ANTIRICICLAGGIO – LA COMMISSIONE EUROPEA INDIVIDUA UNDICI PAESI AD ELEVATO RISCHIO

REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2016/1675 DELLA COMMISSIONE del 14 luglio 2016 che integra la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio individuando i paesi terzi ad alto rischio con carenze strategiche

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 20 settembre 2016 – L 254/1)

LA COMMISSIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,

vista la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (1), in particolare l’articolo 9, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1) L’Unione deve garantire meccanismi di protezione efficaci per l’insieme del mercato interno, al fine di aumentare la certezza del diritto per gli operatori economici e i portatori di interessi in generale nei loro rapporti con le giurisdizioni dei paesi terzi. L’integrità dei mercati finanziari e il corretto funzionamento del mercato interno nel suo complesso sono gravemente minacciati dalle giurisdizioni con carenze strategiche nei rispettivi quadri di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Le giurisdizioni che dispongono di quadri legali e istituzionali insufficienti con bassi standard per il controllo dei flussi di denaro pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione.

(2) Tutti i soggetti obbligati ai sensi alla direttiva (UE) 2015/849 dovrebbero applicare misure rafforzate di adeguata verifica nei loro rapporti con persone fisiche o entità giuridiche che hanno sede in paesi terzi ad alto rischio, garantendo così obblighi equivalenti per i partecipanti al mercato in tutta l’Unione.

(3) L’articolo 9 della direttiva (UE) 2015/849 stabilisce i criteri su cui deve basarsi la valutazione della Commissione e conferisce a quest’ultima il potere di individuare i paesi terzi ad alto rischio, tenendo conto di tali criteri.

(4) L’individuazione dei paesi terzi ad alto rischio deve basarsi su una valutazione chiara e obiettiva incentrata sul rispetto da parte di una giurisdizione dei criteri di cui alla direttiva (UE) 2015/849 per quanto riguarda il suo quadro legale e istituzionale in materia di antiriciclaggio di denaro e contrasto del finanziamento del terrorismo (Anti-Money Laundering/Combating the Financing of Terrorism — «AML/CFT»), i poteri e le procedure di cui dispongono le sue autorità competenti ai fini della lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, e l’efficacia del suo sistema AML/CFT per contrastare i rischi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

(5) Tutte le constatazioni su cui si basa la decisione della Commissione di includere una giurisdizione nell’elenco dei paesi terzi ad alto rischio dovrebbero essere documentate da informazioni fondate, verificabili e aggiornate.

(6) È essenziale che la Commissione riconosca pienamente i lavori pertinenti già intrapresi a livello internazionale per individuare i paesi terzi ad alto rischio, in particolare quelli del gruppo di azione finanziaria internazionale («GAFI»). Al fine di assicurare l’integrità del sistema finanziario mondiale, è della massima importanza che l’elenco dei paesi terzi stabilito a livello dell’Unione sia strettamente allineato, se del caso, agli elenchi concordati a livello internazionale. Promuovendo un approccio globale a livello internazionale, l’Unione contribuisce a migliorare l’integrità finanziaria a livello mondiale e a proteggere meglio il sistema finanziario internazionale da paesi ad alto rischio. Tale approccio globale permette di ottenere condizioni equivalenti per i soggetti obbligati ed evitare eventuali effetti negativi sul sistema finanziario internazionale.

(7) In linea con i criteri stabiliti dalla direttiva (UE) 2015/849, la Commissione ha tenuto conto di tutte le valutazioni di esperti disponibili riguardanti i fattori che contribuiscono a rendere un paese o una giurisdizione particolarmente esposti al pericolo di riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo o altre attività finanziarie illecite. In particolare, la Commissione ha tenuto conto, ove appropriato, della versione più recente dei seguenti documenti: dichiarazione pubblica del GAFI, documenti del GAFI (Improving Global AML/CFT Compliance: on-going process), rapporti del GAFI sulla cooperazione internazionale e rapporto di valutazione reciproca del GAFI e dei gruppi regionali costituiti sul modello del GAFI riguardo ai rischi presentati dai singoli paesi terzi, in linea con l’articolo 9, paragrafo 4, della direttiva (UE) 2015/849.

(8) Tenuto conto del livello elevato di integrazione del sistema finanziario internazionale, della stretta connessione degli operatori del mercato, dell’elevato volume di operazioni transfrontaliere da e verso l’UE e del grado di apertura del mercato, si ritiene quindi che qualsiasi minaccia AML/CFT posta al sistema finanziario internazionale rappresenti anche una minaccia al sistema finanziario dell’UE.

(9) Conformemente alle ultime informazioni pertinenti, l’analisi della Commissione ha concluso che l’Afghanistan, la Bosnia-Erzegovina, la Guyana, l’Iraq, la Repubblica democratica popolare del Laos, la Siria, l’Uganda, Vanuatu e lo Yemen dovrebbero essere considerati giurisdizioni di paesi terzi con carenze strategiche nei loro regimi di AML/ CFT che pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione. Tali paesi hanno preso per iscritto un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e hanno elaborato un piano d’azione con il GAFI, il che dovrebbe garantire il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva (UE) 2015/849.

(10) Conformemente alle ultime informazioni pertinenti, l’analisi della Commissione ha analogamente concluso che l’Iran dovrebbe essere considerato una giurisdizione di un paese terzo con carenze strategiche nel suo regime di AML/CFT che pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione. Questo paese, individuato nella dichiarazione pubblica del GAFI, ha preso un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e ha deciso di chiedere assistenza tecnica per l’attuazione del piano d’azione del GAFI, il che dovrebbe garantire il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva (UE) 2015/849.

(11) Conformemente alle ultime informazioni pertinenti, l’analisi della Commissione ha analogamente concluso che la Repubblica popolare democratica di Corea dovrebbe essere considerata una giurisdizione di un paese terzo con carenze strategiche nel suo regime di AML/CFT che pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione. Questo paese, individuato nella dichiarazione pubblica del GAFI, presenta rischi continui e sostanziali di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo, avendo ripetutamente omesso di rimediare alle carenze individuate.

(12) È essenziale che la Commissione inviti le giurisdizioni dei paesi terzi identificate come ad alto rischio a cooperare pienamente con la Commissione e gli organismi internazionali al fine di concordare e attuare in modo efficace le misure per correggere le carenze strategiche nei loro regimi di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

(13) È di estrema importanza che la Commissione effettui un monitoraggio permanente degli sviluppi nella valutazione dei quadri legali e istituzionali dei paesi terzi, dei poteri e delle procedure di cui dispongono le autorità competenti e dell’efficacia dei loro sistemi di AML/CFT, al fine di aggiornare l’elenco dei paesi terzi ad alto con carenze strategiche,

 

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

 

Articolo 1

L’elenco delle giurisdizioni dei paesi terzi con carenze strategiche nei rispettivi regimi di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo che pongono minacce significative al sistema finanziario dell’Unione («paesi terzi ad alto rischio») figura nell’allegato.

 

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri conformemente ai trattati. Fatto a Bruxelles, il 14 luglio 2016

 

Per la Commissione

Il presidente

Jean-Claude JUNCKER

 

***

 

ALLEGATO

 

Paesi terzi ad alto rischio

  1. Paesi terzi ad alto rischio che hanno preso per iscritto un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e che hanno elaborato con il GAFI un piano d’azione.

 

N. Paese terzo ad alto rischio
1 Afghanistan
2 Bosnia-Erzegovina
3 Guyana
4 Iraq
5 Repubblica democratica popolare del Laos
6 Siria
7 Uganda
8 Vanuatu
9 Yemen

 

  1. Paesi terzi ad alto rischio che hanno preso un impegno politico ad alto livello a rimediare alle carenze individuate e che hanno deciso di chiedere assistenza tecnica per l’attuazione del piano d’azione del GAFI, individuati nella dichiarazione pubblica del GAFI.

 

N. Paese terzo ad alto rischio
1 Iran

 

III. Paesi terzi ad alto rischio che presentano rischi continui e sostanziali di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo avendo ripetutamente omesso di rimediare alle carenze individuate, che sono individuati nella dichiarazione pubblica del GAFI.

 

N. Paese terzo ad alto rischio
1 Repubblica popolare democratica di Corea

 

 

 


CNN Notizie – Quesito Tributario n. 118-2016/T – ART. 1 COMMA 115 SS. L. N. 208/2015 – SOCI IN COMUNIONE LEGALE

“Tizio è unico socio di una s.r.l. da data anteriore al 30 settembre 2015.

Vuole acquistare dalla sua società la proprietà di un terreno agricolo usufruendo del trattamento tributario agevolato e indicando come corrispettivo un importo molto contenuto. Tizio è in comunione legale dei beni. Le agevolazioni previste dalla legge di Stabilità si possono applicare per intero?”

*****

La risposta che segue è a sostegno della soluzione positiva che si ritiene preferibile ma che andrà opportunamente vagliata anche in relazione a eventuali futuri provvedimenti di prassi.

La legge di stabilità non assoggetta a limitazioni particolari di natura soggettiva i soci che, quali cessionari potranno beneficiare della normativa di favore; potranno dunque beneficiarne anche i soci che al momento della cessione agevolata risultino essere coniugati in comunione legale.

La legge in particolare prevede che l’agevolazione relativa all’acquisto possa spettare non solo alla società, che potrà ridurre l’eventuale plusvalenza mediante il pagamento dell’imposta sostitutiva, ma anche al socio che potrà godere della riduzione al 50% delle aliquote relative all’imposta di registro cui assoggettare la cessione.

Non è stabilito però se l’agevolazione possa applicarsi per intero in caso in cui a norma dell’art. 177 lett. a) l’acquisto cada in comunione legale dei beni.

Appare preferibile la soluzione positiva sia in relazione alla specificità del soggetto acquirente che riguardo alla natura stessa della agevolazione.

In relazione alla prima motivazione, in quanto, a differenza di quanto sostenuto dal Fisco in materia di agevolazioni 1 casa (1) la particolare agevolazione in argomento è caratterizzata dalla speciale qualifica del soggetto cessionario: non un acquirente qualsiasi ma solo il socio. Solo quel soggetto cui durante la vita della società è riservato in via esclusiva l’esercizio dei diritti sociali e dei diritti amministrativi e riguardo al quale gli effetti della comunione legale potranno rilevare solo in relazione al momento dello scioglimento della stessa (comunione de residuo).

L’agevolazione in sostanza sarebbe ascrivibile al socio perché il legislatore ha formulato una scelta precisa valorizzando solo tale soggetto tra i probabili acquirenti. A tale conclusione peraltro conduce in via indiretta lo stesso tenore della norma che prevede la riduzione a metà delle aliquote a prescindere da altre implicazioni anche se legate al regime patrimoniale del socio stesso.

Ulteriore conferma deriva poi dall’analisi di come sia strutturata l’agevolazione in parola che HA una portata più ampia e non limitata alla sola agevolazione in capo al socio riguardando soprattutto anche la sfera delle imposte dirette proprie della società.

L’agevolazione è relativa al regime d’impresa e non può essere invocata parzialmente dalla società ma solo per intero, dunque anche il socio potrà solo invocarla per intero senza risentire di alcun condizionamento dipendente dal suo regime patrimoniale.

Anche in relazione alle agevolazioni 1 casa peraltro la Cassazione è giunta alla medesima conclusione in presenza di acquisto da parte di coniugi in comunione legale. Con l’ordinanza 1.7.2009, n. 15426, la Corte di Cassazione ha affermato che costituisce principio consolidato in giurisprudenza, quello secondo cui l’agevolazione prima casa spetta per l’intero valore dell’immobile anche nell’ipotesi in cui l’abitazione sia acquistata da uno solo dei coniugi in regime di comunione legale, e l’altro non sia in possesso dei requisiti per l’applicazione dell’agevolazione (a tal fine, peraltro, si richiama anche la precedente sentenza 28.10.2000, n. 14237).

Tale impostazione si basa sul presupposto (che può essere considerato allo stesso modo anche per il quesito in argomento) che, a norma dell’art. 177, co. 1, lett. a), c.c., in presenza del regime di comunione legale tra coniugi, i beni acquistati, non di natura personale, anche da uno solo dei coniugi rientrano comunque nella comunione legale, a prescindere dal fatto che il denaro utilizzato fosse del solo coniuge acquirente. Pertanto, l’altro coniuge diventa “proprietario” del bene per disposizione di legge e non perché si sia reso acquirente di esso.

Ad ogni buon conto vista la particolarità della materia e l’assoluta mancanza di precedenti si consiglia la massima cautela e se del caso l’applicazione dell’art. 179 uc cc.

Francesco Raponi

DIVISIONE – ARTICOLO 34, COMMA 4, D.P.R. 131/1986 – MASSE PLURIME – ATTO INTER VIVOS – ESCLUSIONE *** (Cass.civ., sezione tributaria, sentenza del 13 aprile 2016, n. 7243, in www.cassazione.net)

«[L]’agevolazione di cui al quarto comma dell’articolo 34 d.P.R. 131/86 – secondo cui “le comunioni tra
i medesimi soggetti, che trovano origine in più titoli, sono considerate come una sola comunione se
l’ultimo acquisto di quote deriva da successione a causa di morte” – presuppone la natura successoria
mortis causa dell’ultimo atto di acquisizione patrimoniale alla comunione; dovendo pertanto essere
esclusa qualora la divisione abbia ad oggetto plurime masse comuni rivenienti da una pluralità di titoli
acquisitivi inter vivos, ancorché finalizzati ad anticipare l’assetto patrimoniale di una futura successione
a causa di morte».
La Cassazione evidenzia come la disciplina delle c.d. “masse plurime” operi solo se l’ultimo acquisto
ha natura mortis causa escludendo che, invece, l’agevolazione possa trovare luogo nell’ambito dei
trasferimenti tra vivi; è peraltro irrilevante la circostanza per la quale la stipulanda divisione abbia
l’intento di predisporre l’assetto della futura successione, cosicché, anche in questo caso, non è
possibile applicare l’aliquota dell’uno per cento.
In assenza di successione a causa di morte non è possibile considerare le comunioni come un’unica
massa, bensì, ci si trova in presenza di tante masse quanti sono i titoli di provenienza dei beni da
dividere, cosicché, l’atto con il quale viene sciolto lo stato di comunione ha natura traslativa e non
dichiarativa.
È stata così confermata la legittimità di un avviso di liquidazione emesso dall’Amministrazione
finanziaria in relazione ad un atto notarile avente ad oggetto la donazione di due immobili tra parenti in
linea retta, a seguito del quale era stata sciolta, senza conguaglio alcuno, la comunione in quote uguali
ed indivise venutasi a formare tra i donatari.

(Notiziario n. 14/2016 – Associazione Insignum)