LEGGE DI BILANCIO 2018 – PILLOLE

STERILIZZAZIONE AUMENTO ALIQUOTE IVA

E’ stato sterilizzato l’aumento delle aliquote IVA previsto per l’anno 2018. Ne consegue che le aliquote IVA non subiscono variazioni. L’aumento è programmato a far data dal 1^ gennaio 2019 e dal 1^ gennaio 2020, secondo le seguenti modalità:

– l’aliquota del 10% passerà:

—–all’11,5% dal 1° gennaio 2019; e,

—–al 13% a decorrere dal 1° gennaio 2020;

– l’aliquota del 22% passerà:

—–al 24,2% dal 1° gennaio 2019;

—–al 24,9% dal 1° gennaio 2020; e,

—–al 25% a decorrere dal 1° gennaio 2021.

La disposizione va collocata nell’ambito della parziale sterilizzazione delle «clausole di salvaguardia» inerenti le aliquote dell’IVA, di cui all’articolo 1, comma 718, l. 23 dicembre 2014, n. 190 s.m.i..

DETRAZIONI

È stata prevista la proroga (e talune modifiche circa le percentuali), fino al 31 dicembre 2018, delle detrazioni fiscali IRPEF relative alle spese sostenute per:

-gli interventi di ristrutturazione edilizia;

-gli interventi di riqualificazione energetica;

-gli interventi antisismici.

INTERVENTI DI RISPARMIO ENERGETICO

É stata prevista la proroga, al 31 dicembre 2018, del termine già fissato al 31 dicembre 2017 per usufruire della detrazione fiscale in relazione alle spese sostenute per gli interventi volti ad ottenere un risparmio energetico.

La relativa disciplina è stata però in parte modificata. La misura della detrazione è stata fissata, in genere, nel 65% della spesa (con riferimento alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2018), salvo talune eccezioni.

La misura della detrazione è stata ridotta al 50% (dal 65%) per le spese sostenute, a far data dal 1^ gennaio 2018, in relazione ad interventi di risparmio energetico di:

— acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi;

— schermature solari.

INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

È stata prevista la proroga, fino al 31 dicembre 2018 (spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2018), della detrazione del 50% delle spese sostenute in relazione ad interventi per ristrutturazioni edilizie.

La detrazione dall’imposta lorda spetta fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare.

Le informazioni inerenti gli interventi effettuati devono essere inviate, in via telematica, all’ENEA, la quale (in analogia a quanto previsto per gli interventi di riqualificazione energetica), è titolare della funzione di controllo e monitoraggio circa le attività eseguite.

L’ENEA deve elaborare le informazioni pervenute e trasmettere una relazione sui risultati degli interventi al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell’economia e delle finanze, alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito delle rispettive competenze territoriali.

DETRAZIONE IVA 50% ACQUISTO DI IMMOBILI RESIDENZIALI – CLASSE ENERGETICA A E B

Non è stata prorogata la disposizione prevista nell’articolo 1, comma 56 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, con scadenza al 31 dicembre 2017, concernente la detraibilità, ai fini IRPEF, del 50 per cento dell’IVA nel caso di acquisto di immobili residenziali di classe energetica A e B.

LEGGE BUCALOSSI – EDIFICABILITA’ DEI SUOLI

È stato modificato l’articolo 20 della l. n. 10/1977 (legge Bucalossi) e prevista l’estensione dell’agevolazione contenuta nell’articolo 20 della legge Bucalossi, circa l’edificabilità dei suoli, anche a tutti gli atti preordinati:

-alla trasformazione del territorio posti in essere mediante accordi o convenzioni tra privati

ed enti pubblici; nonché,

-a tutti gli atti attuativi posti in essere in esecuzione dei primi.

Si tratta dell’assoggettamento degli atti di trasferimento all’imposta di registro in misura fissa e dell’esenzione dalle imposte ipotecarie e catastali, ai sensi dell’articolo 32, comma secondo, d.P.R. n. 601/1973.

Le convenzioni contemplate nella norma sono principalmente quelle nelle quali il concessionario si impegna, a mezzo di una convenzione con il Comune, ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione determinati ai sensi della convenzione-tipo (articoli 7 e 8, l. n. 10/1977, articoli 17 e 18, d.p.r. 380/2001). La medesima disciplina trova applicazione con riferimento a tutte le convenzioni e atti di cui all’articolo 40 bis della legge provinciale di Bolzano n.13/1997, per le quali non siano ancora scaduti i termini di accertamento e di riscossione ai sensi della normativa vigente o rispetto ai quali non sia stata emessa sentenza passata in giudicato.

PROMOZIONE DI FORME DI IMPRENDITORIA IN AGRICOLTURA, AI COLTIVATORI DIRETTI E AGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI

Al fine di promuovere forme di imprenditoria in agricoltura, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali (articolo 1, d.lgs. 29 marzo 2004, n. 99), con età inferiore a quaranta anni, con riferimento alle nuove iscrizioni nella previdenza agricola effettuate tra il 1º gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, è stato previsto l’esonero dal versamento del 100 per cento dell’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti:

-per un periodo massimo di trentasei mesi;

-ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Inoltre, sempre al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell’attività d’impresa per il triennio 2018-2020:

-i giovani di età compresa tra i diciotto e i quarant’anni, anche organizzati in forma associata;

-i quali non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli;

-i quali stipulino con imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile o coltivatori diretti, di età superiore a sessantacinque anni o pensionati, un contratto di affiancamento (secondo le presenti disposizioni);

hanno accesso prioritario ai mutui agevolati (agevolazioni previste dal capo III del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185 – Misure in favore dello Sviluppo dell’imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale).

Il contratto di affiancamento:

-deve essere allegato al piano aziendale presentato all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA);

-può prevedere un regime di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente;

-impegna:

—da un lato, l’imprenditore agricolo o il coltivatore diretto a trasferire al giovane affiancato le proprie competenze nell’ambito delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile;

—dall’altro lato, il giovane imprenditore agricolo a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell’impresa, d’intesa con il titolare, e ad apportare le innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita d’impresa.

L’affiancamento non può avere durata superiore ai tre anni e comporta in ogni caso la ripartizione degli utili di impresa tra il giovane e l’imprenditore agricolo, in percentuali comprese tra il 30 ed il 50 per cento a favore del giovane imprenditore.

Il contratto può stabilire il subentro del giovane imprenditore agricolo nella gestione dell’azienda ed in ogni caso prevede le forme di compensazione del giovane imprenditore in caso di conclusione anticipata del contratto.

E’ stato inoltre riconosciuto il diritto di prelazione agraria ed il correlativo diritto di riscatto (di cui all’articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590) a favore del giovane imprenditore, in caso di vendita, per i sei mesi successivi alla conclusione del contratto.

Infine, è stato previsto che nel periodo di affiancamento, il giovane imprenditore sia equiparato all’imprenditore agricolo professionale (articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99), da cui discende che se si tratta di persona fisica iscritta nella gestione previdenziale ed assistenziale, può beneficiare delle agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto.

Infine, l’articolo 1, comma 515 della legge di bilancio ha equiparato ai coltivatori diretti (ai fini dell’articolo 7 della legge 3 maggio 1982, n. 203), anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

In virtù della novità normativa, in caso di affitto di fondi rustici ad imprenditore agricolo professionale, iscritto nella relativa gestione previdenziale, si applica la disciplina sottoindicata, dettata per l’affitto a coltivatore diretto.

Sono equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche le cooperative costituite dai lavoratori agricoli e i gruppi di coltivatori diretti, riuniti in forme associate, che si propongono e attuano la coltivazione diretta dei fondi, anche quando, la costituzione in forma associativa e  cooperativa è avvenuta per conferimento da parte dei soci di fondi precedentemente affittati singolarmente.

Sono inoltre equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, i laureati o diplomati di qualsiasi scuola di indirizzo agrario o forestale e i laureati in veterinaria per le aziende a prevalente indirizzo zootecnico, in età non superiore ai cinquantacinque anni, che si impegnino ad esercitare in proprio la coltivazione dei fondi, per almeno nove anni.

Sono altresì equiparati ai coltivatori diretti, ai fini della presente legge, anche gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.

RIDETERMINAZIONE DEL VALORE DI ACQUISTO DEI TERRENI E DELLE PARTECIPAZIONI

Sono stati riaperti i termini per la rivalutazione dei beni di impresa e la rideterminazione dei valori di acquisto, vale a dire che è prevista la proroga dei termini per:

-rivalutare il valore dei terreni (edificabili o con destinazione agricola); e,

-rivalutare il valore delle partecipazioni (non negoziate in mercati regolamentati);

da parte di persone fisiche, mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva determinata in base al valore dei beni risultante dalla perizia di stima.

Si tratta quindi della riapertura dei termini previsti nell’articolo2, comma secondo, d.l. n.282/2002 per la rideterminazione contabile di partecipazioni in società non quotate e terreni agricoli ed edificabili di cui agli articoli 5 e 7, l. n.448/2001.

A tale proposito, è stata confermata l’aliquota dell’8% in relazione alla relativa imposta sostitutiva.

Ai sensi del comma 998:

-per le partecipazioni, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è dell’8 per cento;

-per i terreni, l’aliquota è raddoppiata rispetto a quella disposta all’articolo 7, comma 2, l. n.448/2001 (che prevede il 4%) ed

è così pari all’8 per cento.

È possibile rivalutare anche i terreni e le partecipazioni posseduti al 1° gennaio 2018.

Il termine per il versamento dell’imposta sostitutiva è fissato:

—al 30 giugno 2018, se viene esercitata l’opzione di pagamento in un’unica rata unica;

—salvo non si opti per il pagamento in tre rate annuali di pari importo.

La perizia di stima dovrà essere redatta ed asseverata entro il 30 giugno 2018.

Occorre ricordare che l’Agenzia delle Entrate (risoluzione 27 maggio 2015, n. 53/E) ha precisato che anche se il giuramento per asseverare la perizia è successivo all’atto di vendita, la redazione della perizia stessa deve essere precedente alla vendita.

NUOVE MODALITÀ’ DI CALCOLO DEI DIRITTI DI USUFRUTTO E DELLE RENDITE O PENSIONI.

Nella Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2017 n. 301 è stato pubblicato il decreto del Ministero
dell’Economia e delle Finanza del 20 dicembre, 2017, nel quale sono indicate le nuove modalità di
calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del
saggio di interessi, a far data dal 1^ gennaio 2018.
La misura del saggio legale degli interessi è stata fissata nello 0,3 per cento.

Tabella Coefficienti Usufrutto e nuda proprietà 2018

 

DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE – NUOVO MODELLO

L’Agenzia delle Entrate, in data 28 dicembre 2017, ha comunicato di aver aggiornato il modello di “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

Il nuovo modello potrà essere utilizzato dal 15 marzo 2018 (per le successioni apertesi dal 3 ottobre 2016).

Fino al 31 dicembre 2018, sarà possibile utilizzare anche la vecchia modulistica cartacea.

Le successioni apertesi prima del 3 ottobre 2006 possono essere presentate solo in formato cartaceo (dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative).

La nuova versione contiene le istruzioni per la compilazione, nonché le specifiche tecniche per l’invio telematico.

Una volta effettuato l’invio (previo pagamento dell’imposta di bollo e dei tributi speciali), l’Ufficio rilascierà un’attestazione (contenente un codice di verifica) di avvenuta presentazione della dichiarazione di successione telematica.

Infine, a far data dal 1^ febbraio 2018, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione degli utenti un software per la compilazione della “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali”.

 

1)_PROVVEDIMENTO_PROT._305134_del_28122017

2)_SUCCESSIONE_MODELLI_PROT._305134

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SAGGIO LEGALE DI INTERESSI E MODALITA’ DI CALCOLO DIRITTO DI USUFRUTTO 1^ GENNAIO 2018

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
DECRETO 20 dicembre 2017

Adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del saggio di interessi.
(GU n.301 del 28-12-2017)

IL DIRETTORE GENERALE DELLE FINANZE

di concerto con

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO
Visto l’art. 3, comma 164, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che demanda al Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del Tesoro, l’adeguamento delle modalità di calcolo dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni, in ragione della modificazione della misura del saggio legale degli interessi;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346;
Visto il decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, che ha istituito l’imposta sulle successioni e donazioni;
Visto l’art. 13 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e l’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
Visti gli articoli 23, 24, 25 e 26 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, concernenti l’istituzione e l’organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n. 107;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67, regolamento di organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, a norma degli articoli 2, comma 10-ter e 23-quinquies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135;
Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 luglio 2014 recante «Individuazione e attribuzioni degli Uffici di livello dirigenziale non generale dei Dipartimenti», in attuazione dell’art. 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2013, n. 67;
Visto il decreto del 13 dicembre 2017 del Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2017, con il quale la misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del Codice civile e’ fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018

Decreta:

Art. 1

  1. Il valore del multiplo indicato nell’art. 46, comma 2, lettere a) e b ) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.131, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    2. Il valore del multiplo indicato nell’art. 17, comma 1, lettere a) e b) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, e successive modificazioni, relativo alla determinazione della base imponibile per la costituzione di rendite o pensioni, e’ fissato in 333,33 volte l’annualità.
    3. Il prospetto dei coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni vitalizie, allegato al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, e’ variato in ragione della misura del saggio legale degli interessi fissata allo 0,3 per cento, come da prospetto allegato al presente decreto.

Art. 2

  1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano agli atti pubblici formati, agli atti giudiziari pubblicati o emanati, alle scritture private autenticate e a quelle non autenticate presentate per la registrazione, alle successioni apertesi ed alle donazioni fatte a decorrere dalla data del 1° gennaio 2018.

    Roma, 20 dicembre 2017

Il direttore generale delle finanze: Lapecorella

Il ragioniere generale dello Stato: Franco

CESSIONE DI ALLOGGI DA PARTE DEL COMUNE – PREZZO MASSIMO DI CESSIONE – LA NULLITA’ DELLA CLAUSOLA PUO’ ESSERE RILEVATA D’UFFICIO

(Cass.civ., sezione seconda, sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949, in Studio Legale Leggi d’Italia)
Il vincolo di prezzo massimo imposto dal Comune, con riferimento alla cessione degli alloggi costruiti in base a convenzioni per la cessione di aree in diritto di superficie, ovvero per la cessione del diritto di proprietà, non può essere derogato convenzionalmente.
L’eventuale clausola che deroghi a questa regola (e fissi un prezzo diverso) è quindi nulla, e la nullità può essere rilevata d’ufficio.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 4 dicembre 2017, n. 28949.
Nel caso concreto si discuteva del prezzo della compravendita di un alloggio (dall’impresa ad un privato) costruito su un’area gravata da diritto di superficie concesso:
-dal Comune (nel quale si trovava detto immobile);
-all’impresa costruttrice del complesso immobiliare;
nell’ambito di un programma di edilizia economico popolare ex articolo 35, legge n. 865/1971.
In particolare, l’acquirente aveva contestato il fatto che il prezzo convenzionalmente fissato, peraltro integralmente versato, era superiore rispetto a quello stabilito nelle apposite convenzioni, con conseguente nullità della relativa clausola e condanna del venditore alla restituzione dell’indebito, da
quantificare nel giudizio.
Ebbene, sia il giudice di prime cure, sia quello di seconde cure avevano dichiarato nulla la clausola di determinazione del prezzo, in ragione della difformità tra la stessa clausola e la convenzione stipulata tra il Comune e la società costruttrice.
Confermando la posizione assunta nei precedenti gradi, la Suprema Corte ha ricordato che non può essere derogato il prezzo di vendita al privato degli immobili costruiti in edilizia economica popolare, già fissato nella convenzione con cui il Comune ha ceduto il diritto di superficie.
Inoltre, la rilevazione delle nullità negoziali può avvenire anche d’ufficio, come chiarito da una parte della giurisprudenza secondo cui “il giudice innanzi al quale sia stata proposta una domanda di nullità contrattuale, deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima pure diversa da quella allegata dall’istante, essendo tale domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio” (Cass. Sez. U, 12/12/2014, n. 26242; Cass. Sez. U, 04/09/2012, n. 14828).
Occorre infine ricordare che i “vincoli relativi alla determinazione del prezzo massimo di cessione delle singole unità abitative e loro pertinenze nonché del canone massimo di locazione delle stesse, contenuti nelle convenzioni di cui all’art. 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, e successive
modificazioni, per la cessione del diritto di proprietà, stipulate precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 179, ovvero per la cessione del diritto di superficie, possono essere rimossi, dopo che siano trascorsi almeno cinque anni dalla data del primo trasferimento, con convenzione in forma pubblica stipulata a richiesta del singolo proprietario e soggetta a trascrizione per un corrispettivo proporzionale alla corrispondente quota millesimale, determinato, anche per le unità in diritto di superficie, in misura pari ad una percentuale del corrispettivo risultante dall’applicazione” delle regole di legge.

MODIFICA DEL SAGGIO DI INTERESSE LEGALE

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 13 dicembre 2017
(GU n.292 del 15-12-2017)
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Visto l’art. 2, comma 185, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che, nel fissare al 5 per cento il saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284, primo comma, del codice civile, prevede che il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ modificare detta misura sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno;
Visto il proprio decreto 7 dicembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2016, n. 291, con il quale la misura del saggio degli interessi legali e’ stata fissata allo 0,1 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2017;
Visto il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, concernente il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia;
Tenuto conto del rendimento medio annuo lordo dei predetti titoli di Stato e del tasso d’inflazione annuo registrato;
Ravvisata l’esigenza, sussistendone i presupposti, di modificare l’attuale saggio degli interessi, determinandolo in misura pari alla media aritmetica degli anzidetti indici;
Decreta:
Art. 1
La misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile e’ fissata allo
0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 13 dicembre 2017

MUTUO FONDIARIO – VALIDO IL MUTUO PIU’ ALTO DELLA GARANZIA *** (F.Cirianni, Il Sole 24 Ore, Norme & Tributi del 14 dicembre 2017

Il contratto di mutuo fondiario con cui viene erogato capitale di importo superiore al valore dell’immobile concesso in garanzia non è nullo, tenuto conto che è assente ogni previsione legislativa che individui con certezza i criteri da seguire per determinare il valore del bene. È quanto deciso dal
Tribunale di Vicenza con ordinanza del 25 ottobre 2017.
Si tratta dell’ennesima puntata del contrasto giurisprudenziale sull’importo massimo finanziabile per un contratto di mutuo fondiario regolato dall’articolo 38, comma 2, del Tub (Dlgs 385/93). Quest’ultima norma ha rimesso alla Banca d’Italia il compito di determinare l’ammontare massimo, nel rispetto delle deliberazioni del Cicr e quella attualmente in vigore (del 22 aprile 1995) prevede che l’ammontare massimo sia «pari all’80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi».
Il punto è se sia o meno nullo il mutuo fondiario con importo oltre l’80 per cento. Del tema si è di recente occupata la Cassazione (17352/17) per la quale «lo sconfinamento» del limite di finanziabilità «conduce automaticamente alla nullità dell’intero contratto fondiario, salva la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti». La regola che fissa la soglia dell’80% del finanziamento ha quindi natura imperativa.
Di avviso contrario è il Tribunale veneto, che ha declassato il «superamento del limite di finanziabilità» non già a «nullità del contratto», bensì a circostanza idonea a generare il riconoscimento «del risarcimento danni, ove la violazione della norma di comportamento abbia cagionato il
sovraindebitamento del mutuatario». Il Tribunale di Vicenza ha dunque confermato il precedente orientamento giurisprudenziale, per il quale il mancato rispetto della norma determina una mera«irregolarità».
Per giungere a queste conclusioni il giudice ha sottolineato come l’espressione «valore» cui si riferisce l’articolo 38 del Tub e la delibera del Cicr, non consenta di definire con precisione i criteri di stima cui attenersi per determinarlo: si può infatti trattare di «valore di mercato» (articolo 4, comma 1,
p. 76, Dir. 575/13 e norme UNI 11612/15), «valore di stima» (articolo 15 c.p.c.), «valore di vendita giudiziale» (articolo 568, comma 1, c.p.c.).
Nell’ordinanza viene quindi considerata «inaccettabile» la tesi della nullità siccome, in assenza di ogni supporto normativo tecnico, non si può far dipendere «la validità o meno di un contratto, quale il mutuo fondiario», dall’attività interpretativa di un giudice, il quale interviene quando il rapporto si trova già in una fase patologica.
Infine, la tesi della nullità del contratto sostenuta dalla Cassazione non può senz’altro essere condivisa per i mutui stipulati prima del Dl 72/16 (come quello in esame, risalente al febbraio 2007), emanato in attuazione della direttiva 2014/17/CE, in occasione del quale sono stati introdotti nel Tub, limitatamente ai mutui fondiari, obblighi nella fase precontrattuale a carico della banca, con riferimento, tra l’altro, alla valutazione degli immobili che deve avvenire nel rispetto di «standard affidabili».

DDL BILANCIO – RIVALUTAZIONE DEI TERRENI E DELLE PARTECIPAZIONI – RIAPERTURA AL 30 GIUGNO 2018

(Legge di Bilancio 2018)
La legge di Bilancio rinnova la possibilità di rideterminare il costo o il valore d’acquisto:
-delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati; e,
-dei terreni (edificabili o agricoli);
con aliquota unica per l’imposta sostitutiva pari all’8%.
Per usufruire della procedura di rivalutazione, da espletare entro il 30 giugno 2018, è necessario che un professionista abilitato rediga una perizia di stima asseverata, avente ad oggetto il valore del terreno o il valore delle partecipazioni.
È fatta salva la possibilità di compensare il dovuto con precedenti rivalutazioni.
Vengono così riaperti i termini per consentire:
-a persone fisiche, società semplici, enti non commerciali e soggetti non residenti privi di stabile organizzazione in Italia;
-di rivalutare, alla data del 1^ gennaio 2018, il costo o il valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni posseduti, al di fuori del regime d’impresa;
-affrancando in tutto o in parte le plusvalenze conseguite, ex art. 67, comma 1, lettere da a) a c-bis), TUIR, per il caso in cui le partecipazioni o i terreni vengano poi ceduti a titolo oneroso.

AGEVOLAZIONI PRIMA CASA – CESSIONE DEL BENE IN ESECUZIONE DI ACCORDO DI SEPARAZIONE – MANCATO TRASFERIMENTO DELLA RESIDENZA ENTRO 18 MESI – MANCATA DECADENZA

(Cass.civ., sezione sesta, ordinanza del 21 settembre 2017, n. 22023, in www.cassazione.net)
Non decade dalle agevolazioni prima casa il contribuente che, dopo aver acquistato un’abitazione, non adempia all’impegno assunto di trasferire la residenza entro diciotto mesi qualora, prima del decorso di tale termine, abbia trasferito al coniuge i diritti a lui spettanti sulla casa, in esecuzione degli accordi di separazione consensuale.
È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 21 settembre 2017, n. 22023.
Nel caso concreto, nell’ambito di un procedimento di separazione tra coniugi, in luogo del mantenimento, il coniuge obbligato aveva trasferito all’altro i diritti a lui spettanti sulla casa acquistata con le agevolazioni prima casa, senza però trasferire la residenza in termini, vale a dire entro diciotto
mesi dall’acquisto.
La Cassazione ha a tal fine chiarito che:
– in materia di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione; e,

-per altro verso, in un quadro normativo e giurisprudenziale volto alla sempre più marcata valorizzazione dell’autonomia privata nell’ambito della disciplina dei rapporti familiari, l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di
separazione consensuale, non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetta “prima casa”, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza.
Si tratta di principi che non possono non valere con riguardo all’impegno di trasferire la residenza nel Comune dove è ubicato l’immobile acquistato con l’agevolazione.