ovvero privo dell’indicazione del beneficiario è un titolo che, nella sostanza, è assimilabile ad un titolo al portatore ossia pagabile a vista a colui che lo esibisce per l’incasso. Ciò lo rende sostanzialmente equiparabile al contante e quindi sottoposto a limitazioni con finalità di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Al contrario l’apposizione del nome del beneficiario e l’utilizzo della clausola di Non trasferibilità assicurano la piena tracciabilità della transazione.
Cosa fare se si posseggono ancora assegni privi della clausola di non trasferibilità?
La normativa antiriciclaggio impone alle banche e a Poste Italiane il rilascio di carnet di assegni  (bancari o postali) muniti della clausola di non trasferibilità (articolo 49 comma 4 d.lgs. 231/2007). E’ possibile richiedere, per iscritto, alla banca o a Poste Italiane, il rilascio di moduli di assegni in “forma libera”, ossia privi della suddetta clausola di non trasferibilità. Per ogni modulo di assegno richiesto in forma libera è dovuta, da parte del richiedente, un imposta di bollo di euro 1,50. L’assegno in forma libera può essere emesso, regolarmente compilato mediante l’apposizione del nome del beneficiario, soltanto per importi inferiori a euro 1.000.
Qualora, ancora oggi, si posseggano libretti di assegni rilasciati da banche e Poste Italiane prima del 2008, in “forma libera” e quindi non recanti la stampa della clausola di non trasferibilità, è possibile: – utilizzare i moduli di assegni del libretto esclusivamente per importi inferiori a 1000 euro, apponendovi il nominativo del beneficiario – utilizzare i moduli di assegni del libretto per importi pari o superiori a 1.000 euro unicamente previa apposizione, da parte del traente, all’atto di emissione dell’assegno, della dicitura “non trasferibile” e del nominativo del beneficiario.
E’ importante verificare sempre che gli assegni di importo pari o superiore a 1.000 euro rechino la clausola di non trasferibilità anche qualora, in qualità di beneficiario, si riceva un assegno bancario o postale.
Come funzionano le sanzioni?
Il decreto legislativo n. 231/2007, modificato dal decreto legislativo n. 90/2017, ha sganciato la determinazione della sanzione dall’importo trasferito attraverso assegni irregolarmente emessi o girati.
Fino a prima del 4 luglio 2017, la normativa prevedeva una sanzione in misura percentuale rispetto all’importo degli assegni irregolari emessi (dall’1 al 40 per cento). Dal 4 luglio 2017 invece, per gli assegni di importo pari o superiore a 1000 euro l’inasprimento delle norme antiriciclaggio ha fissato
una sanzione da 3.000 a 50.000 euro con importanti conseguenze anche sull’istituto dell’oblazione, ovvero della somma che è possibile volontariamente pagare per concludere anticipatamente il procedimento senza arrivare alla sanzione, purché entro sessanta giorni dalla data di contestazione e per titoli di importo non superiore 250.000 euro. In particolare l’oblazione – che per legge è sempre pari alla terza parte del massimo della sanzione previsto ovvero, se più favorevole, al doppio del minimo – nel caso specifico degli assegni irregolari è sempre pari a 6.000 euro. Ciò
indipendentemente dall’importo dell’assegno contestato e anche per importi minimi, magari di poco superiori alla soglia consentita dei 1.000 euro. L’Amministrazione non può intervenire nel ridurlo in nessun modo, in quanto il meccanismo dell’oblazione è fissato per legge.
Si deve sempre pagare l’oblazione?
E’ importante sapere che il pagamento dell’oblazione è solo una delle opzioni possibili. Ricevuta la contestazione, il soggetto incolpato può decidere se pagare l’oblazione ovvero se attendere la conclusione del procedimento sanzionatorio, nel corso del quale potrà fornire le proprie osservazioni
con la possibilità anche di ottenere, laddove ne ricorrano gli estremi, un provvedimento di proscioglimento totale ovvero l’irrogazione di una sanzione più bassa dell’oblazione. Inoltre, nel caso in cui al termine del procedimento venga irrogata una sanzione, la nuova disciplina prevede la possibilità,
per l’interessato, di chiedere la riduzione di un terzo: la sanzione minima concretamente applicabile, dunque, è pari ad € 2.000. Naturalmente non è possibile conoscere in anticipo se convenga pagare l’oblazione o attendere la conclusione del procedimento, poiché la sanzione irrogata potrà essere
inferiore (con un minimo di 2.000 €) o anche molto più elevata dell’importo dell’oblazione (fino a 50.000 €). Inoltre è possibile che, sulla base delle giustificazioni prodotte dall’interessato, non venga emessa alcuna sanzione ma un provvedimento di proscioglimento. Con le precedenti disposizioni
(quelle in vigore fino al 3 luglio 2017) l’oblazione era pari al 2 per cento dell’importo e risultava ‘vantaggiosa’: per tale motivo la maggior parte dei procedimenti venivano definiti con l’applicazione di oblazioni irrisorie, cosa che rendeva il sistema sanzionatorio scarsamente dissuasivo per le attività illecite di riciclaggio.

LEGGE DI BILANCIO 2018 – PILLOLE

STERILIZZAZIONE AUMENTO ALIQUOTE IVA

E’ stato sterilizzato l’aumento delle aliquote IVA previsto per l’anno 2018. Ne consegue che le aliquote IVA non subiscono variazioni. L’aumento è programmato a far data dal 1^ gennaio 2019 e dal 1^ gennaio 2020, secondo le seguenti modalità:

– l’aliquota del 10% passerà:

—–all’11,5% dal 1° gennaio 2019; e,

—–al 13% a decorrere dal 1° gennaio 2020;

– l’aliquota del 22% passerà:

—–al 24,2% dal 1° gennaio 2019;

—–al 24,9% dal 1° gennaio 2020; e,

—–al 25% a decorrere dal 1° gennaio 2021.

La disposizione va collocata nell’ambito della parziale sterilizzazione delle «clausole di salvaguardia» inerenti le aliquote dell’IVA, di cui all’articolo 1, comma 718, l. 23 dicembre 2014, n. 190 s.m.i..

DETRAZIONI

È stata prevista la proroga (e talune modifiche circa le percentuali), fino al 31 dicembre 2018, delle detrazioni fiscali IRPEF relative alle spese sostenute per:

-gli interventi di ristrutturazione edilizia;

-gli interventi di riqualificazione energetica;

-gli interventi antisismici.

INTERVENTI DI RISPARMIO ENERGETICO

É stata prevista la proroga, al 31 dicembre 2018, del termine già fissato al 31 dicembre 2017 per usufruire della detrazione fiscale in relazione alle spese sostenute per gli interventi volti ad ottenere un risparmio energetico.

La relativa disciplina è stata però in parte modificata. La misura della detrazione è stata fissata, in genere, nel 65% della spesa (con riferimento alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2018), salvo talune eccezioni.

La misura della detrazione è stata ridotta al 50% (dal 65%) per le spese sostenute, a far data dal 1^ gennaio 2018, in relazione ad interventi di risparmio energetico di:

— acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi;

— schermature solari.

INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

È stata prevista la proroga, fino al 31 dicembre 2018 (spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2018), della detrazione del 50% delle spese sostenute in relazione ad interventi per ristrutturazioni edilizie.

La detrazione dall’imposta lorda spetta fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare.

Le informazioni inerenti gli interventi effettuati devono essere inviate, in via telematica, all’ENEA, la quale (in analogia a quanto previsto per gli interventi di riqualificazione energetica), è titolare della funzione di controllo e monitoraggio circa le attività eseguite.

L’ENEA deve elaborare le informazioni pervenute e trasmettere una relazione sui risultati degli interventi al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell’economia e delle finanze, alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito delle rispettive competenze territoriali.

DETRAZIONE IVA 50% ACQUISTO DI IMMOBILI RESIDENZIALI – CLASSE ENERGETICA A E B

Non è stata prorogata la disposizione prevista nell’articolo 1, comma 56 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, con scadenza al 31 dicembre 2017, concernente la detraibilità, ai fini IRPEF, del 50 per cento dell’IVA nel caso di acquisto di immobili residenziali di classe energetica A e B.

LEGGE BUCALOSSI – EDIFICABILITA’ DEI SUOLI

È stato modificato l’articolo 20 della l. n. 10/1977 (legge Bucalossi) e prevista l’estensione dell’agevolazione contenuta nell’articolo 20 della legge Bucalossi, circa l’edificabilità dei suoli, anche a tutti gli atti preordinati:

-alla trasformazione del territorio posti in essere mediante accordi o convenzioni tra privati

ed enti pubblici; nonché,

-a tutti gli atti attuativi posti in essere in esecuzione dei primi.

Si tratta dell’assoggettamento degli atti di trasferimento all’imposta di registro in misura fissa e dell’esenzione dalle imposte ipotecarie e catastali, ai sensi dell’articolo 32, comma secondo, d.P.R. n. 601/1973.

Le convenzioni contemplate nella norma sono principalmente quelle nelle quali il concessionario si impegna, a mezzo di una convenzione con il Comune, ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione determinati ai sensi della convenzione-tipo (articoli 7 e 8, l. n. 10/1977, articoli 17 e 18, d.p.r. 380/2001). La medesima disciplina trova applicazione con riferimento a tutte le convenzioni e atti di cui all’articolo 40 bis della legge provinciale di Bolzano n.13/1997, per le quali non siano ancora scaduti i termini di accertamento e di riscossione ai sensi della normativa vigente o rispetto ai quali non sia stata emessa sentenza passata in giudicato.

PROMOZIONE DI FORME DI IMPRENDITORIA IN AGRICOLTURA, AI COLTIVATORI DIRETTI E AGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

Al fine di promuovere forme di imprenditoria in agricoltura, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali (articolo 1, d.lgs. 29 marzo 2004, n. 99), con età inferiore a quaranta anni, con riferimento alle nuove iscrizioni nella previdenza agricola effettuate tra il 1º gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, è stato previsto l’esonero dal versamento del 100 per cento dell’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti:

-per un periodo massimo di trentasei mesi;

-ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Inoltre, sempre al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell’attività d’impresa per il triennio 2018-2020:

-i giovani di età compresa tra i diciotto e i quarant’anni, anche organizzati in forma associata;

-i quali non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli;

-i quali stipulino con imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile o coltivatori diretti, di età superiore a sessantacinque anni o pensionati, un contratto di affiancamento (secondo le presenti disposizioni);

hanno accesso prioritario ai mutui agevolati (agevolazioni previste dal capo III del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185 – Misure in favore dello Sviluppo dell’imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale).

Il contratto di affiancamento:

-deve essere allegato al piano aziendale presentato all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA);

-può prevedere un regime di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente;

-impegna:

—da un lato, l’imprenditore agricolo o il coltivatore diretto a trasferire al giovane affiancato le proprie competenze nell’ambito delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile;

—dall’altro lato, il giovane imprenditore agricolo a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell’impresa, d’intesa con il titolare, e ad apportare le innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita d’impresa.

L’affiancamento non può avere durata superiore ai tre anni e comporta in ogni caso la ripartizione degli utili di impresa tra il giovane e l’imprenditore agricolo, in percentuali comprese tra il 30 ed il 50 per cento a favore del giovane imprenditore.

Il contratto può stabilire il subentro del giovane imprenditore agricolo nella gestione dell’azienda ed in ogni caso prevede le forme di compensazione del giovane imprenditore in caso di conclusione anticipata del contratto.

E’ stato inoltre riconosciuto il diritto di prelazione agraria ed il correlativo diritto di riscatto (di cui all’articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590) a favore del giovane imprenditore, in caso di vendita, per i sei mesi successivi alla conclusione del contratto.

Infine, è stato previsto che nel periodo di affiancamento, il giovane imprenditore sia equiparato all’imprenditore agricolo professionale (articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99), da cui discende che se si tratta di persona fisica iscritta nella gestione previdenziale ed assistenziale, può beneficiare delle agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto.

Infine, l’articolo 1, comma 515 della legge di bilancio ha equiparato ai coltivatori diretti (ai fini dell’articolo 7 della legge 3 maggio 1982, n. 203), anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

In virtù della novità normativa, in caso di affitto di fondi rustici ad imprenditore agricolo professionale, iscritto nella relativa gestione previdenziale, si applica la disciplina sottoindicata, dettata per l’affitto a coltivatore diretto.

Sono equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche le cooperative costituite dai lavoratori agricoli e i gruppi di coltivatori diretti, riuniti in forme associate, che si propongono e attuano la coltivazione diretta dei fondi, anche quando, la costituzione in forma associativa e  cooperativa è avvenuta per conferimento da parte dei soci di fondi precedentemente affittati singolarmente.

Sono inoltre equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, i laureati o diplomati di qualsiasi scuola di indirizzo agrario o forestale e i laureati in veterinaria per le aziende a prevalente indirizzo zootecnico, in età non superiore ai cinquantacinque anni, che si impegnino ad esercitare in proprio la coltivazione dei fondi, per almeno nove anni.

Sono altresì equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

RIDETERMINAZIONE DEL VALORE DI ACQUISTO DEI TERRENI E DELLE PARTECIPAZIONI

Sono stati riaperti i termini per la rivalutazione dei beni di impresa e la rideterminazione dei valori di acquisto, vale a dire che è prevista la proroga dei termini per:

-rivalutare il valore dei terreni (edificabili o con destinazione agricola); e,

-rivalutare il valore delle partecipazioni (non negoziate in mercati regolamentati);

da parte di persone fisiche, mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva determinata in base al valore dei beni risultante dalla perizia di stima.

Si tratta quindi della riapertura dei termini previsti nell’articolo2, comma secondo, d.l. n.282/2002 per la rideterminazione contabile di partecipazioni in società non quotate e terreni agricoli ed edificabili di cui agli articoli 5 e 7, l. n.448/2001.

A tale proposito, è stata confermata l’aliquota dell’8% in relazione alla relativa imposta sostitutiva.

Ai sensi del comma 998:

-per le partecipazioni, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è dell’8 per cento;

-per i terreni, l’aliquota è raddoppiata rispetto a quella disposta all’articolo 7, comma 2, l. n.448/2001 (che prevede il 4%) ed

è così pari all’8 per cento.

È possibile rivalutare anche i terreni e le partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2018.

Il termine per il versamento dell’imposta sostitutiva è fissato:

—al 30 giugno 2018, se viene esercitata l’opzione di pagamento in un’unica rata unica;

—salvo non si opti per il pagamento in tre rate annuali di pari importo.

La perizia di stima dovrà essere redatta ed asseverata entro il 30 giugno 2018.

Occorre ricordare che l’Agenzia delle Entrate (risoluzione 27 maggio 2015, n. 53/E) ha precisato che anche se il giuramento per asseverare la perizia è successivo all’atto di vendita, la redazione della perizia stessa deve essere precedente alla vendita.

NUOVE MODALITÀ’ DI CALCOLO DEI DIRITTI DI USUFRUTTO E DELLE RENDITE O PENSIONI.

Nella Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2017 n. 301 è stato pubblicato il decreto del Ministero
dell’Economia e delle Finanza del 20 dicembre, 2017, nel quale sono indicate le nuove modalità di
calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del
saggio di interessi, a far data dal 1^ gennaio 2018.
La misura del saggio legale degli interessi è stata fissata nello 0,3 per cento.

Tabella Coefficienti Usufrutto e nuda proprietà 2018

 

DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE – NUOVO MODELLO

L’Agenzia delle Entrate, in data 28 dicembre 2017, ha comunicato di aver aggiornato il modello di “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

Il nuovo modello potrà essere utilizzato dal 15 marzo 2018 (per le successioni apertesi dal 3 ottobre 2016).

Fino al 31 dicembre 2018, sarà possibile utilizzare anche la vecchia modulistica cartacea.

Le successioni apertesi prima del 3 ottobre 2006 possono essere presentate solo in formato cartaceo (dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative).

La nuova versione contiene le istruzioni per la compilazione, nonché le specifiche tecniche per l’invio telematico.

Una volta effettuato l’invio (previo pagamento dell’imposta di bollo e dei tributi speciali), l’Ufficio rilascierà un’attestazione (contenente un codice di verifica) di avvenuta presentazione della dichiarazione di successione telematica.

Infine, a far data dal 1^ febbraio 2018, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione degli utenti un software per la compilazione della “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

 

1)_PROVVEDIMENTO_PROT._305134_del_28122017

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SAGGIO LEGALE DI INTERESSI E MODALITA’ DI CALCOLO DIRITTO DI USUFRUTTO 1^ GENNAIO 2018

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
DECRETO 20 dicembre 2017

Adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del saggio di interessi.
(GU n.301 del 28-12-2017)

IL DIRETTORE GENERALE DELLE FINANZE

di concerto con

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO
Visto l’art. 3, comma 164, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che demanda al Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del Tesoro, l’adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni, in ragione della modificazione della misura del saggio legale degli interessi;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346;
Visto il decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, che ha istituito l’imposta sulle successioni e donazioni;
Visto l’art. 13 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e l’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
Visti gli articoli 23, 24, 25 e 26 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, concernenti l’istituzione e l’organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n. 107;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67, regolamento di organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, a norma degli articoli 2, comma 10-ter e 23-quinquies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135;
Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 luglio 2014 recante «Individuazione e attribuzioni degli Uffici di livello dirigenziale non generale dei Dipartimenti», in attuazione dell’art. 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67;
Visto il decreto del 13 dicembre 2017 del Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2017, con il quale la misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del Codice civile e’ fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018

Decreta:

Art. 1

  1. Il valore del multiplo indicato nell’art. 46, comma 2, lettere a) e b ) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.131, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    2. Il valore del multiplo indicato nell’art. 17, comma 1, lettere a) e b) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    3. Il prospetto dei coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni vitalizie, allegato al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, e’ variato in ragione della misura del saggio legale degli interessi fissata allo 0,3 per cento, come da prospetto allegato al presente decreto.

Art. 2

  1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano agli atti pubblici formati, agli atti giudiziari pubblicati o emanati, alle scritture private autenticate e a quelle non autenticate presentate per la registrazione, alle successioni apertesi ed alle donazioni fatte a decorrere dalla data del 1° gennaio 2018.

    Roma, 20 dicembre 2017

Il direttore generale delle finanze: Lapecorella

Il ragioniere generale dello Stato: Franco

CESSIONE DI ALLOGGI DA PARTE DEL COMUNE – PREZZO MASSIMO DI CESSIONE – LA NULLITA’ DELLA CLAUSOLA PUO’ ESSERE RILEVATA D’UFFICIO

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949, in Studio Legale Leggi d’Italia)
Il vincolo di prezzo massimo imposto dal Comune, con riferimento alla cessione degli alloggi costruiti in base a convenzioni per la cessione di aree in diritto di superficie, ovvero per la cessione del diritto di proprietà, non può essere derogato convenzionalmente.
L’eventuale clausola che deroghi a questa regola (e fissi un prezzo diverso) è quindi nulla, e la nullità può essere rilevata d’ufficio.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949.
Nel caso concreto si discuteva del prezzo della compravendita di un alloggio (dall’impresa ad un privato) costruito su un’area gravata da diritto di superficie concesso:
-dal Comune (nel quale si trovava detto immobile);
-all’impresa costruttrice del complesso immobiliare;
nell’ambito di un programma di edilizia economico popolare ex articolo 35, legge n. 865/1971.
In particolare, l’acquirente aveva contestato il fatto che il prezzo convenzionalmente fissato, peraltro integralmente versato, era superiore rispetto a quello stabilito nelle apposite convenzioni, con conseguente nullità della relativa clausola e condanna del venditore alla restituzione dell’indebito, da
quantificare nel giudizio.
Ebbene, sia il giudice di prime cure, sia quello di seconde cure avevano dichiarato nulla la clausola di determinazione del prezzo, in ragione della difformità tra la stessa clausola e la convenzione stipulata tra il Comune e la società costruttrice.
Confermando la posizione assunta nei precedenti gradi, la Suprema Corte ha ricordato che non può essere derogato il prezzo di vendita al privato degli immobili costruiti in edilizia economica popolare, già fissato nella convenzione con cui il Comune ha ceduto il diritto di superficie.
Inoltre, la rilevazione delle nullità negoziali può avvenire anche d’ufficio, come chiarito da una parte della giurisprudenza secondo cui “il giudice innanzi al quale sia stata proposta una domanda di nullità contrattuale, deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima pure diversa da quella allegata dall’istante, essendo tale domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio” (Cass. Sez. U, 12/12/2014, n. 26242; Cass. Sez. U, 04/09/2012, n. 14828).
Occorre infine ricordare che i “vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonché del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui all’art. 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive
modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà, stipulate precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 179, ovvero per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con convenzione in forma pubblica stipulata a richiesta del singolo proprietario e soggetta a trascrizione per un corrispettivo proporzionale alla corrispondente quota millesimale, determinato, anche per le unità in diritto di superficie, in misura pari ad una percentuale del corrispettivo risultante dall’applicazione” delle regole di legge.